Roberto Lacorte: “Così ho deciso di cambiare le regole del gioco volando”

flyingnikka roberto lacorte
FlyingNikka di Roberto Lacorte in volo

Sul Giornale della Vela ospitiamo l’articolo dell’armatore di FlyingNikka Roberto Lacorte, in cui spiega perché i tempi per un maxi volante di 19 metri erano maturi. Il pezzo è all’interno del servizio “Pesci contro Uccelli”, ovvero barche tradizionali contro barche volanti, pubblicato sul Giornale della Vela di Luglio in edicola e in digitale.

“Perché ho deciso di cambiare le regole del gioco… volando”

Me lo hanno chiesto in molti. Era questo il momento per varare FlyingNikka? I tempi erano maturi per un maxi di 19 metri con i foil con cui affrontare le regate d’altura? Si, lo era. Almeno per me. Dopo l’esperienza degli AC75 volanti in Coppa America, sono venuti fuori dati, tecnologie che possono supportare un progetto come il nostro. Un progetto che ha l’ambizione di coniugare il volo e la vela con obiettivi nuovi e non circoscritti a regate inshore, ma anche – e soprattutto – offshore. Si poteva fare, lo abbiamo fatto.

Qualcuno ha storto il naso. Ma come si farà per le regate in tempo compensato? E’ possibile mettere a confronto FlyingNikka con le barche tradizionali?”. E’ presto detto: la barca avrà un suo rating, o meglio un suo sistema di calcolo, perché altrimenti ci sarebbero delle discrepanze inaccettabili rispetto agli scafi dislocanti.

flyingnikka roberto lacorte 3

L’ORC ha realizzato uno studio sulle performance della barca nelle varie condizioni, in collaborazione con il design team di FlyingNikka: sulla base di questi dati è stato emesso un certificato che tiene conto delle caratteristiche differenti della barca, creando un algoritmo dedicato, per non andare a inficiare il confronto con le barche tradizionali non foiling.

Pensateci. È un po’ come quando sono arrivate le barche con la canting keel, la chiglia basculante, che hanno aperto uno scenario nuovo. Oppure come è accaduto nel caso dei DSS (Dynamic Stability System, le appendici orizzontali per migliorare il momento raddrizzante della barca, oltre a favorire anche una leggera spinta verso l’alto, il cosiddetto lifting, ndr). Barche innovative, richiedono sistemi di rating innovativi.

In una prima fase di “rodaggio”, comunque, in accordo con RORC e ORC l’algoritmo sarà estremamente prudenziale: una barca come FlyingNikka in termini di regate a compenso sarà molto svantaggiata. Anche perché non è la vittoria in tempo compensato il nostro focus: FlyingNikka nasce per battere record sulle lunghe navigazioni in tempo reale.

La barca rappresenta l’applicazione di nuove tecnologie nella vela d’altura. Un passaggio, una rottura, una sfida, chiamatela come volete. Sia in termini di progettazione che di conduzione. Tanti dicono, in modo superficiale secondo me, che è facile vincere su FlyingNikka.

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A loro rispondo: non è così. Accettare una sfida del genere è già di per sé difficile, a partire dall’ideazione del progetto. Avremmo potuto fare una barca enorme, come Skorpios (il Maxi di 43 metri realizzato da Nautor’s Swan, ndr), per assicurarci le vittorie delle regate in tempo reale. E invece no. Con una barca che è lunga meno della metà di Skorpio e che costa meno di un Maxi 72, grazie all’ausilio di tecnologie puoi raggiungere risultati strabilianti.

Ma te li devi guadagnare. Ci sono condizioni in cui FlyingNikka è difficilissima da condurre: con vento estremamente debole, ad esempio, o con mare formato. Un bel challenge, non vi pare? Se avessimo voluto farla semplice, avremmo costruito un 40 metri dislocante per vincere in tempo reale restando nella nostra “comfort zone”.

Ma che divertimento c’è? Con FlyingNikka, invece, anche se non vinciamo ci divertiamo come matti, perché auguro a chiunque di poter salire a bordo di una barca del genere. Scendi da bordo che hai i brividi. La vela, dopotutto, è anche questo. E’ godere di una navigazione divertente: tradizionale, e non.

Chiudo con la risposta a un’altra domanda che mi hanno rivolto in tanti: Qual è il futuro di FlyingNikka?”. Ce ne sono due. Quello dello sviluppo della barca e delle regate d’altura in Mediterraneo, perché per imparare a usare FlyingNikka servono ore e ore di volo. E poi, parallelamente, c’è la voglia di soddisfare le richieste degli armatori che vogliono realizzare una barca simile alla nostra e dare il via a una nuova classe gestita da una “box rule”, come i Maxi 72. Una classe spettacolare, ultradivertente da vivere e vedere, al di sopra di ogni critica.

Buon vento e buon volo a tutti!

Roberto Lacorte*

Roberto Lacorte
Roberto Lacorte

*Roberto Lacorte nasce a Pisa nel 1968. Nel 2003 fonda, con il fratello Andrea, la casa farmaceutica Pharmanutra. Da giovane va sulle derive, nell’87 entra nel mondo della vela con un Comet 28 Race. Poi un Vismara 34, un 47 e SuperNikka, il Vismara Mills 62. Ora è l’armatore del Maxi foiling FlyingNikka, il primo Mini Maxi d’altura della storia.

Le foto del Mini Maxi volante FlyingNikka di Roberto Lacorte sono di Fabio Taccola

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1 commento su “Roberto Lacorte: “Così ho deciso di cambiare le regole del gioco volando””

  1. Pierfrancesco

    Appunto: gli arm foil in dislocamento sono un handicap e con un metro d’onda (forza 3) devono depotenziare per non andare in pezzi. E pure all’ormeggio, non accede alla maggior parte dei Marina. La soluzione di Persico sul F70: coi foil a C e il trimming del timone la planata è stabile con ogni condimeteo. E si ormeggia senza problemi.

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