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Come sono cambiate le barche a vela negli ultimi 50 anni. FOTOSTORIA

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Come sono cambiate le barche a vela negli ultimi 50 anni? Ve lo raccontiamo in otto punti chiave. Dall’avvento della vetroresina alle barche volanti di ultima generazione.

La storie delle barche a vela negli ultimi 50 anni

Anni ’60 – Anni ’70

Le barche vengono prodotte in serie: dal legno alla vetroresina. Nasce la vela per tutti. 

Per millenni le barche a vela, pur con continui sviluppi, sono state costruite con un unico materiale predominante, il legno. E ogni volta venivano realizzate in un solo esemplare o, per le barche più piccole, in pochi e costosi esemplari. Poi arriva la rivoluzione, la vetroresina. Le barche, dalla metà degli anni ’60, vengono costruite in “plastica” e, finalmente come le automobili, vengono costruite in serie. La più famosa è l’Arpege (9 metri circa) realizzata e costruita nel suo cantiere dal francese Michel Dufour. Prodotta per più di un decennio, dal 1966, in millecinquecento pezzi. Un record.

Momento chiave. Le barche a vela cabinate, riservate solo a un elite diventano popolari. Si diffonde la nautica a vela per tutti.

Numero chiave: 1.500. Gli Arpege prodotti dal 1966 al 1976


Fine anni ’70 – Anni ’80

Rivoluzione nelle vele. Da vele cucite a mano a profili come quelli delle ali di un aereo.

Prima c’era il cotone e le fibre naturali, poi le fibre sintetiche come il nylon e il dacron. Ma tutte le vele erano realizzate a mano, con ago, filo e macchine da cucire. L’abilità del velaio era quella di azzeccare il taglio della vela, come sa fare un buon sarto con un vestito. Poi, negli anni ’80, la rivoluzione, complice i computer più potenti e l’arrivo di fibre come il carbonio e il kevlar. Le vele vengono progettate come ali di un aereo, aumentando l’efficienza anche del 100% rispetto alle vele di fattura tradizionale. Ma le finiture sono ancora fatte a mano. Un mix tra artigianato e alta tecnologia.

Momento chiave. Grazie ai nuovi materiali e ai software di progettazione le vele diventano come ali di aerei incrementando le performance delle vele anche del 100%.

Numero chiave: 50%. La durata in più di una vela odierna rispetto a quelle tradizionali


Anni ‘80

Il grande cambiamento che porta a poter manovrare una barca anche da soli o in due senza far fatica: le vele rollabili.

Era il 1980 quando un anziano americano, Phil Weld, si presenta alla partenza della mitica regata transatlantica in solitario Ostar con barca a vela dotata di avvolgifiocco a prua. I francesi, campioni delle lunghe navigazioni in solitario, dicono: che ci fa quel vecchio con quell’attrezzatura bizzarra? Weld smentisce tutti e, grazie a questo aggeggio che permette di ridurre le vele senza doverle cambiare evitando rischi e dispendio di energie, incredibilmente vince e da il merito all’avvolgifiocco. Da allora l’andare a vela cambia radicalmente. Oggi anche una persona da sola o in coppia può andare a vela anche con una barca di grandi dimensioni.

Momento chiave. Grazie all’avvento delle vele avvolgibili non è più necessario un esperto equipaggio per condurre una barca vela. Si può navigare anche in sole due persone di equipaggio.

Numero chiave: 17 giorni. Il tempo impiegato da Phil Weld nel 1980 per attraversare l’Atlantico


Anni ‘90

Dalla navigazione seguendo le stelle e i fari all’arrivo del GPS, abbinato alla carta nautica.

Quando ancora sulle auto era uno strumento sconosciuto, all’inizio degli anni ’90 il GPS irrompe nel mondo della navigazione a vela. Da quel momento per sapere dove sei e quale meta vuoi raggiungere, non c’è più bisogno della carta nautica, del portolano, dei fari e del sestante per navigare seguendo le stelle e il sole. La tua posizione viene rilevata dai satelliti che indicano anche la rotta da seguire per raggiungere la meta. Quando poi il segnale GPS viene abbinato alle carte nautiche elettroniche, visualizzate su uno schermo, navigare non è più un’arte tramandata intatta nei secoli riservata a pochi, ma una funzione accessibile a tutti.

Momento chiave. Tracciare una rotta non diventa più un’arte ma grazie al GPS cartografico, tutti possono sapere dove sono e tracciare la rotta.

Numero chiave: 1990. Entra in produzione il primo GPS per la nautica


Anni 2000

Quando le barche non sono state più un affare da veri marinai in crociera: spazi più ampi, come quelli di casa.

Addio barche lunghe e strette con la prua e la poppa affiliate. La progettazione delle barche a vela prende una strada nuova dall’inizio degli anni 2000, smentendo la lunga tradizione dello yachting. Gli scafi diventano larghi, larghissimi come fossero delle barche a motore. La conseguenza pratica di questo aumento degli spazi, esterni ed interni, è che oggi una barca, grazie anche ai designer d’interni specializzati in nautica, può essere paragonata a una villa sul mare. E la vela non è più solo per puri e duri disposti a stare scomodi, pur di soddisfare la loro passione, ma si diffonde sempre di più.

Momento chiave. Le barche a vela da strette e affilate si allargano, consentendo di usufruire di spazi simili a quelli di una casa sul mare.

Numero chiave: 50%. Lo spazio sfruttabile in più di una barca moderna rispetto a una degli anni ‘60


Anni 2000/2010

L’evoluzione degli scafi. Una volta bagnati, difficili da manovrare, che sbandano. Adesso barche semplici, veloci sicure grazie all’evoluzione delle carene.

Quanta fatica, un tempo, facevano i velisti a governare la barca sotto vela! E quanti spruzzi in faccia si prendevano. Sino all’avvento della nuova generazione delle barche oceaniche, anni 2010, che sono molto veloci, sicure in ogni condizione di mare e vento, oltre a sbandare il meno possibile e più facili da condurre. Tutto questo perché i velisti che partecipavano a regate come la Vendee Globe (giro del mondo in solitario), affrontavano da soli migliaia di miglia di navigazione in pieno oceano. Così i progettisti rivoluzionano la barca tradizionale e realizzano scafi che dalle regate si trasferiscono alle barche da crociera, quelle che oggi tutti usano. Con un costante miglioramento che arriva ai giorni nostri.

Momento chiave. Le esperienze delle barche da regata oceanica si trasferiscono sulle barche di serie che diventano più stabili, sicure, facili da condurre.

Numero chiave: 28.000. Sono le miglia del percorso attorno al mondo della regata in solitario Vendee Globe


Anni 2010

Il fenomeno catamarani, prima barche da lavoro polinesiane adesso yacht, anche di grandi dimensioni, con cui si trova bene anche chi non è grande appassionato di vela.

I polinesiani navigano da millenni su barche con due scafi invece che uno, i catamarani. In occidente solo da fine ottocento prendono piede. Quando ci si accorge che sono anche più efficienti dei monoscafi – sono più veloci a parità di dimensioni e non sbandano – diventano le barche con cui vengono infranti tutti i record di lunghe navigazioni oceaniche. Solo recentemente nascono modelli anche per la crociera. Poi negli ultimi anni il boom, sino ad arrivare al 40% della produzione mondiale di barche a vela. La loro diffusione coincide con la crescita dell’utilizzo come barche da noleggiare per una vacanza sul mare. Hanno maggiori spazi e, in determinate condizioni, sono più veloci dei tradizionali monoscafi. Piacciono anche a chi non è appassionato di vela.

Momento chiave. I catamarani da scafi per i record diventano barche da crociera più spaziose e comode dei monoscafi.

Numero chiave: 40%. E’ la percentuale dei catamarani sul totale delle barche a vela prodotte nel 2018


Anni 2020

Quando le barche volano. Dai primi esperimenti sul lago Maggiore di Enrico Forlanini a fine 800 alle barche di Coppa America che volano a 100 all’ora.

Dopo i primi esperimenti sul lago Maggiore di fine ‘800, per anni i foil, – quelle ali che vengono installate sotto lo scafo – non vengono usate sulle barche a vela. Sino agli inizi degli anni ’90, quando nascono le prime barche che volano sull’acqua. Sì, perché quelle ali sotto lo scafo permettono alla barca di alzarsi sopra il livello dell’acqua e così, senza resistenza idrodinamica, raggiungere velocità anche di 100 km/h. La notorietà arriva con le barche di Coppa America che le adottano. Oggi sono diffuse tra le barche di piccola dimensione, ma in futuro saranno adottate anche sulle barche “normali”. Basta avere un po’ di pazienza. E’ il futuro della vela.

Momento chiave. Le barche di Coppa America adottano i foil e raggiungono velocità impensabili, alzandosi come in volo sopra la superfice dell’acqua.

Numero chiave: 121.1 Km/h. E’ il record mondiale ufficiale di velocità con una barca a vela

 


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