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Il dubbio dell’estate in crociera: dormire in rada o in porto?

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Partire per una crociera in barca a vela, magari in estate, è qualcosa che può regalarci un’esperienza unica che potrebbe rivelarsi indimenticabile. Per fare in modo che sia veramente così, e riuscire a regalarsi una vacanza rilassante e senza imprevisti, va fatta una minima programmazione del nostro viaggio e della nostra rotta.

PROGRAMMARE LA CROCIERA

Quando studiamo gli itinerari per le nostre crociere molto probabilmente il nostro programma ruoterà intorno a una domanda di fondo: dove trascorreremo la notte in barca? In un Marina o in rada? Porsi questa domanda è inevitabile, perché la sosta notturna, a meno che non siamo in navigazione, è qualcosa che va pensato sempre con intelligenza e un po’ di anticipo. Questo perché a questa scelta sono legate una serie di considerazioni importanti, come per esempio quelle del meteo o, ovviamente, quelle relative ai luoghi che vogliamo visitare durante la nostra crociera.

Quando si parla di dove trascorrere la notte ci sono almeno due correnti di pensiero: quelli del “sempre in rada”, che non vogliono dipendere dalla sosta in porto per una serie di motivi che andremo a vedere, e quelli che invece preferiscono per ragioni essenzialmente di comodità fare una sosta in un Marina.

DORMIRE IN RADA

Non c’è dubbio che dal punto di vista del fascino, la notte in rada abbia pochi eguali. Nell’immaginario collettivo dei diportisti è anzi proprio il dormire in rada in un certo senso una delle massime espressioni di libertà dell’andare per mare con una barca a vela. Del resto si dice spesso che con la barca acquistiamo anche le nostre vacanze per il futuro, incluso il dove dormire. E le notti in rada sotto il cielo stellato fanno parte del “pacchetto”.

Il grande pregio di dormire in rada è quello di non dovere dipendere in nessun modo dagli orari e dai ritmi della terraferma e dalle dinamiche dell’ormeggio in porto. La rada ci consente insomma di programmare meno, non dobbiamo preoccuparci di prenotare ne di arrivare in porto entro un certo orario per non perdere il posto. E poi possiamo trascorrere la notte in luoghi e baie raggiungibili spesso solo via mare, un privilegio non da poco che solo le vacanze in barca possono offrirci. Insomma la notte in rada è un perfetto esempio dello stile di vita dei velisti in vacanza, anche se non è tutto oro quel che luccica. Attenzione infatti a non innamorarci dell’idea della rada come un qualcosa di perfetto e idilliaco, occorre analizzare con razionalità i pro e i contro di questa scelta.

PORSI LE GIUSTE DOMANDE

Innanzitutto bisogna porsi una domanda: che tipo di velista sono e come è composto il mio equipaggio? Un quesito fondamentale. In base alle risposte che ci diamo capiremo se è meglio scegliere la rada o il porto. Se per esempio abbiamo a bordo dei figli o degli adolescenti, dormire in rada significa pensare anche a come loro possano passare il tempo senza annoiarsi.

Potrebbe essere quindi importante avere per esempio un tender per qualche escursione, o dell’attrezzatura da pesca o un sup gonfiabile, insomma occorre prevedere come possano trascorrere il loro tempo degli adolescenti che dopo un po potrebbero iniziare a vedere lo spazio della barca come limitante. 

Allo stesso tempo, se abbiamo un equipaggio alla prima esperienza in crociera, le notti in rada vanno programmate prestando molta attenzione al meteo, e cercando un ancoraggio confortevole e senza risacca per non “traumatizzare” i nostri ospiti se sono dei neofiti. Il concetto è quindi quello di non innamorarsi solo della “magia” della rada, ma pensare a tutti gli scenari possibili in base a quelle che sono le nostre caratteristiche DI velisti e come equipaggio, che sia famigliare o meno.

L’ANCORAGGIO IN RADA

All’ancora, soprattutto se c’è vento, la barca ruoterà con un angolo complessivo di circa 40-45 gradi intorno al punto d’ancoraggio (Brandeggio). Va tenuto in mente per tenersi a distanza dalle altre barche. Disegni di Roberto Ritossa

Fatte queste dovute premesse, l’altro elemento per dormire dei sonni tranquilli in rada ed evitare qualsiasi imprevisto o stress è l’ancoraggio. Partiamo dal presupposto che se viaggiamo ad agosto, come fanno in tanti a causa del lavoro, trovare baie deserte sarà spesso impossibile. L’ancoraggio andrà ponderato bene, considerando il variare della direzione del vento e la conseguente rotazione della barca intorno al cavo al cambiare delle condizioni.

ANCORAGGIO OCCHIO AGLI SPAZI

Va scelta con cura la posizione dove caleremo l’ancora, eseguendo la manovra con la dovuta calma, stando attenti a mettere tra noi e la barca più vicina alcune decine di metri, in base a quanto cavo filiamo in acqua, quindi anche in base al fondale della baia dove ci ancoriamo. Se non valutiamo con attenzione questa cosa, al variare della direzione del vento è facile che finiremo per toccare la barca del vicino, con tutto ciò che ne consegue.

Il tutto ovviamente presupponendo di eseguire l’ancoraggio in modo corretto, senza rischio di arare, dopo avere verificato quanto fondo c’è e avere valutato quale sia lo stato del mare. Se la rada è troppo affollata c’è anche il rischio che si incroci la nostra catena con quella di un’altra barca, in quel caso il consiglio è di cercare un riparo più tranquillo.

Tutto ciò per dire che quando ci immaginiamo le vacanze in barca, con notti trascorse in rada sotto il cielo stellato, è importante poi concentrarci anche su come organizzare la nostra sosta, evitando di affrontare delle situazioni che potrebbero farci passare la voglia di ripetere l’esperienza.

Mauro Giuffrè

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