Wooow FlyingNikka! Le regate d’altura non saranno mai più come prima

FlyingNikka in volo (foto F. Taccola)

La vela d’altura del futuro è andata in scena a Punta Ala il 4 giugno. L’occasione è stata il varo di FlyingNikka, il nuovo 60 piedi volante con i foil, applaudito da una folla di curiosi, appassionati e addetti ai lavori.

Certo, vedere una barca come FlyingNikka (qui scoprite com’è) che assomiglia molto più a un monoscafo volante della Coppa America che a un monoscafo tradizionale, fa un certo effetto. Ti viene da dire: Wooow! Ma anche viene da pensare, come farà a navigare in alto mare con mare formato.

FlyingNikka, un Coppa America con il bulbo

A prima vista sembra un AC 75 nome in codice delle barche dell’ultima e della prossima Coppa America in miniatura. FlyingNikka sembra solo lungo solo qualche metro in meno, 18 metri invece di 23 metri circa.

Video – Wooow FlyingNikka!

Poi, se la guardi meglio e senti il racconto del capo progetto Mark Mills capisci che è vero, c’è tanto delle barche che hanno corso la Coppa America in Nuova Zelanda nel 2021. Ma c’è anche molto lavoro e una miriade accorgimenti assolutamente originali che le consentiranno di navigare in alto mare, senza rompersi ne affondare, anche per giorni interi invece che lungo costa per poche ore.

La differenza più evidente è che ha una pinna di deriva e un bulbo tradizionali. Cosa che non hanno gli AC 75. Ma, come ha precisato l’armatore Roberto Lacorte, serve solo quando c’è pochissimo vento e la barca deve navigare in dislocante, ovvero con lo scafo immerso in acqua senza scuffiare.

FlyingNikka, in full foiling con 6 nodi d’aria

Le prime uscite test prima del varo ufficiale sono state confortanti. FlyingNikka ha dimostrato di alzarsi dall’acqua e navigare volando in full foiling grazie agli arms (appendici mobili laterali) con foil a T con appena 6 nodi di vento.

Gli obiettivi di FlyingNikka ce li ha chiariti il team mangaer Alessio Razeto: “Vogliamo provare a fare il record nelle principali regate offshore del mondo. Quest’anno parteciperemo alla Giraglia Rolex Cup (a metà giugno). A seguire saremo a settembre alla Maxi Rolex a Porto Cervo e a ottobre a Les Voiles di Saint Tropez”.

Razeto ha anche precisato che l’obiettivo di FlyingNikka non è quello di vincere le regate d’altura in tempo compensato, ma di arrivare prima al traguardo, possibilmente infrangendo i record precedentemente stabiliti.

I concorrenti di FlyingNikka (per ora)

Chi saranno i concorrenti di questa barca volante capace di oltrepassare i 40 nodi di velocità? Per ora i grandi maxi come Arca SGR che ha appena vinto la 151 miglia in tempo reale. Oppure superbarche tradizionali come Rambler, Wild Oats eccetera. Una cosa è certa. Si apre un nuovo scenario nel mondo delle regate d’altura con l’arrivo di FlyingNikka, quello delle barche monoscafo con i foil. Forse per i “vecchi” monoscafi maxi sta arrivando il momento di andare in pensione.

Le polemiche contro FlyingNikka alle regate d’altura

In banchina a Punta Ala gli addetti ai lavori, mentre ammiravano le linee estreme di questo bolide, dicevano: “Come può una barca così, che può volare a oltre 40 nodi con poco più di 10 nodi d’aria, partecipare a regate dove tutte le altre sono barche normali, monoscafi che al massimo hanno una chiglia basculante?”.

E incalzavano: “Come si può, stilare una classifica in tempo compensato omogenea?”. Il seguito della discussione in banchina è di un vecchio regatante che ha sentenziato: “Inserire nelle classifiche delle grandi regate d’altura un oggetto volante FlyingNikka è come far partecipare insieme ad una gara automobilistica una Fiat 500 contro una Ferrari. Chi vincerà secondo voi? E ha rincarato la dose: “Mi sembra quando da giovane facevamo le gare di ripresa con le Vespe 50. Vinceva sempre un ragazzo con una Vespa scassata ma velocissima. Sino a quando ci siamo accorti che aveva cambiato il motore con uno della Vespa 90”.

Il dilemma delle regate d’altura

Questo è sempre stato un dilemma delle regate d’altura, far partecipare ad armi pari barche diverse per caratteristiche e dimensioni, stilando una classifica che stabilisce penalizzazioni e abbuoni, rendendo così possibile ad una barca più piccola di battere una più grande. Grazie appunto ai compensi che riequilibrano i valori in gioco.

Quando ci sono differenze troppo marcate, i legislatori hanno creato le classi monotipo o quelle a“box rule”. Nel primo caso i monotipi regatano tra loro con barche tutte uguali. Nel caso della “box rule” il regolamento restrittivo, come quello della Coppa America, rende paragonabili le prestazioni di più barche molto simili tra loro. Sta poi all’estro del progettista rendere una barca più veloce dell’altra. Parliamo di variazioni di prestazioni del 5% tra la barca più veloce e quella più lenta.

L’equipaggio di FlyingNikka. Roberto Lacorte è il terzo da destra

FlyingNikka va veloce il doppio di un monoscafo tradizionale di pari lunghezza

Qui, nel caso di FlyingNikka e delle future barche con i foil, le differenze di prestazioni quando la barca si alza sull’acqua rispetto ad un monoscafo di 60 piedi tradizionale sono abissali. Con 10 nodi di vento al lasco un monoscafo da regata tradizionale raggiunge tra i 12 e i 15 nodi di velocità. FlyingNikka, teoricamente lunga uguale ne fa se non il doppio, quasi. Parliamo di 25/30 nodi almeno.

Sempre in banchina gli esperti dicevano che il regolamento ORC (Offshore Racing Council), uno dei due sistemi di compenso in uso in Europa (l’altro e IRC), si è già adeguato andando a stimare le performance di una barca volante.

Grossolanamente diceva un tecnico, sino a 10 nodi vento l’ORC stima che la barca sia dislocante (cioè con lo scafo immerso) mentre quando sale il vento il sistema di compenso predice le sue prestazioni in andatura volante, con lo scafo fuori dall’acqua sostenuta solo dai foil.

Nell’accesa discussione in banchina si è intromesso un altro vecchio regatante. Il suo giudizio è questo: ”In attesa che ci siano altre barche d’altura della generazione volante, FlyingNikka, dovrebbe regatatare in una classifica a parte. Sarà da solo? Poco male, sicuramente vincerà la sua categoria come unico partecipante. In attesa che qualche altro armatore decida di farsi una barca simile”.

L.O.


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6 commenti su “Wooow FlyingNikka! Le regate d’altura non saranno mai più come prima”

  1. Ho una domanda da “pirla” inesperto di regate .. ma un foiling monoscafo come Flying Nikka puo` essere piu` veloce dei trimarani volanti di ultima generazione che vincono regolarmente le grandi regate transoceaniche tipo Route du Ruhm? Francamente non credo .. cosi` come gli AC75 per ora non sono piu` veloci degli F50 usati in Sail GP (e se questi fossero spinti con i soldi e i miglioramenti tecnici della America’s Cup il divario sarebbe ancora piu` grande. Quindi mi chiedo se ha senso una cosa del genere .. se parliamo di velocita` pura, i trimarani sono (per ora) imbattibili, e se pariamo di gare fra monoscafi … o si fa una categoria a parte o “arrivare primi” non ha molto senso. Mah … non so .. se qualcuno mi puo` spiegare il senso di questo esperimento, al di la di dimostrare a tutti di a vere un sacco di soldi e il pallino della tecnologia …

    1. Il senso è che il progresso non si ferma: prima esistevano le barche dislocanti, a chiglia lunga, dette “le caverne”, poi si è passati a chiglia e timone separati, poi agli ULDB, alla stabilità di forma, alle lame di deriva e ai bulbi a siluro, al calcolo del lift and drag, verso un “dinghy approach”,
      Detto in parole semplici: ai velisti interessa avere più potenza a disposizione per aumentare la velocità o affrontare il mare grosso, e a questo scopo l’intervenire sulla zavorra non è la strada giusta. Spostare il baricentro sopravvento, come fanno i derivisti al trapezio, è la soluzione. E da qui la soluzione iniziale sono stati i water ballast e le derive basculanti (oltre ai poveri cristi in falchetta)
      Ma ora finalmente c’è la tecnologia per spingere ancora di più la potenza della barca: invece di spostare il baricentro sopravvento, con il foil si genera portanza, una spinta a bilanciare il rovesciamento della vela. Anzi, più veloce è l’imbarcazione, maggiore è il lift generato. Eliminando così la necessità di trascinare anche fino al 50% del peso affondato sott’acqua
      I commenti di banchina sono sempre gli stessi dai tempi degli ULDB, quando gli armatori avevano capito di aver investito i loro soldi in un progetto che improvvisamente appariva sorpassato e lento. Poi, come al solito, lotteranno per far sì che le loro vecchie barche abbiano vantaggi, abbuoni, sconti, eccezioni che gli consentano di vederle in cima alle “loro” classifiche, e per giustificarsi tireranno fuori parole come “tradizione”, “veri velisti” e “vera vela”.
      Ma questo solo fino a quando non passeranno anche loro alle nuove imbarcazioni

  2. Gli arm vanno bene per regate inshore con un range di vento tra 7 e 15 nodi. Con mare forza 3 sono costretti a scendere in planata, pena decollo e/o ingavonata garantita. Soluzioni come quelle del Persico F70 che vola a pelo d’acqua coi foli a C degli ultimi imoca e il trim del timone sono migliori. Pogo col mini 3f l’ha indovinata giusta coi foil a T retrattili e basculanti: si adatta allo stato del mare, a seconda dell’assetto si comportano come gli arm o come un DSS e una coppia di canard combinati.

  3. Poi, a parte i fissati, voglio vedere chi si comprerebbe un maxi per starsene rannicchiato in pozzetto con casco e giubbotto! Insomma, un mostro (pensato male) per battere record in tempo reale ma difficilmente vincerà regate di più giorni in compensato con mare formato.

  4. Premesso che ciascuno, con i propri soldi, si può fare la barca che vuole e, poi andarci dove e con chi vuole …É altrettanto vero che coloro che sovraintendono alla regolarità e all’equità dei risultati in regata dovranno tutelare anche gli “interessi” del rimanente 99% (almeno) dei regatanti che navigano con i loro “superati” monoscafi quantunque “all carbon”…Anche perché, senza di essi, la regata neanche ci sarebbe!
    Poi, visto che FlyingNikka esiste (ed è possibile provarla nelle differenti condizioni di vento) basterebbe affidarla a un equipaggio capace (ma diverso da quello selezionato dall’armatore), registrarne le prestazioni, compilare la tipica tabella ORC che vediamo nei “nostri” certificati ORC e…Simulare delle classifiche di prova…

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