Andare a vela è facile, anche se non siamo dei marinai esperti. Ecco perché

Se c’è una tendenza nel mondo della nautica a vela che più di tutte è emersa in questi anni è la progressiva semplificazione delle imbarcazioni. Dai piloti automatici, alle vele, ai sistemi per le manovre fino ad arrivare ovviamente all’elettronica: oggi possiamo condurre la barca anche da soli o in due persone, senza per forza essere dei marinai esperti.

Ai più nostalgici questa cosa forse piacerà meno, ma in fin dei conti la vela è un ramo dell’industria nautica, e i cantieri dopo la crisi ne 2009 hanno avuto l’esigenza di allargare in modo importante il pubblico per rendere la propria produzione sostenibile. Da questa esigenza nasce la progressiva semplificazione delle barche a vela, per renderle autenticamente fruibili a un pubblico più ampio.

NON SOLO SULLE BARCHE NUOVE

Cosa possiamo fare oggi anche su una barca non nuova, per renderla più facile da condurre se non siamo ancora dei marinai esperti? In parte ci verrà in aiuto la tecnologia, ma se vogliamo mantenere i costi entro dei limiti sarà anche il caso di ingegnarsi in prima persona per realizzare alcuni accorgimenti. Andiamo a vedere quindi alcuni punti sui quali conviene ipotizzare una spesa, e altri sui quali possiamo invece provare a fare un po di fai da te. Il servizio completo sarà pubblicato sul numero del Giornale della vela di luglio.

1 – IL CIRCUITO DEI TERZAROLI

Un super classico della “barca facile”. Se navighiamo in crociera durante l’estate certamente lo faremo con 1 o 2 mani di terzaroli già armate sulla nostra randa. Questo perché siano pronte in caso di necessità. Per far si che anche da soli o in due sia possibile la presa dei terzaroli, soprattutto se poco esperti, serve un circuito continuo che ci consenta di farlo senza spostarci dal pozzetto. Il nostro circuito avrà una cima che uscirà dallo stopper in pozzetto per andare a piede d’albero dove entrerà in un bozzello.

Da questo salirà fino a passare dentro il punto di mura della mano di terzaroli. A questo punto la nostra cima tornerà giù dentro un bozzello sul boma, da posizionare leggermente più a poppa del punto di mura principale della randa. La cima correrà lungo il boma verso poppa fino a un’altro bozzello, passerà anche in questo per poi risalire fino a terminare con una gassa sul punto della mano di terzaroli in balumina. Così concepito il circuito ci consentirà di prendere la mano senza muoverci dal pozzetto: basterà mollare la drizza fino all’altezza necessaria, e mettere in tensione il circuito.

2 – LA VELA GIUSTA

Se vogliamo affrontare senza patemi un’eventuale navigazione con vento teso, senza che per forza sia una burrasca ma diciamo un 25-30 nodi di vento, sarebbe meglio non rollare il fiocco. Quando navighiamo col fiocco parzialmente avvolto infatti la vela lavora solo su una sua porzione e la forma complessiva ne risente, e inoltre il carico sullo strallo con la vela avvolta è uno stress maggiore rispetto a un assetto classico.

Se ne abbiamo la possibilità acquistare un fiocco da vento, da tenere a bordo in casi di bisogno, potrebbe essere una spesa intelligente. L’ideale sarebbe poi avere uno dei moderni avvolgifiocco strutturali, come il Jiber della Ubi Maior per esempio, che elimina lo strallo cavo e ci fa armare la vela con dei veloci e leggeri garrocci. Una fiocco a ridotta o nulla sovrapposizione, in coppia con un avvolgitore di questo genere, ci consente di affrontare una bolina con vento teso senza pensieri, e navigando bene anche se non siamo dei regatanti ma dei semplici croceristi che amano viaggiare e farlo a vela.

L’ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALE DELLA VELA DI LUGLIO


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