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Tutti i segreti e le storie delle barche vincitrici alla RAN 630

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gemini ran 630

Va in archivio la quinta edizione della RAN 630 – Regata dell’Accademia Navale, parte del Campionato Italiano Offshore dell’Unione Italiana Vela d’Altura (UVAI) con coefficiente 3. Vediamo chi sono state le barche protagoniste della manifestazione, corsa sul percorso di 630 miglia teoriche prevede la partenza da Livorno alla volta di Porto Cervo, quindi Capri per far poi ritorno a Livorno. 


I vincitori della RAN 630

Il “matador” è il Cookson 50 TestaCuore

Dominatore assoluto della regata è stato il Cookson 50 TestaCuore Race di Riccardo Cicciriello, portacolori dello Yacht Club Capri a cui sono andati: il Premio Challenge perpetuo Pierre Hamon per il primo in tempo reale, il Premio Challenge perpetuo Accademia Navale per il primo nella classe più numerosa (ORC), il Trofeo One Ocean messo in palio dallo Yacht Club Costa Smeralda per il primo in classe ORC alla boa di Porto Cervo, il Premio “dell’amante inglese” messo in palio dallo Yacht Club Capri per il primo in tempo reale alla boa di Capri.

Cookson 50 TestaCuore

Il Cookson 50 TestaCuore

Che barca è il Cookson 50

In giro per il mondo, il Cookson50 riscuote da anni importantissimi successi in tutte le regate d’altura (compresa la mitica Sydney Hobart o la RORC 600 Caribbean e la RORC Transatlatic Race): eppure comincia ad essere piuttosto “datata”, visto che la prima barca del cantiere neozelandese (chiuso definitivamente nel 2018) è stata varata nel 2004. Quali sono i segreti di questo racer-cruiser “sempreverde”, lungo 15,24 metri (al galleggiamento 13,85) e largo 4,33? Innanzitutto la bravura del progettista che l’ha firmata, Bruce Farr, che ha optato per uno scafo a dislocamento ultraleggero (solo 7 tonnellate) che strizza l’occhio ai TP52, con baglio esasperato e slanci pressoché nulli, ma nel contempo ha deciso di affidarsi a un bordo libero piuttosto alto per ottimizzare l’altezza nel sottocoperta e renderlo comodamente abitabile anche in crociera.

Sotto la carena

La chiglia basculante con pinna in acciaio e bulbo in piombo (3,00 m di pescaggio, comandata idraulicamente con inclinazione massima di 35° e opzionalmente allungabile a 3,25) e il canard centrale a prua dell’albero contribuiscono a migliorare le performance in navigazione. Un altro punto di forza è la facilità di conduzione: soprattutto oggi che il trend progettuale mira alla riduzione dell’equipaggio necessario a portare la barca. Soluzioni che oggi potrebbero sembrare scontate, ma che 12 anni fa non lo erano affatto.

Materiali al top

Anche i materiali sono di prim’ordine. Lo scafo è costruito in stampo femmina ed è realizzato in fibra di carbonio con cuore di schiuma Corecell. I laminati sono infusi con resina epossidica, consolidati sottovuoto e a calore controllato. I punti di carico sono rinforzati con laminati di carbonio. La coperta viene fornita completa di winch e stopper, carrello della randa e tutto ciò che serve affinché la barca sia pronta a navigare nel migliore dei modi (escluse le vele): la doppia timoneria è in carbonio montata su piedistalli anch’essi in carbonio. La superficie velica totale è di  Il motore standard è uno Yanmar da 54 cavalli con saildrive.

Sottocoperta “minimal”

Sottocoperta il design è improntato al razionalismo, senza fronzoli ma dotato di una certa eleganza. Due cuccette a poppa singole a poppa, a dritta e sinistra, l’ampio quadrato, con cucina e divani a L e tavolo da carteggio in carbonio ultraleggero, la cabina armatoriale doppia a prua con un piccolo bagno. Niente male per una barca che è nata in primis per correre.


IRC nel segno dell’X-332 Ultravox

Ultravox, X-Yachts 332 di Leonardo Fonti, si è aggiudicato la vittoria in Double Handed assieme al co-skipper Filippo Buti. L’impresa marinaresca è stata completata anche dalla vittoria in classe IRC, il secondo posto assoluto in ORC e la vittoria in ORC – B.

L’X-332 Ultravox

X-332, un capolavoro sempreverde

Un vero e proprio capolavoro che conferma la bontà di questo progetto firmato da Niels Jeppesen, a quasi 30 anni dalla sua nascita. L’X-332 è Una delle barche di maggior successo del cantiere danese X-Yachts. Esce sul mercato nel 1994 e resta in vendita addirittura fino al 2005 (il che consente di trovarla facilmente sul mercato dell’usato dati i tanti modelli in navigazione).

Le due versioni di X-332

Se state cercando un X-332, occorre prestare attenzione al fatto che ne vennero prodotte due versioni: quella di serie e la versione Sport con chiglia più profonda e leggera e piano velico più potente.

La versione che ha successo in regata è la seconda, ma anche quella di serie è veloce grazie anche alla tipica costruzione in resina epossidica del cantiere danese. Le ottimizzazioni nei modelli più vincenti in alcuni casi hanno riguardato l’aggiornamento del timone o un adeguamento del piano velico (che presenta un genoa di dimensioni generose) al nuovo regolamento ORC, dato che la barca era pensata per l’IMS dove le vele di prua a buona sovrapposizione erano una costante a differenza che nell’ORC.


Gli altri premiati in IRC e ORC

In classe IRC il podio è stato completato da due Grand Soleil 40 Race: Blues di Antonio Maglione e Lorenzo Villi (nell’edizione 2021 erano stati vincitori assoluti e in Double Handed) e Renoir di Mario Pellegrini, chi si è aggiudicato anche il terzo gradino podio in classe ORC e la vittoria in classe Gran Crociera.

Il Grand Solei 40 Renoir di Mario Pellegrini

Il Grand Soleil 40 di Paperini

Il progetto di questo Grand Soleil 40 (da non confondere con quello, più recente, di Botin & Carkeek) è dello studio Duck Design di Massimo Paperini (con gli interni di Patrick Roseo). Lungo 12,30 per un baglio di 3,85 m, è stato uno dei grandi successi del Cantiere Del Pardo.

Erano previsti due allestimenti (disponibili con due e tre cabine), da regata e da crociera: quello da regata dispone di un superficie velica maggiore (104 mq contro gli 85 della versione cruise) e di un pescaggio più profondo (2,40 m contro 2,15) che consente migliori prestazioni di bolina. Il dislocamento è di 6,8 tonnellate. Il piano di coperta si caratterizza per la tuga poco accennata, con rifiniture in teak e un bel pozzetto ampio, dove trova spazio il singolo timone (soluzione specchio dei tempi).

Sottocoperta gli spazi sono ampi e ben illuminati. Oltre alle cabine, un bagno, la cucina a murata a sinistra, il carteggio a dritta della discesa verso il quadrato.


L’eleganza (e le performance) di Gemini

Il Trofeo Medaglia d’Oro al Valor Militare Capitano di Corvetta Saverio Marotta, assegnato alle imbarcazioni che partecipano in rappresentanza di un corpo militare è andato a Gemini, sloop prima classe IOR progettato per la Marina Militare dal designer di Azzurra Andrea Vallicelli, varato nel 1983. La barca è tornata in acqua nel 2019 dopo un certosino refit.

Il Gemini alla RAN 630

Gemini, un passato glorioso

I lavori di refit sono stati eseguiti dal Cantiere Valdettaro di Le Grazie (La Spezia). Gli interventi non hanno riguardato particolarmente il fasciame, la barca è costruita in lamellare (e il legno si presentava in buone condizioni), ma soprattutto la verniciatura e la scritta Gemini, riportate a colori e grafica originali. Il Gemini è lungo 13,70 metri, largo 3,48 metri, pesca 2,54 metri con un dislocamento di 12 tonnellate. E’ stato costruito dal Cantiere Navale De Cesari, che all’epoca realizzò anche altri scafi per la Marina Militare, ed è la barca gemella del primo Brava di Pasquale Landolfi che era invece in alluminio, e ha alle sue spalle un passato glorioso.

Correvano i ruggenti anni ’80, un periodo particolarmente fertile per la vela in Italia sulla scia delle prime sfide tricolori in Coppa America. Gemini fu impiegata nelle principali regate d’altura in Mediterraneo, stabilendo nella sua stagione d’esordio, sotto il comando dell’Ammiraglio Mario Di Giovanni, il record di percorrenza della Giraglia in poco più di 28 ore, infrangendo un primato che durava dal 1966.

I successi di Gemini

Tra i suoi successi più celebri anche la vittoria al Campionato del Mediterraneo e alla Copa del Rey, ottenuti sempre nel 1983. Nel 1984 Gemini fu protagonista anche oltreoceano alle regate SORC (Southern Ocean Racing Conference) in Florida. Anche contro gli yacht da regata americani il Gemini non sfigurò: seconda di classe e decima classificata overall su 180 partecipanti. Oltre alla sua attività di regata nella sua storia è stata impiegata come barca scuola per gli allievi della Marina. Oggi Gemini ha come skipper il Capitano di Fregata Angelo Bianchi.


Una premiazione in memoria di Massimo Patelli

Nessuno aveva voglia di festeggiare alla premiazione della quinta edizione della RAN 630 – Regata dell’Accademia Navale, allo YC Livorno. Il giorno precedente era mancato nelle acque labroniche un regatante della classe ILCA (ex Laser), Massimo Patelli, di 51 anni (un malore o forse una bomata in testa, secondo le ricostruzioni, con successiva caduta in acqua. Inutili i soccorsi). 

Queste le parole pronunciate dal presidente dello YCL, Gian Luca Conti: “La conclusione della Regata dell’Accademia è un momento in cui riflettere con molta commozione sul lutto che ci ha colpito e che, in particolare, ha colpito la famiglia di Massimo. Possiamo solo essere vicini a chi lo ama e pensare che, in fondo, anche queste tristi casualità fanno parte della vita e ciascuno di noi conosce le ragioni che portano a partecipare a una regata, a provare ancora una volta tutte le emozioni che il mare può dare. Speriamo che il mare possa accogliere Massimo e ci piace ricordare che esattamente in quel tratto, di fronte all’Accademia Navale, riposano anche le ceneri di Valentin Mankin che è stato per la nostra disciplina un indimenticato maestro e campione”.

A cura di Eugenio Ruocco

 


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