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“Ecco come ho raggiunto Gibilterra in solitario da Ventotene sul mio 10 metri”

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Stefano Gigli vi ha raccontato la sua storia e come ha attrezzato un Beneteau Oceanis 34 del 2008 per trasformarlo nella barca “definitiva” e dotata di ogni comfort e sicurezza con cui è partito per il giro del mondo. Un articolo di grande successo. Ora Stefano, che al momento è a Grenada, ripercorre l’inizio del viaggio a bordo del suo Connect.

Le mie prime tappe in solitario da Ventotene a Gibilterra

“No. Niente è garantito, ma è nel tentativo che si rinnova la speranza. E’ un salto nel buio che può portarti ancora più in basso, o finalmente farti scoprire di avere ali che neanche sognavi di possedere. La buona o mala riuscita dipende da troppi fattori, non sempre puoi dartene il merito o la colpa: ma perché non tentare? Spesso è la paura dell’insuccesso che ti frena”.

Io non ho mai fatto una traversata Atlantica per di più in solitario. Come inizialmente non avevo mai fatto in solitaria la traversata del Tirreno fino in Sardegna. Quindi quando iniziai il mio viaggio, pensavo molto su come si potesse fare in sicurezza e soprattutto come riposare durante la navigazione notturna con la mente piena di preoccupazioni (se incontro un nave, un peschereccio, una barca, se prendo qualche oggetto galleggiante, se mi incastro in una rete da pesca, se arriva un groppo..).

La gestione del sonno e la cambusa

Ma il Se..se..se mi portò a curiosare nelle menti dei navigatori più esperti e a fare ricerche sulla gestione del Sonno. Matteo Miceli, Tullio Picciolini, Gianmarco Sardi, tutti e tre navigatori di un certo spessore, che hanno attraversato l’atlantico come tanti altri in piccoli catamarani da 18 piedi e con barche di ogni tipo. Chi meglio di loro a cui chiedere. Da buon alunno ho alzato la mano e chiesto e così pian pianino ho iniziato ad uscire fuori dalla comfort zone prendendo confidenza con la solitudine in mare. 

Il 21 Settembre 2021 arrivato a Ventotene dopo la mia prima tappa il problema del sonno era ormai divenuto un’opportunità per riposare. Cicli di 20 minuti o anche più lunghi in base alle condizioni meteorologiche o anche alla zona in cui navighi. 

La cambusa ha avuto la mia grande attenzione: tolto il problema dell’acqua che produco e bevo dal circuito diretto della produzione, qualche scorta di bottiglie di acqua nel caso l’impianto si guastasse e poi scatolame vario, lenticchie di Ventotene, frutta e verdura, birre e vino perché al tramonto un aperitivo è sempre gradito a bordo.

Poi tanto pesce fresco. Ho imparato a pescare con le lenze con le piume a traina in superficie. Nulla di estremamente tecnico né scientifico per me. Un filo a 40 metri, uno a 60, due piume di colore differente e se mi dice fortuna mangio pesce fresco. Tonni e lampughe sono i pesci più pescati da me in questo viaggio. Mi è capitato spesso di pescare pesci importanti ed il frigo si riempie inevitabilmente di filetti…ma dopo qualche giorno come si dice …il pesce puzza e bisogna cambiare alimento.

Riassumendo: l’importante è dormire minimo 4/5 ore nelle 24h, mangiare quando ho fame e riposare quando sono stanco. Io sono partito con questo atteggiamento.

La prima tappa in solitario. Ventotene – Mahon passando per le Bocche

In questo viaggio, dopo il trasferimento da Fiumicino a Ventotene insieme al mio amico Gabriele, la prima lunga in solitario fu da Ventotene a Mahon (circa 500 miglia) passando dalle Bocche di Bonifacio. 

Il 21 settembre dopo la tradizionale festa di Santa Candida mollo gli ormeggi dal porto Romano dove gentilmente Enrico mi ha ospitato. In banchina a mollare le cime tutta la mia famiglia, Simone del Circolo Velico Ventotene e Rodolfo della LNI (mio storico istruttore insieme a Ciccipicci, citato nello scorso articolo).

La scelta del giorno giusto per passare le Bocche

La scelta di partire in un giorno prestabilito tiene conto delle condizioni meteorologiche analizzate sulla rotta, specialmente in Mediterraneo, dove non prevale un Aliseo come in Oceano ma una veloce componente instabile di cambiamenti meteorologici.

Ho “smotorato” per 24 ore per andare a prendere l’Est nelle Bocche e venire catapultato verso Minorca sotto gennaker con un fresco NE autunnale. Catapultato (con i venti freschi e portanti) perché nelle Bocche, come nello stretto di Gibilterra, è la condizione che si spera di trovare per passare canali stretti, influenzati da Venturi e corrente importante.

L’onda ripida e corta potevo solo superarla con 25 nodi a 130 gradi mure a dritta, alla velocità di 8/9 nodi in planata sull’onda e fortunatamente in queste prime 24 ore le condizioni giuste arrivarono di giorno, all’alba del 23 settembre. Ricordo in una telefonata mattutina con Diego che mi disse “Apri tutto e esci da lì a cannone”.

Che occasione per provare bene il nuovo Gennaker piccolo 3FL, realizzato dalla veleria apposta per il trade Wind con molto grasso in testa per farlo volare come un kite, alzare la prua e gestirlo con un range di vento dai 15 ai 25 nodi di reale con 2 reef sulla randa. Avendo scelto diversi colori avanzati da altre vele ricordo che Diego Morani ci mise un po per assemblarlo ma il risultato è stato stupefacente. Inizialmente lo progettammo per essere rollato ma non appena l’ho issato ed aperto per la prima volta non funzionava e quindi i ragazzi mi hanno fatto recapitare una calza a Ventotene.

Dal mio diario di Bordo del 23 Settembre 2021 – l’arrivo a Mahon

“La notte scorre tranquilla fino all’arrivo alle Bocche, dove il vento previsto da EST ovviamente è entrato. Piano piano si è intensificato e scontrandosi con la corrente da Ovest ha creato onde ripide e frangenti e da qui in poi il gioco si è fatto sportivo. Ho utilizzato tutto il gioco di vele, il plotter ah segnato punte da 10,2 nodi e per la piccola Connect è come proiettarsi con il Fiat Panda di papà a 150 sull’autostrada. 

Non appena arriva il tramonto il vento cala, evidente copertura della Sardegna ma qualche decina di miglia fuori..rock and roll baby. Ho tenuto 20 nodi e onda lunga periodo 7 fino all’approccio con Mahon dove sono atterrato alle 7 del mattino alle prime luci dell’alba. Devo dire che ho riposato abbastanza con cicli da 20 minuti, alcuni anche più lunghi, mangiato quando avevo fame e lavorato quando c’era da lavorare. Ho programmato di arrivare con la luce, sono entrato nel canale e mi sono portato sotto la fortezza, gettato il “ferro” e riposato come se non ci fosse un domani. Felice delle mie prime 500 miglia”.

Mahon merita una visita in quanto centro storico molto caratteristico e suggestivo. Ho riposato qui qualche giorno in attesa di una buona finestra meteo che mi spingesse verso Ibiza/Formentera dove ho programmato una seconda tappa. Il 27 settembre tiro su la mia Rocna e alle 13:30 mi metto in viaggio verso ovest dove conto di arrivare per la mattina del 29. 

Diario di Bordo del 28 Settembre 2021 – verso la costa andalusa

“Partenza da Mahon alle 13:30, buone previsioni con brezze in rotazione intorno ad una alta pressione che si sta formando sulle Baleari. Devo percorrere 147 Miglia e con queste brezze leggere ci impiegherò circa 30 Ore.

A Mahon mi sono riposato e sistemato alcune cosette a bordo fra cui il collegamento con IRIDIUM per le mail ed i Grib meteo (Predictwind). Ho sistemato anche il Plotter con Claudio in connessione da remoto e ora ho capito che il AIS è disturbato dalle luci di via che devo sostituire con altre, che non danno interferenze.

Insieme a Tiziano della Systemyacht ricordo anche che abbiamo controllato bene la stazione del vento (che poi si e’ rotta successivamente ma che prontamente Tiziano mi ha spedito in Martinica) e le luci di via prima di partire e tutto era ok, lui in testa d’albero ci sa fare come ha saputo sistemare tante altre cose all’interno dei piccoli spazi del Connect “un piccolo guru” le sue mani e la sua pazienza quando devi sistemare qualcosa sono eccezionali. Grazie Man!

Vento da NW 10 nodi, il Connect scivola sull’acqua a vele bianche a 5,5 knt di bolina. Il plotter mi dà ancora problemi e trovo un setting errato sull’acquisizione dei dati dal ripetitore GPS. Cambio impostazione e prendo dati da NMEA2000 quindi dal GPS esterno. Risolto? Vediamo strada facendo. La notte è meravigliosa con mare calmo e mi attendo una rotazione del vento verso l’una di notte. Doccia calda, cena a base di lenticchie di Ventotene e un buon amaro del capo come digestivo. La brezza è leggera da NE (7 nodi), ho dormito fino alle 5, ho issato il Gennaker grande e con una rotta passante fra Maiorca e la splendida Isola di Cabrera procedo serenamente a 5 nodi. Mi preparo una buona colazione, chat con gli amici, barba e relax. In base alla rotazione del vento prevedo di arrivare verso le 2 del mattino del 28 Settembre. Alle tre a Formentera la mia Rocna aggrappa un fazzoletto di sabbia fra le immense distese di Posidonia”.

La sosta è stata di poche ore, tempo di riposare un po’ ed essere svegliato dalla Guardia parco che controllava se la mia ancora fosse sulla posidonia. Ne approfitto per modificare il carrello della base Randa che avevo rifatto con Fabio di Tibermast. Quando apro la vela non mette in tensione la Balumina quindi il sistema di rollaranda non funziona correttamente. Cambio il punto di attacco sulla puleggia e risolvo il problema. Piccolo controllo generale anche al motore e alle 14 si riparte per Capo de Gata in Spagna sulla costa Andalusa dove prevedo di fare una sosta, in quanto la meteo prevede una bella sventolata da Ovest quindi sosta forzata in marina ad Aguadulce.

Diario di Bordo del 2 Ottobre 2021 – L’arrivo a Cabo de Gata

“La previsione del vento è buona, 12/15 nodi da NE e prevedo di arrivare al Cabo venerdì verso le 15. Il mare è una tavola ad olio, il tramonto davanti a me mi fa sognare il passaggio di Gibilterra ma il vento si fa desiderare e non mi resta che far girare il motore per non stare a dondolare nel mare morto.

Tre del mattino. La canna di sinistra inizia a urlare, si flette ed il filo scorre velocissimo fino quasi alla fine della bobina. Mi preparo per tirare su un bel pescione ma dopo 30 minuti di lotta lui, probabilmente molto grande, l’ha vinta e mi lascia a secco anche della piuma. Per la mia inesperienza, nonostante la fortuna devo avere più pazienza e soprattutto cambiare il filo che mi sembra di un diametro troppo fino.

Vado a dormire, attivo tutti gli allarmi su Smart Skipper ed Open CPN in quanto la zona è abbastanza trafficata di mercantili provenienti dallo stretto. Una sorta di autostrada del sole. Ore 4 am l’allarme AIS suona, mi sveglio e controllo gli strumenti. Pescatori! Con molta attenzione osservo i loro movimenti e decido di issare il Gennaker con vento favorevole per aumentare un po la velocità ed il Connect scivola sull’acqua districandosi tra mercantili e pescherecci.

Veleggio sotto gennaker tutto il giorno e mantengo una buona media intorno ai 6,5 nodi fino all’arrivo a Cabo de Gata dove butto il ferro alle 15:30. Notte incredibile al Cabo, mare calmissimo e nessuno in rada. Sonno profondo senza allarmi ed un buon caffè alle 7:30. Controllo la meteo ed è proprio il caso che vada a ripararmi in marina ad Aguadulce dove penso di rimanere fino a Mercoledì quando dovrebbero nuovamente ruotare i venti da NE.

La sosta ad Aguadulce è stata utile per tutta una serie di controlli generali, pulizie, lavatrici e un po’ di lavoro. Si perché ho la fortuna di poter lavorare da remoto, nonostante in molti pensano che io sia già in pensione! La sosta in questa marina è molto economica, 11 euro al giorno con tutti i servizi inclusi. Si sta bene, è caldo e c’è il sole. Il vento da Ovest soffia a 30 nodi e riparati con le cime a terra si sta molto bene.

Diario di bordo del 6 ottobre 2021 – Verso Gibilterra

Dopo 4 giorni di sosta oggi l’ultima tratta verso Gibilterra che prevedo di raggiungere dopo 30 ore di navigazione.

Questa tratta è impegnativa solo sotto l’aspetto del traffico marittimo molto intenso e soprattutto caratterizzato da un accelerazione del vento per la vicinanza dei due continenti. Programmo una rotta abbastanza vicina alla costa per evitare il traffico il più possibile. Il Vento da NE mi spinge diretto in rotta e sotto Gennaker mi godo sia la costa andalusa che la compagnia di meravigliose stenelle. L’acqua di notte si illumina di plancton e le stelle del cielo terzo autunnale rendono questa ultima veleggiata mediterranea un sogno. Sono emozionato, sto per arrivare a Gibilterra.

Diario di Bordo del 7 ottobre 2o21 – Che corrente!

Tutta la notte sono stato accompagnato da un branco di delfini che lasciavano impressionanti scie illuminate di plancton. La mattina erano ancora li che giocavano a prua e mi ha fatto piacere sentirmi in compagnia di esseri intelligenti e liberi. Il vento da NE 12 nodi mi spinge in rotta verso Gibilterra, inizio a notare molta corrente e la SOG a poco meno di 50 miglia da Gibilterra mi segna un avanzamento di soli 3 nodi. Giornata Lenta fino al calare del sole quando il vento mi molla completamente e concludo le ultime miglia da Malaga a Motore. 1:20 del 8 Ottobre entro nella baia di Gibilterra facendo Slalom fra decine di petroliere ormeggiate. Raggiungo la rada di fronte alla marina di Alcaidesa a la Linea de La conception, butto il ferro e mi riposo.

Diario di Bordo dell’8 ottobre 2o21 – Per poco non mi faccio la chiglia!

Mi sveglio presto per un buon caffè con vista su questo luogo ricco di storia. Lì sopra alla montagna ci sono le famose colonne D’Ercole, i cannoni della seconda guerra mondiale, una meravigliosa vista sull’Africa e le Scimmie.

Alle 8 di mattina entro ad Alcaidesa marina alla Linea della Conception. Questo è l’ultimo porto dove fare rifornimenti ed eventuale manutenzione prima di passare lo stretto ed entrare in Oceano. Ormeggio a murata di fronte alla direzione, ci sono molte barche che stanno per partire verso le Canarie e il posto è pieno di “barcastoppisti” che cercano passaggi in barca a vela anche senza aver nessuna esperienza. 

Concluse le pratiche di ingresso (La linea è Spagna) mi assegnano un posto Barca nella banchina che ospita barche da 10 ai 12. Mi accingo piano ad entrare nell’ultimo canale vicino la strada, il fondale è di circa 3.5 metri e l’acqua ovviamente putrida senza visibilità. Come entro nel braccio per raggiungere il mio ormeggio, mi accorgo che il fondale non è molto alto e avanzando di solo abbrivio senza marcia e a 0.5 nodi, percepisco che il Connect sta strusciando lo scarpone della chiglia sugli scogli..mi fermo e impreco i santi locali.

L’eco scandaglio non mi ha dato nessun allarme, metto la retro e piano piano esco a marcia indietro. Valutato che il posto assegnato non avrebbe potuto ospitare il Connect mi infilo in un altro posto libero, ormeggio e metto in sicurezza la barca, spengo il motore, prendo la Gopro mi butto in acqua e controllo i danni. Uscito (molto arrabbiato) contatto la torre e faccio arrivare il Dock master della marina. Dialogo con lui e gli faccio vedere il video dell’ispezione appena fatta, poi passeggiando per il pontile gli chiedo come si possa pensare di far ormeggiare una barca che pesca 1.90 in un fondale del genere dove la marea è di oltre 1.5 m.

Con le scuse del caso vengo invitato dal direttore per risolvere la controversia. Le scuse sono immediate e la giustificazione è un errore da parte della segreteria di inviare una barca come il Connect in quella piazzola senza considerare sia il pescaggio che la marea. Ma io con le scuse ci facevo poco in quel momento e nonostante loro volessero avviare un risarcimento tramite la compagnia di assicurazione (risarcimenti a babbomorto) io chiedo gentilmente di tirare su la barca, fare un’ ispezione e ripristinare l’anti vegetativa visto il viaggio che dovevo affrontare. 

Il direttore ed il suo staff accolgono la mia richiesta e dopo qualche giorno il Connect torna sul Travel Lift a secco per una giornata di manutenzione. Nessun danno strutturale (andavo troppo piano) solo qualche rigo e nuova antivegetativa per lo scarpone. Lo staff è stato molto gentile.

Cosa ho imparato da questa esperienza? Il Connect non pesca più 1.90 ma pescherà 2.20m ovunque andrò nelle marine del mondo!

I giorni di Gibilterra

I giorni a seguire sono stati molto piacevoli a Gibilterra, poi sono andato qualche giorno a Barcellona in ufficio dell’azienda con cui lavoro e mi sono goduto l’Andalusia in ottobre, dove le temperature sono al di sopra dei 20 Gradi ed il sole è sempre alto. 

gibilterra

Gibilterra merita una visita sia nella piccola cittadina sia in cima alla montagna, dove puoi visitare gli innumerevoli tunnel scavati nella roccia durante le guerre, osservare i due Mari (Mediterraneo e Oceano Alantico) che si incontrano nello stretto e rivolgere lo sguardo verso l’Africa e visitare le presunte Colonne D’Ercole. Essendo appunto presunte esse sono collocate una in corrispondenza della Rocca di Gibilterra e l’altra sulla montagna Jebel Musa oppure sul monte Hacho una piccola collina che sorge nella città’ di Ceuta (collocazione incerta)

“Sulle rive dello stretto, Ercole fece erigere due colonne, le quali erano sormontate da una statua che raffigurava un uomo rivolto a Est ossia verso la direzione dalla quale provenivano i navigatori e recava sulla mano destra una chiave, quasi ad indicare l’intenzione di aprire una porta, mentre nella sinistra recava una tavoletta con la scritta “non plus ultra” non più oltre”. Con questa frase Ercole intendeva definire il mondo civilizzato, sottolineando il pericolo per i mortali di spingersi oltre, in direzione dell’Oceano.

Oltre le Colonne, oltre il mondo conosciuto per Platone cera Atlantide, per Dante il monte Purgatorio e per me come per tanti altri navigatori un viaggio di scoperta al limite della mia conoscenza.

Nel prossimo articolo vi racconto di alcune cose interessanti fra cui, le Orche nello stretto, Le Balene lungo la rotta per le Canarie, la pesca delle Lampughe/Eldorado, Le meravigliose Isole della Gomera e El Hierro e l’arrivo di nascosto a Mindelo nelle Isole di Capo Verde. 

Buon Vento, 

Stefano Gigli.

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Non sono un appassionato di Social Network, Non sono uno YouTuber o un Twitter addicted. Se volete, potete contattarmi per mail all’indirizzo stefano@ozoneitalia.com

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