“Ho imparato a volare”. Checco Bruni racconta come è diventato un “foiler”

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Checco Bruni sul Moth. Foto di Martina Orsini

Il timoniere di Luna Rossa all’ultima Coppa America Checco Bruni, nato velista tradizionale, racconta in esclusiva al Giornale della Vela come è diventato il “foiler” più famoso d’Italia

Ho imparato a volare

di Francesco Checco Bruni*

Quando al Giornale della Vela mi hanno chiesto di raccontare come mi sia ritrovato, da velista tradizionale a diventare primo uno specialista del foiling e poi finire al timone di Luna Rossa, non ho avuto dubbi. Tutta colpa della Coppa America, naturalmente. Non l’ultima, s’intende. Ma l’edizione del 2013, quella dei primi catamarani volanti AC72.

Ero tattico nel team di Luna Rossa e ricordo che il timoniere Chris Draper (1), durante la campagna di Coppa, si comprò un Moth: all’epoca era l’unica vera deriva con i foil (mica come oggi che puoi far volare qualsiasi cosa sopra l’acqua: kite foil, wing foil, derive di ogni genere!) e noi del team avemmo l’occasione di testarla. Mi sembrano passati cinquant’anni. E invece era l’altro ieri: in questo ultimo decennio la vela volante ha fatto passi da gigante a livello tecnologico. 

Ad ogni modo, provare il Moth fu una figata pazzesca. Al punto che alla fine dell’America’s Cup 2013 ordinai subito uno scafo: in Italia non erano molti i pionieri della vela su appendici… Io decisi, a 40 anni, di rimettermi in gioco. Ricordo che ne ordinammo tre e che le barche arrivarono direttamente a Cagliari, alla base di Luna Rossa: uno era per me gli altri due per i miei compagni di team Pigi De Felice (2) e Adam Minoprio (3). “Devi provare anche questo, devi esplorarlo in tutte le sue potenzialità”, mi sono detto. Era una sfida personale, prima che una decisione “funzionale” dettata da quanto stava accadendo nel mondo della vela e della Coppa America.

BAGNI DI UMILTA’, PLEASE

Volare sui Moth è divertente, divertentissimo. Ma prima devi essere pronto a farti un bel bagno di umiltà, anche se – nel mio caso – non posso negare che l’esperienza su Laser, Star e soprattutto su una deriva acrobatica come 49er abbia aiutato. Devi essere pronto a rotolare, scuffiare, ritrovarti la barca per cappello, bere acqua salata: all’inizio, soprattutto alle andature portanti, manovrare è un incubo. La cosa più difficile è fare le curve, virare, strambare e hai un costante problema di equilibrio nel trovare il giusto baricentro.

Ma una volta che hai preso le misure, non vuoi più tornare indietro. Quello che mi ha colpito di più è il rumore, o meglio, il non rumore. Su una barca normale, dislocante o planante che sia, sei abituato a sentire lo sciabordio dell’acqua. Ma quando ti alzi in “decollo”, non senti più nulla. E il tutto avviene in pochi secondi: prima sei quasi fermo, poi ti ritrovi a volare.

Checco Bruni sul suo Moth. Foto di Martina Orsini

EVOLUZIONE COSTANTE

A differenza della vela tradizionale (che amo moltissimo e non ho mai abbandonato!), ho imparato che il mondo del foiling è in continua evoluzione. Siamo solo agli inizi e chissà dove andremo a finire: quando ho iniziato con il Moth si andava a 14 nodi, ora si naviga a 20… Praticamente si migliora di un nodo all’anno! L’evoluzione, ovviamente, coinvolge ogni classe volante: classi sulle quali – oltre agli ultimi AC75 – ho avuto la fortuna di regatare o comunque navigare. AC45, SailGP, Waszp (ne ho comprato uno per mio figlio Ubaldo, sono stato il primo armatore di Waszp in Italia nel 2016), 69F… bisogna tenersi aggiornati!

Se pensiamo all’ultima edizione della Coppa America, tutti i timonieri, eccetto il mio amico Ben Ainslie (4), hanno avuto esperienze con il Moth: Jimmy Spithill (5), Dean Barker (6)… Molti di loro si divertono appena possono con la wing foil e con il windsurf foil. A proposito di Coppa America, non so dirvi se sarò ancora al timone di Luna Rossa. Mi piacerebbe, perché non sono abituato a lasciare le cose a metà. La Coppa va riportata in Italia e ho grinta da vendere. Non sappiamo ancora dove sarà la sede della 37ma edizione, se a bordo torneranno i “ciclisti” invece che i grinder, chi sarà a bordo ma posso assicurarvi che non avremo vita facile visto il ritorno in pista di Alinghi e il livello degli avversari…

IL PRIMO AMORE VOLANTE NON SI SCORDA MAI

Intanto, io continuo ad allenarmi e a volare sui Moth. D’altronde, il primo amore non si scorda mai. Ogni mondiale a cui partecipo è la regata più bella della mia vita. Ogni anno mi dico “questo è l’ultimo mondiale che faccio, ho quasi 50 anni”. E puntualmente ogni anno sono sulla linea di partenza, con alterne fortune (il miglior risultato l’ho ottenuto nel 2018, sono arrivato secondo alle Bermuda dietro a Paul Goodison (7), nel 2021 ho chiuso quinto): ma vi assicuro che quando me la gioco con i “mostri sacri”, e riesco pure a batterli, sono felice come una pasqua. Come quella volta che ho messo dietro Tom Slingsby (8) e Iain Jensen (9): c’era pure vento, e io sono un classico velista da “bavetta”!

Quando il mio fisico dirà – davvero – basta e non potrò giocarmela con i giovani smetterò con il Moth. Nel frattempo, ne approfitto per fare un appello a quei “vecchioni” di World Sailing: ma perché non avete pensato prima a una classe olimpica foiling, presente e futuro della vela giovanile, invece che inseguire un assurdo doppio oceanico d’altura?

*Chi è Checco Bruni
Francesco Bruni è nato a Palermo l’11 aprile 1973. E’ uno dei velisti italiani più versatili, eclettici e di successo ancora in attività. Velista dell’Anno in carica, nei suoi 30 anni di carriera ha vinto 7 titoli mondiali, 5 europei e 15 nazionali in varie classi, ha partecipato a tre Olimpiadi (Laser, Star 49er). Ha preso parte a cinque campagne di America’s Cup di cui quattro con Luna Rossa, l’ultima al timone. Grande “velista volante”, ha provato ogni genere di deriva con i foil. A bordo dei Moth ha conquistato il secondo posto al Campionato del Mondo alle Bermuda nel 2018, oggi continua ad essere al top delle classifiche mondiali ed è uno dei grandi protagonisti del circuito SailGP con i catamarani F50 volanti: come flight controller di Japan SailGP Team ha vinto l’Italy Sail Grand Prix l’anno scorso.


I grandi velisti in ordine di comparizione nel racconto di Checco Bruni

1 Chris Draper. Inglese, bronzo olimpico nel 2004 sui 49er, è stato timoniere di Luna Rossa nella 34ma edizione di Coppa America. Ha “iniziato” Checco al Moth.

2 Pigi De Felice. Con Luna Rossa dal 2012, ha conquistato due ori, quattro argenti e quattro bronzi in varie classi. Nel 2021 era il sail trimmer sull’AC75.

3 Adam Minoprio. Fenomeno della vela neozelandese, è stato con Luna Rossa nel 2013 e ha partecipato a due giri del mondo in equipaggio (2011/2012; 2014/2015).

4 Ben Ainslie. Il velista più vincente della storia, con cinque medaglie olimpiche consecutive (un argento e quattro ori). Nell’ultima Coppa era al timone di Ineos Team UK.

5 Jimmy Spithill. Il co-timoniere di Checco Bruni nell’ultima Coppa America con Prada ha vinto la “brocca” nel 2010 con Oracle e l’ha difesa con successo nel 2013.

6 Dean Barker. Veterano della Coppa America neozelandese, prese il timone nell’ultima dell’AC Match del 2000 per il 5-0 rifilato a Luna Rossa. Nella scorsa Coppa, era al timone di American Magic.

7 Paul Goodison. Probabilmente il velista volante più forte di tutti, con tre mondiali Moth vinti. Oro nel 2008 sui Laser a Pechino.

8 Tom Slingsby. Oro sui Laser a Londra 2012, vincitore della Coppa con Oracle nel 2013, ha vinto un’infinità di titoli in classi diverse ed è il campione mondiale Moth in carica.

9 Iain Jensen. Un oro e un argento sui 49er alle Olimpiadi 2012 e 2016, tre mondiali vinti sulla stessa classe, è il vicecampione mondiale Moth in carica.


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