Ho navigato con l’ultimo pirata sul suo catamarano di legno autocostruito

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

catamaranoNella spiaggia Wakiki di Corralejo a nord est di Fuerteventura, l’ora del tramonto tinge il cielo di rosa e illumina le rocce di un colore pastello.

Come ho conosciuto Hans

Se la marea è bassa si formano delle belle ondine dove il fondale si alza, onde adatte a tutti, anche ai principianti come me. E’ lì che ho conosciuto Hans, era sul suo “long” e surfava con stile i set che si presentavano. Hans indossava un cappellino con la visiera che girava tutta intorno alla testa, come quelli dei velisti o dei pescatori, al centro era ricamato un nome, Ontong-Java.

La scritta era simile a quelle che si trovano sulle classiche polo da regata, con il nome della barca sul cuore. Incominciai a parlarci, scoprendo che era in barca, ormeggiato al campo boe davanti al porto e dopo alcuni minuti, mi invitò a vederla, accettai volentieri.

L’indomani noleggiai un sup e mi avvicinai dove indicatomi, la distanza era considerevole e dalla spiaggia non capivo bene né le dimensioni né la foggia della barca, ma avvicinatomi faticai a realizzare cosa vedevo: un catamarano in legno grande venti/ventiquattro metri con a bordo tre ragazze che si allenavano ballando a ritmo di musica.

Tommaso Oriani, l’autore di questo articolo, assieme alla figlia a bordo del catamarano di Hans

Approcciai da dritta e chiesi di Hans, le ragazze lo chiamarono gentilmente in coro, lui uscì da sottocoperta. Era un uomo alto, di un’età indefinita ma non giovane, capelli scuri, fisico asciutto, mascellone. La scena che mi si presentava era unica, così inusuale. Gli chiesi se poteva organizzare un’uscita uno di quei giorni (ero in vacanza con la mia famiglia e alcuni amici), scrisse il suo numero su un bigliettino e disse di chiamarlo. Dopo due giorni salimmo a bordo e salpammo. L’esperienza fu unica, ecco perché.

La barca di Hans

Il catamarano rientra nella categoria “piroghe polinesiane” rivisitate, è stata autocostruita sull’isola di Ontong da Hans e gli abitanti del villaggio che lo ospitava. Misura 24 metri e ha un baglio di 7.

E’ interamente costruita in legno utilizzando materiali per lo più di recupero (l’albero era un palo della luce, il boma un lungo ramo (spezzatosi più volte) trovato nella giungla, le vele e l’attrezzatura di coperta sono anch’esse reciclate: la randa è l’insieme di tre vele cucite e i fiocchi sono stati recuperati dopo le mareggiate, come anche i winch e i bozzelli; “ è incredibile cosa puoi trovare dopo gli uragani caraibici, c’è gente che abbandona le barche ancora con tutto a bordo, tanto paga l’assicurazione” diceva Hans.

Gli interni sono più che spartani, come è ovvio che sia, ma non per questo scomodi. Sono disposti lungo i due scafi, da un lato la cucina, il soggiorno e un paio di cuccette; d’altro, cuccette, zona lettura e “zona leisure” con tavole da surf e affini, mute. L’acqua è raccolta in grossi contenitori blu e non c’è frigorifero o ghiacciaia, in compenso è presente la bombola del gas. “La barca in legno è il massimo- dice Hans- se si rompe qualcosa basta cambiare l’asse o le assi in questione, molto meglio della vetroresina.”  Il catamarano Ontong-Java ha percorso quattro giri del mondo.

L’equipaggio

Immaginate la “zattera” che vi ho descritto (con la fantasia e con le immagini dell’articolo) e aggiungeteci tre ragazze tra i 20 e i 26 anni provenienti da Spagna, Messico e Inghilterra che ci vivono sopra, girando il mondo. La prima cosa che salta in mente è “what the f..k” che situazione sui generis… Le mansioni delle ragazze sono di assistere Hans nella navigazione, di tenere in ordine la barca e cucinare.

Come si erano imbarcate? Tramite un sito di barca stop (crewseekers) e con il passaparola. La più estrosa delle tre è Blanca, spagnola di Barcellona, vive su una barca di 6 metri ormeggiata ai Caraibi e gira da un po’ a bordo di Ontong Java. Entrando un po’ più in confidenza, dopo qualche birretta, scopri che non solo era marinaia ma anche tatuatrice e intagliatrice di noccioli di avocado…

La ragazza inglese non parlava mai e ti guardava in maniera schiva, la messicana era la più giovane e oltre a un suo trascorso pugliese, non ho saputo molto. Alla domanda: “Che rapporto c’è tra te e le ragazze”, “meglio non domandare” ha chiosato Hans.

Il capitano: l’ultimo dei pirati

Hans è figlio di un mercenario svizzero, arruolato nella legione straniera, che dopo la battaglia di Algeri, decise di smettere con il suo “lavoro” e dedicarsi alla sua passione: navigare e cercare tesori.

Il capitano Hans

Fu così che parti con mogli e figli. Dopo alcuni anni trovarono quello che cercavano. Il galeone portoghese Santiago, affondato al largo del Madagascar che nascondeva nelle sue stive un vero tesoro perduto. Ne camparono per un po’ ma va da sé che sperperarono quasi tutto nel godersi la vita.

Il padre tornò sulla terra ferma, mentre Hans cercò di entrare a Biologia Marina in Nuova Zelanda, non ci riuscì perché non aveva avuto un percorso formativo “classico” (anche se sapeva qualsiasi cosa riguardasse pesci e biodiversità marina): “se sei capace di navigare, non ti serve imparare nient’altro”, sosteneva suo padre. Riprese così a solcare i mari di mezzo mondo, è conosciuto e stimato dall’oceano indiano al mar dei Caraibi, “puoi venire in barca con me in tutte le stagioni”, mi diceva, “io conosco sempre un riparo disponibile, anche se in caso di tempesta”.

Ha preso a fucilate i pirati nelle Filippine, ha contrabbandato alcolici in Sud Africa, ha figli che non vede da anni, è stato in galera alcuni anni.

E qui mi fermo perché la storia è già bellissima così, per noi che per lo più andiamo in barca in costosi gusci di vetroresina la domenica, abbiamo un lavoro d’ufficio e ci gasiamo per la vittoria di una regata. Mi conforta pensare che esiste gente così e che forse, nel nostro intimo, c’è una piccola parte che è come lui, un’anima da pirata, un antieroe che sogna di vivere fuori dalle leggi comuni, girando nomade i mari del mondo, libero.

Tommaso Oriani

Le foto da bordo di Ontong Java

VIDEO La costruzione della barca

VIDEO Navigando su Ontong Java

 


ABBONATI E SOSTIENICI, TI FACCIAMO DUE REGALI!

I giornalisti del Giornale della Vela, si impegnano ogni giorno a garantire informazione di qualità, aggiornata e corretta sul mondo della nautica in modo gratuito attraverso i siti web. Se apprezzi il nostro lavoro, sostienici abbonandoti alla rivista. L’abbonamento annuale costa solo 49 euro e ti facciamo due regali!

SCOPRI IL CANALE YOUTUBE DEL GIORNALE DELLA VELA

Ogni giorno interviste, prove di barche, webinar. Tutta la vela, minuto per minuto. Ma in video! CLICCA QUI per iscriverti, è gratis!

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Per rimanere aggiornato su tutte le news dal mondo della vela, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter del Giornale della Vela! E’ semplicissimo, basta inserire la tua mail qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscrivimi”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di vela! E’ un servizio gratuito e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno!


Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*

 

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

1 commento su “Ho navigato con l’ultimo pirata sul suo catamarano di legno autocostruito”

  1. Persona fantastica, molto “orientale” nel suo approccio all’hic et nunc, all’assenza di una progettualità per un eventuale domani, nel pieno spirito degli Abitanti del Mondo come ogni tanto capita di incontrane a chi viaggia.
    Sono la dimostrazione di come si possa vivere anche in un altro modo, sgaiattolando da costrutti sociali che a noi occidentali ci sembrano ineluttabili
    Certo, non è che tutto questo sia aggratis, nemmeno per Hans il pirata
    La rinuncia a vedere i figli/e, o a dargli un’educazione riconosciuta che gli permetta di scegliersi un futuro e non di subirlo, come è successo anche ad Hans, sarebbe un costo già troppo alto per me, più alto dell’ansia di una eventuale vecchiaia abbandonato e senza denti tra le mangrovie di una spiaggia di Nacula
    Per non parlare dell’assenza del frigorifero a bordo dove tenere le birre: impossibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Scopri l’ultimo numero

Sei già abbonato?

Ultimi annunci
I nostri social

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ti facciamo un regalo

La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

Piccoli ma comodi: i Maxus arrivano in Italia con Barcando

Un’interessante novità sta per arrivare sul mercato italiano, dedicata ai diportisti amanti delle piccole barche a vela e a chi le cerca con queste caratteristiche anche per il charter. In un modo della cantieristica dominato dalle barche sopra i 12

Registrati



Accedi