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Grazie a lui la vela è diventata grande. Addio a Guido Colnaghi

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guido colnaghiSe la vela in Italia è diventata un fenomeno alla portata di tutti e non una pratica per pochi, molto lo dobbiamo a lui. Guido Colnaghi a 95 anni è morto a fine novembre 2021 dopo una vita passata a fondere la vela per tutti e a farne la sua vita, a 360°.

Guido Colnaghi è l’inventore della scuola vela più famosa, Caprera, ma non solo. E’ lui che ha portato in Italia per la prima volta le barche a vela in vetroresina a prezzo abbordabile, i Dufour negli anni ’60, vendendo migliaia di barche, a tal punto di diventare il Re del Salone di Genova dell’epoca. Quando le barche a vela si vendevano come i panini e quelle a motore meno.

Veniva chiamato “il rosso” per il colore acceso della sua capigliatura, non ha mai smesso di fare affari nella vela, miscelando passione e business, grandioso esempio di uomo d’affari milanese, anche se era veneto d’origine.

Il mitico Arpège

Ha venduto un migliaio di Dufour

Lo abbiamo incontrato l’ultima volta al nostro VELAFestival nel 2016 dove raccontò sul palco la genesi della vela popolare quando, con fiuto diabolico, capì che il futuro era delle barche in vetroresina, che si potevano costruire in serie con costi molto minori di quelle in legno. E in più i costi di manutenzione erano infinitamente minori.

Fu amico di Michel Dufour, l’inventore delle barche costruite in catena di montaggio e in pochi anni ne vendette un migliaio agli italiani. Non ha mai smesso di “fare business”, a 90 anni sognava ancora di conquistare nuovi mercati vergini.

Il Drakkar 24 in Cina

Leggete qui cosa si inventò nel 2016. Una barca, il Drakkar, di 24 piedi appunto, guarda caso un Dufour da lui ideato, con cui lanciare la pratica della vela in Cina.

Come Guido Colnaghi fondò Caprera

Guido Colnaghi è famoso per aver ideato e fatto nascere la scuola vela di Caprera. Un’avventura affascinante che, anche in questo caso ha portato decine di migliaia di italianai in barca a vela. Guido “il rosso” aveva capito che per vendere barche, bisognava innanzitutto insegnare ad andarci.

Memorabili nei suoi racconti gli esordi epici della scuola di Caprera quando gli allievi, invece di imparare ad andare a vela, venivano dirottati a costruire letteralmente la sede. Se volete sapere tutto di questa storia affascinante, frutto di intuizioni, faccia tosta e pionierismo, potete guardare questo video:

Il CVC, come viene chiamato comunemente, è un fenomeno unico di cui Colnaghi è stato l’anima. La storia di Caprera la potete leggere qui.

La ricetta di Colnaghi per la vela

Colnaghi ha avuto il merito di aver capito, prima di tutti, che per sviluppare la vela in Italia bisognava innanzitutto insegnargli ad andare a vela. Ma si rese conto anche che imparare la vela non doveva avere come fine vincere regate, ma poter condurre la barca con cui andare in vacanza con famiglia e amici. Sino ad allora le scuole vela erano strutturate – ancora oggi per la maggior parte – solo con il concetto di insegnare a cercare di vincere nelle competizioni.

La sua filosofia per lo sviluppo della nautica si riassume, come raccontò negli anni ’80 ad un giornale si riassume in:

  • Le barche costano troppo, devono costare di meno.
  • Va abbattuta la burocrazia. Chi va in barca è un perseguitato.
  • Ci vogliono più infrastrutture. L’Italia deve essere un immenso molto proiettato nel Mediterraneo.
  • La categoria degli operatori nautici è improvvisata. Ci vuole più professionalità e più efficienza.

Guido Colnaghi aveva visto giusto quarant’anni fa. Ed è un peccato che, dopo tanto tempo, ancor oggi i suoi moniti siano ancora attuali.

Peccato che di Colnaghi oggi ne circolino pochi.


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