“Così ho scovato il catamarano dei miei sogni”. Parola di Andrea Mura

catamarano andrea mura
Il navigatore Andrea Mura (57 anni) posa sul suo nuovo catamarano Vento di Sardegna Explorer assieme alla moglie Daniela Faranna e i figli Lucas e Marvel.

Un monoscafo è come una casa al mare. Un catamarano è una villa sul mare. Parola del famoso navigatore oceanico Andrea Mura che, dopo una vita di regate su barche “tiratissime”, si è convertito al catamarano. E ci vive a bordo con la famiglia, in totale comfort: ci racconta di suo pugno come ha scovato la barca dei suoi sogni. Un Privilege 515

Come ho scovato il catamarano dei miei sogni

Un anno dopo aver avuto la fortuna di trascorrere quattro mesi ai Caraibi a bordo di un XC45 dei nostri cari amici Sandro e Marisa Vinci, che avevano partecipato all’ARC 2019, ci siamo ritrovati in pieno lockdown a marzo 2020 con tutte le regate annullate, un futuro prossimo molto incerto e tappati in casa tutto il tempo.

Le nostre menti avevano cominciato a girovagare per i mari e gli spazi aperti così insieme a mia moglie Daniela avevamo iniziato ad abbozzare l’idea di vivere in barca per essere più protetti dall’epidemia e per restare a contatto con il mare 24h sia per noi che per i nostri due bimbi Lucas e Marvel.

Questa nuova barca sarebbe dovuta essere ovviamente comoda (per noi abituati a navigare con l’Open 50 praticamente vuoto, senza bagno e senza letti) e sarebbe servita anche come barca appoggio per lo stesso Open 50 “Vento di Sardegna”, immaginando che un giorno la pandemia sarebbe finita e avrei potuto riprendere il mare per regatare.

Andrea Mura (Cagliari, 1964) è l’unico navigatore italiano ad aver vinto la Route du Rhum e unico velista al mondo ad aver vinto due Ostar e una Twostar, con record imbattuto, oltre ad una Québec – Saint Malò (con record). è stato randista sul Moro di Venezia e vincitore di titoli mondiali, europei e italiani sulle classi olimpiche.

In caso di pandemia prolungata, avremmo avuto la possibilità di salpare con la famiglia in giro per il mondo, navigando verso le zone più remote del pianeta e meno infette, ancor più ora che i due bambini erano piccoli. Dunque volevamo cercare di tenere aperte tutte le opzioni tra regata e crociera con il comune denominatore di vivere al meglio il mare. Peraltro, i mercati del mondo erano crollati in molti settori tra cui la nautica e perciò era pure il momento giusto per acquistare una barca.

Più prestazioni, meno comfort? No grazie

Nonostante io sia un regatante puro, la mia idea abbracciava barche anche meno performanti e soprattutto comode: si sa che le performance sono sempre inversamente proporzionali al comfort, per quanto una barca possa essere in composito e curata nell’alleggerimento degli allestimenti. Avevamo così iniziato a cercare su internet quasi per gioco le offerte dell’usato nel mercato nautico locale in Sardegna, per poi allargare la ricerca al mercato globale, cercando una barca compresa tra i 55 e 65 piedi a un buon prezzo.

Il cat Vento di Sardegna Explorer ormeggiato a pochi metri da riva nello splendido scenario della costa ovest della Sardegna. Il pescaggio ridotto (1,57 m) consente di dare fondo anche su fondali bassi.

Super monoscafo? Comodo ma…

L’esperienza di 4 mesi vissuta ai Caraibi con l’XC45 ci aveva insegnato molto sull’abitabilità e sugli spazi di bordo. Essendo abituati alla spartanità dell’Open 50, salire su una lussuosa barca di 45 piedi super accessoriata ci era sembrato un sogno! Va detto, però, che verso la fine della nostra permanenza a bordo, iniziavamo a “sgomitare” perché gli spazi stavano diventando stretti. Più stai a bordo, più la barca ti sta “stretta”.

Da qui la scelta di una barca più grande, in previsione di viverci con i bimbi piccoli (Lucas ha tre anni, Marvel due, ndr). Una barca che, magari (ma non era la condicio sine qua non) avesse potuto essere rivenduta un giorno senza rimetterci troppo. Il ventaglio di scelta era ampissimo. Dopo aver visitato siti web e contattato diversi brokers, ampliando rapidamente la nostra cultura sul mercato dell’usato e le modalità d’acquisto, avevamo anche capito meglio e “smussato” le nostre esigenze.

Confesso che la mia prima scelta era stata quella di un Sense 57 di Beneteau. Un modello che mi è sempre piaciuto nel layout e se vogliamo anche un po’ avveniristico nel campo dei cruiser. Ne avevamo trovato uno in Canada, vicino a Vancouver, vecchio di due anni, perfetto. Bello, ma arrivammo tardi, era già stato venduto. Alla faccia della crisi. Ci proposero dei Sense 55, ma non era la barca che stavamo cercando.

Dopo essercene fatta una ragione ci siamo ripresi continuando la nostra ricerca online nel maggio 2020. Ogni nuova proposta sembrava diventare un upgrade della precedente, portandoci a dire: meno male che non l’abbiamo comprata!
Infatti avevamo poi trovato un Farr 63 one off del 2012 disponibile a Newport, una sorta di Imoca 60 appositamente “crocierizzato” per un facoltoso chirurgo americano che all’età di 75 anni aveva deciso di girare il mondo in solitario.

Barca stupenda dentro e fuori, altamente performante e molto vivibile ad un prezzo basso anche perché non di serie e non facile da vendere in quel momento di crisi. Ma il lockdown non ci consentiva di andarla a vedere in USA: accantonammo temporaneamente l’acquisto, fin tanto che l’America non fosse stata riaperta.

Festa in “casa” Mura. Lucas (a sinistra) nel giorno del suo terzo compleanno. Da sinistra, Daniela Faranna, Marvel e Andrea Mura.

Il colpo di fulmine a due scafi

Ai primi di luglio mi avevano chiamato dalla mia veleria per dirmi che c’era un catamarano Privilege 58 in vendita ad Arbatax. Senza perdere un minuto, siamo saltati in macchina e partiti per andare a vederlo.

La prima impressione era stata fortemente emozionante. Gli spazi, la luminosità, il comfort e un leaving concept completamente diverso, inimmaginabile anche nel più bel monoscafo. La barca datata, in pessime condizioni e in forte stato di abbandono anche se gli interni erano strepitosi. Questa sì che poteva essere una barca dove poter vivere comodamente a lungo con la famiglia.

Con questa breve trasferta ci eravamo veramente rifatti gli occhi e scaldato il cuore. Si era aperto un mondo di sensazioni, immaginazioni e pensieri verso un nuovo concetto di vivere la barca e il mare, la vela e la navigazione, verso nuovi orizzonti. Nonostante le pessime condizioni, avevo pensato che vista la pandemia che presumibilmente sarebbe andata avanti per anni, avrei avuto modo di esprimermi al massimo nel preparare al meglio una barca così complessa con soluzioni innovative, come se dovesse partecipare ad un giro del mondo in solitario stile Vendée Globe. Dopo aver contattato l’armatore e iniziato la trattativa non eravamo riusciti ad arrivare ad un prezzo per noi equo e la sua risposta alla nostra offerta era stata un no secco.

Lucas e Marvel riposano (beati) in dinette.

Avevamo ormai raggiunto un livello di acquolina in bocca e un desiderio di vivere il mare su quella “villa galleggiante” diventato quasi un’ ossessione da non essere più in grado di farne a meno.

Il pensiero di avere spazi enormi su cui muoversi, due motori per una grande manovrabilità e maggiore sicurezza in caso di avaria ad un motore, il rollio pressoché inesistente, come pure lo sbandamento in navigazione di pochi gradi, praticamente impercettibile, per chi come noi era abituato a quelli di un monoscafo e la possibilità di navigare su bassi fondali, erano i principali elementi che facevano venire più che mai la voglia di mollare tutto e partire.

Il Sense 57, come pure il Farr 63, sembravano ormai un lontano ricordo, acqua passata rispetto al livello di comfort e abitabilità che il catamarano poteva offrire, senza ancora averlo nemmeno provato in mare.

Avevo navigato molto su catamarani da regata, olimpici e non, Multi 50 oceanici e maxi cat come il famoso Explorer di Bruno Peyron, ma non mi intendevo di catamarani da crociera e quelli visti in circolazione sino a quel momento non mi avevano mai attratto sia esteticamente che costruttivamente, per quanto il comfort fosse indiscusso, anche perché si vedevano in circolazione per lo più catamarani da charter di scarsa manifattura per contenere i prezzi.

Comunque, dopo che l’affare Privilege 58 era sfumato, la sfortuna sembrava non abbandonarci: non eravamo ancora riusciti a trovare la barca dei nostri sogni che ormai era diventata il catamarano. In un momento di serena tranquillità, mentre i bimbi stavano riposando, a bordo del nostro Open 50 oceanico, prendo il tablet e ricomincio a cercare, questa volta non più monoscafi ma catamarani usati.

Questa sarà la nostra barca

Improvvisamente trovo un “Privilege 515” del 2009 in perfetto stato, con il primo armatore francese che aveva navigato dalla Francia alla Polinesia e il secondo armatore tedesco dalla Polinesia a Cartagena in Spagna. La barca dopo un giro del mondo a tappe era disponibile e presentata in ottimo stato. Ormai, la nostra esperienza e l’istinto ci avevano fatto capire che quel catamarano poteva essere quello giusto, anche perché andare oltre per qualità e costi per noi sarebbe stata davvero una missione impossibile. Questo era un catamarano concepito per uso privato e non per il charter, di qualità costruttiva e impiantistica superiore da “anti-Cina” come dico io. La barca sembrava mantenuta maniacalmente in perfetto stato. Senza perdere tempo scrissi subito al broker per chiedere info e concordare una visita.

La cabina armatoriale a tutto baglio (7,98 m) è stata uno dei colpi di fulmine che ha spinto Mura all’acquisto del catamarano

In un paio di giorni combinammo il tutto inviando l’acconto “Escrow” del 10% necessario per visitarla, acconto che ovviamente ci sarebbe stato restituito qualora per un qualsiasi motivo non avessimo più voluto acquistare la barca. Per chi non lo sapesse è un modo internazionale efficace per scongiurare i perditempo.

La mia famiglia ed io, in pieno Covid spagnolo, con oltre 3.000 casi al giorno, nell’agosto 2020, spavaldi, ma con tutte le precauzioni che si possono prendere in questi casi, decidemmo di partire alla volta di Valencia noleggiando un auto per Cartagena. Una volta arrivati al porto, riconoscemmo subito la barca da lontano. Emozione fortissima, la barca era stupenda.

Salimmo a bordo. Già sembrava nostra, prima ancora che il broker Catherine aprisse bocca. Lei conosceva molto bene questo catamarano avendolo venduto al primo armatore, poi al secondo ed ora a noi. Emozionati visitammo il cat superficialmente per la fretta di portarcela subito via.

Eravamo stanchi e spossati dalle precedenti delusioni e non volevamo perdere anche questa occasione. La barca era stata quasi venduta ad una coppia inglese ma per paura del Covid avevano deciso di non partire in Spagna per visitarla. Avevamo capito che se fossimo rientrati in Sardegna senza acquistarla in quel momento, l’avremmo probabilmente persa, anche perché era l’unica in vendita in tutto i mondo. La Privilege infatti aveva prodotto solamente 21 esemplari di questo modello negli ultimi 11 anni, perché era una barca di grande valore e introvabile nell’usato.

Lucas sale a bordo del catamarano seguito da un mare di occhiate.

Questo catamarano era il primo di una nuova serie evoluta che il cantiere francese aveva lanciato nel campo dei multiscafi ad uso privato, di grande qualità e robustezza. Quando abbiamo visto la suite armatoriale a prua a tutto baglio (8 m) ci siamo detti: vabbè, non ce n’è per nessuno!

Senza alarla come normalmente si fa in un acquisto usato e senza troppe perizie decidiamo di acquistarla “sparandoci la cartuccia della nostra vita”. Confesso di aver alternato momenti di forte paura e brividi di freddo nell’aver acquistato una barca così importante a momenti di gioia immensa per aver concretizzato la possibilità di poter vivere in barca, su una vera villa galleggiante, senza limiti, ovunque nel mondo.

Espletate tutte le formalità e fatta cambusa riuscivamo dopo diversi giorni a partire per rientrare in Sardegna. Un viaggio emozionante e avventuroso alla scoperta giorno per giorno di un nuovo concetto di vivere la barca e il mare.

Il varo del Privilege 515 Vento di Sardegna Explorer ad Arbatax: lungo 14,74 m x 7,98 m di baglio massimo. Per adattarlo alle esigenze della propria famiglia (la barca è del 2009) Andrea Mura ha impiegato 10 mesi (4.000 ore) di lavoro.

Come una villa al mare

Una delle mie paure più grandi nell’acquisto di una barca più lenta del mio Open 50 era la noia: in Oceano ero abituato a navigare tra i 18 e i 24 nodi in pieno assetto! Navigando velocissimo, ogni singolo minuto lo vivi intensamente, con adrenalina per l’impegno e l’attenzione che richiede l’alta velocità in mare. In ogni momento devi scendere sottocoperta per vivere o cucinare, con vetrature scarse e comunque mai luminose come su un catamarano moderno (e in ogni caso senza quella grande visibilità esterna).

Navigando sul catamarano che abbiamo acquistato è vero che le velocità si sono “dimezzate”, ma di noia non ne è arrivata neanche un po’. Tutto quello che puoi fare mentre navighi a bordo del catamarano è impensabile su un monoscafo. Di fatto è come dire “oggi sto a casa perché ho un mucchio di cose da fare”, ti passa la giornata e nemmeno te ne accorgi. Sul nostro catamarano è lo stesso: anche se il tempo di percorrenza a vela è il doppio, è un tempo relativo che non pesa e passa ben più in fretta che su un monoscafo veloce e sbandato dove ti ritrovi chiuso in pozzetto e sottocoperta.

Navigare con l’autopilota dentro un cat con ampie finestrature per osservare sempre il mare, il cielo e poter vedere avanti come all’interno di uno Space Shuttle, cucinare, leggere, scrivere, spostandosi all’interno della barca come a casa, un living ottimale per i bambini liberi di giocare in ampi spazi, regala sensazioni meravigliose che mai nessun monoscafo potrà darti. Potremmo dire che un monoscafo corrisponde ad una casa al mare mentre il catamarano corrisponde ad una villa sul mare.

Dopo aver usato il catamarano per due mesi dall’acquisto e sino alla fine dell’estate 2020, ho stilato una prima lista lavori molto corposa per trasformarlo a nostro uso e consumo. Una grande sfida durata oltre 10 mesi di lavori in cantiere per renderlo Green, autosufficiente e pronto per navigazioni oceaniche, veloci, comode e sicure.

Siamo così contenti del nostro super cat “Vento di Sardegna Explorer” che non lo cambieremmo mai con nessun’altra barca!

Andrea Mura


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1 commento su ““Così ho scovato il catamarano dei miei sogni”. Parola di Andrea Mura”

  1. E bravo Andrea Mura, passato anche lui al “lato oscuro della forza”
    Anche se lo credevo più tipo da Outremer, Catana o anche Neel
    Al limite di un progetto di Erik Lerouge che si trovano sul mercato francese
    Un Privilege dal becco lungo mi era capitato di noleggiarlo ai Caraibi e mi ricordo ancora bene che il nasone centrale di bolina picchiava di brutto nelle onde. Però era più piccolo del suo,

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