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Perché gli italiani immatricolano le barche con bandiera polacca o slovena

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bandiera polaccaVenuti meno i vantaggi delle bandiere belga e olandese (ne abbiamo già parlato qui) molti diportisti italiani si adoperano ora per immatricolare la propria barca e battere bandiera polacca o slovena. Disposti a impelagarsi in veri e propri intrighi internazionali, gli armatori italiani non sono nemmeno più spaventati dalle lingue slave. Tutto pur di fuggire con la propria imbarcazione dalla burocrazia e dal fisco italiano.  

Solo in Italia potevamo arrivare a una esasperazione da carta bollata tale da rendere un business il fenomeno della caccia alla bandiera estera più conveniente. Paradosso nel paradosso, questo avviene tra stati della Comunità Europea, in un mare di regole e procedure sempre diverse nate per complicare la vita al cittadino. Per 4000 anni abbiamo navigato nel Mediterraneo orgogliosi di issare i vessilli della nostra terra per onore e appartenenza, se oggi ci spendiamo per battere bandiere di chiunque altro pur di non aver a che fare con la nostra, è dimostrazione che ci sia molto, ma molto da migliorare…  

Passare con la propria barca a bandiera polacca o slovena

Un bel giorno andai a Genova, e mi imbarcai su un cargo battente bandiera Liberiana“, diceva Carlo Verdone nel film Borotalco… Ebbene oggi di barche battenti bandiera estera su cui imbarcarsi ce ne sono tante, ne abbiamo almeno una in ogni porto, solo che sono tutte… italiane! Il fenomeno è noto e in continua ascesa, è l’escamotage del diportista che cerca di sfuggire a regole e fiscalità italiane, ed è diventato un business sia per le agenzie marittime specializzate, che per gli stati esteri stessi, che guadagnano da questo esodo silenzioso.

Come si ottiene la bandiera polacca in 10 giorni

La musica dello slogan è sempre la stessa: devi immatricolare la barca? Se scegli oggi una bandiera slovena o polacca, è facile, è legale, è veloce… e ci pensano loro. Lo confermano i nostri lettori, funziona. Per la bandiera polacca, si spedisce via email la carta d’identità, la fattura d’acquisto, il certificato omologazione CE, la dichiarazione potenza e foto delle placchette motore e scafo,   si paga online una sola volta (mediamente intorno 800 euro per un 12 metri), in 5 giorni si ha licenza provvisoria.

Con altri 200 euro circa, copia di marca e modello radio VHF e copia patentino RTF, e si ha ottiene rapidamente il numero MMSI per il VHF e AIS. In sostanza, in media a 10 giorni dall’inizio della pratica, si può navigare tutto il mondo con licenza provvisoria, issando felicemente bandiera Polacca, e il completamento della pratica e la ricezione dei documenti definitivi avviene in 4 settimane.

In Italia? Tutto più lento e complicato

E’ evidente che venga il nervoso. Bizzarro che un paese straniero con cui, se va bene, l’unica interazione avuta dall’armatore nella vita è stata una cena studenti Erasmus in cui ha imparato a dire CIAO nella lingua locale (cześć in polacco, zdravo in sloveno), si adoperi così alacremente per immatricolare la barca in 10 giorni a sconosciuti cittadini stranieri.

Mentre l’Italia, paese dove il diportista ha già inviato almeno un centinaio di volte agli uffici pubblici le fotocopie della carta di identità e del codice fiscale, prospetti un iter di immatricolazione kafkiano, lunghe attese per lo STED (si parla di almeno un mese, vedi tutta la procedura qui), code alle poste per pagare i bollettini postali, marche da bollo, onerosi costi periodici come l’ ispezione per aggiornare il certificato di sicurezza, che, in molti altri stati, manco esiste per il diporto.

Il Fisco italiano fa scappare le barche all’estero

Gli aspetti procedurali tuttavia non solo la sola ragione della fuga di massa. E’ il fisco Italiano a impaurire e a far scappare le nostre barche all’estero. Sotto la bandiera polacca, ad esempio, non ci sono tasse annuali sulle barche, né ci sono tasse di circolazione, e non ci sono mai state.

Fino a poco tempo fa, in Italia, le imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore a 14 metri erano soggette al pagamento di una tassa annuale, abolita poi dal comma 366, articolo 1 della legge n. 208/2015, più volte sono entrate a far parte del redditometro.

Registrare una barca con bandiera estera, è a volte un escamotage usato per nascondere la barca non al fisco, ma a un accertamento finanziario o pignoramento nel corso di una causa legale, ad esempio: il divorzio con alimenti.

La questione dell’IVA. Si paga comunque per tutte le barche UE

Molti cercano di aggirare l’IVA o trovare un modo di pagarne meno, o almeno cercavano. Acquistando una imbarcazione all’estero da una società con sede in un paese UE, si applicherà la VAT del paese di origine, ma se viene importata, occorrerà comunque pagare l’IVA al 22%. Solo tra privati nell’usato l’IVA non è richiesta. Pochi sanno però che una barca di proprietà di un cittadino o società UE, indipendentemente dalla bandiera battuta, può navigare liberamente in Europa solo se può dimostrare di aver pagato la VAT. Anche nell’importazione di usato, quello che il fisco insegue sempre, è la dimostrazione del corretto pagamento e registrazione dell’IVA, in uno stato dell’Unione Europea.

E se intesto la barca a una società estera?

Qui viene il nocciolo della questione. Se la barca viene intestata a una società straniera o a un privato non residente in Italia, (e dunque iscritto all’AIRE), è probabile un buon commercialista possa trovare la formula legale per evitare la tassa o pagarne una più bassa nel paese di residenza.

Guardando attentamente tra i servizi offerti da molte agenzie marittime infatti, viene spesso offerta insieme alla bandiera, la possibilità di aprire attraverso l’agenzia stessa, una società all’estero fuori dall’UE, ad esempio UK o USA. Si immatricola dunque la barca in Unione Europea, per rendere semplice la navigazione in Mediterraneo, ma la si intesta a soggetto fuori dalla comunità europea per evitare la forte pressione fiscale italiana. La guardia di Finanza conosce bene oggi queste strategie, e le barche più controllate dal punto di vista fiscale finiscono per essere proprio quelle bandiera estera.

Bandiera belga e olandese, cosa era successo

Ottenere la bandiera straniera o trovare il modo legale di pagare meno che in Italia, resta in voga nonostante siano ben note le possibili complicazioni che hanno spento l’entusiasmo per le bandiere belga e olandese. Gli armatori italiani che si erano innamorati della bandiera belga si sono trovati con nuove normative che impongono loro di dover dimostrare o di vivere al 50% del tempo in Belgio.

Gli armatori italiani battenti bandiera olandese hanno scoperto solo nel Giugno 2018 (quando l’Olanda ha revocato le concessioni dopo l’incidente diplomatico della ONG Lifeline), di avere la propria barca registrata non al Kadaster, il registro marittimo olandese, ma di aver pagato per una registrazione al Watersportverbond, un elenco di barche per l’attività privata da diporto turistico, e di essere in possesso di documenti di bordo con il valore legale equivalente alla tessera della bocciofila. La bandiera olandese comunque viene ancora proposta con la procedura completa di registrazione (Zeebrief), e apparentemente sembra vantaggioso nonostante si debba pagare il viaggio a un funzionario olandese in Italia per la ispezione e marcatura dello scafo con punzone.

Nemmeno Slovenia e Polonia sono prive di ostacoli

La Brexit ha reso complicata la vita di chi aveva scelto la bandiera inglese anche se la procedura effettiva di registrazione barche non è cambiata; Malta impone la cittadinanza maltese, oppure la nomina di un delegato a cui intestare la barca; la Francia, che immatricola tutto ciò che è più lungo di 2.5 m, ha procedure abbastanza snelle visto che la barca è sport nazionale e amata quanto l’automobile, ma impone di dimostrare un domicilio fisico e un indirizzo che viene verificato al momento della consegna dei documenti in cassetta postale.

Oggi vanno di moda la bandiera slovena e la polacca. La bandiera slovena richiede comunque una visita periodica di sicurezza ogni 5 anni, ci assicurano sia una formalità ma vai a sapere… La Polonia impone già all’atto della registrazione, la definizione di un porto di ormeggio a scelta in territorio polacco. Che sia preludio a tassa futura per le barche che non risultano in porto per un determinato numero di giorni all’anno?

La Svizzera ad esempio ha regole molto restrittive, registra solo barche a cittadini svizzeri, e impone un controllo periodico persino alle derive ogni 5 anni, nonché il certificato anti inquinamento anche per i fuoribordo, motore che deve essere certificato dal costruttore per il mercato svizzero. Citiamo questo per ricordare che nulla impedisce a uno stato permissivo oggi, di cambiare le carte in tavola nel suo interesse e imporre misure più stringenti.

Limitazione e truffe non scoraggiano “l’esodo” verso altre bandiere

Un’imbarcazione da diporto battente bandiera estera non può svolgere attività di noleggio occasionale in Italia, (max 42 giorni all’anno).   Anche la licenza di navigazione delle bandiere estere, deve essere opportunamente modificata per scopi commerciali o charter. Questo non basta a scoraggiare la fuga verso altre bandiere.

Nemmeno le voci di truffe sulla vendita di una barca immatricolata all’estero a insaputa del proprietario, scoraggiano quanto gli oneri della nostra burocrazia. Piuttosto che immatricolare in Italia e risultare proprietari di imbarcazioni, alcuni diportisti pagano la barca, e la intestano ad amici residenti all’estero (ricordiamo che sono 5,5 milioni gli italiani all’Estero, uno su dieci!).

Il diportista lasciato solo in un mare di burocrazia, mentre gli altri stati ci guadagnano

Rinunciare alla propria bandiera non è una cosa da poco. La bandiera della marina mercantile Italiana, contiene le effige delle quattro repubbliche marinare, simbolo di civiltà ben antecedente all’unità d’Italia. Se un navigatore italiano si sente comunque più rappresentato da una bandiera straniera, le istituzioni dovrebbero intuirne la gravità e capire che non hanno fatto abbastanza per rappresentare gli interessi dei diportisti italiani. Barca dopo barca stiamo regalando denaro e possedimenti galleggianti a stati esteri solo a causa di tasse, balzelli e procedure burocratiche da semplificare.

Serve una normativa comunitaria semplice e unificata

Quindi? Quale è la morale della storia? Occorre una vera semplificazione burocratica fiscale di tutta la normativa da diporto a livello europeo. Occorre un registro comunitario unificato europeo delle imbarcazioni, una normalizzazione e reciprocità per le procedure di registrazioni barche, delle patenti, delle dotazioni di sicurezza, dei certificati radio.

La assurda caccia alla bandiera estera più conveniente tra stati europei, finirà quando sarà più conveniente immatricolare una barca in Italia, che in qualsiasi altro paese del mondo, formula che darebbe anche una ottima pubblicità positiva al turismo del nostro paese.  Speriamo!

Luigi Gallerani

Le bandiere EU più richieste dai cittadini Italiani per immatricolare la loro barca

 

BANDIERA REQUISITI DURATA COSTI
Polacca Essere cittadini UE, indicare porto polacco di riferimento (anche se non ci andremo mai). Nessuna ispezione di sicurezza, rinnovo necessario ogni 30 mesi della licenza. La più gettonata oggi, si ottiene online da agenzie specializzate con circa 800 euro, con 200 euro si ha MMSI. La licenza provvisoria si ottiene in meno di 10 giorni.
Slovena Essere cittadini UE Richiesta ispezione di sicurezza ogni 5 anni In alternativa alla polacca, stessi costi, tempistiche sulle 2 settimane.
Belga Dal 2019, impone di essere residenti al 50% in Belgio con effetto retroattivo su tutte le barche. Durata 5 anni, chi ha ancora bandiera Belga dovrà cambiarla se non ha i requisiti allo scadere del termine. Le nuove norme sulla residenza obbligatoria hanno fatto perdere l’interesse per questa bandiera.
Olandese Visita di ispezione di funzionario olandese alla barca con punzonatura scafo. Rinnovo annuale obbligatorio a 195 euro ogni anno. Costa circa 1600 euro più 1000 per l’ispezione, circa 3 settimane per le pratiche e tempo fino a 6 mesi per organizzare la visita del funzionario.
Maltese Essere cittadini maltesi o persona giuridica maltese (società), o nominare agente residente a Malta. Ispezione obbligatoria scafi con più di 15 anni. Con circa 1000 euro, si fa in 2 passaggi, temporanea in 3 giorni e poi permanente. Di frequente scelta da superyacht che aprono società a Malta.

 


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7 Comments

  1. Alberto Anteghini ha detto:

    ma siete certi delle tasse annuali da pagare?

    “In Italia, le imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore a 14 metri (10 mt, prima delle modifiche introdotte dal Dl 69/2013) sono soggette al pagamento di una tassa annuale, dopo il primo anno di immatricolazione, 870 euro annui fino a 17m, 1300 fino a 20 metri e 4400 euro fino a 24 metri (a salire per navi da diporto fino a 25000 euro annui oltre i 64m). Una vera e propria patrimoniale, che in altri stati non c’è.”

    • Antonino ha detto:

      La tassa di stazionamento sulle imbarcazioni superiori ai 14m è stata abolita dalla legge di stabilità del 2016 (comma 366, articolo 1 della legge n. 208/2015), quindi attualmente non c’è nessuna tassa

  2. Fabio ha detto:

    Complimenti, precisi e professionali,
    Grazie

  3. Marco Martelli ha detto:

    Buongiorno, se non erro, la tassa sulle imbarcazioni (unità da diporto) è stata abolita dal comma 366, articolo 1 della legge n. 208/2015.
    Cordiali saluti, Marco Martelli

  4. Birger ha detto:

    “Sappiamo bene che un’imbarcazione da diporto con bandiera italiana, non può essere utilizzata per fini commerciali. Vale anche per la bandiera estera.”
    Imbarcazioni con bandiera italiana come anche con bandiera estera certamente possono essere utilizzati per fini commerciali. Ci sono leggi e normative che regolamentano l’uso commerciale di imbarcazioni. Altrimenti sarebbe impossibile di svolgere attività di charter nautico in Italia.

  5. Marco Martelli ha detto:

    Buongiorno,

    concordo, sappiamo tutti benissimo quante “tipologie” di attività più o meno regolamentate ci siano in Italia proprio in merito all’utilizzo commerciale dei Natanti e delle Imbarcazioni da Diporto. (non menziono le Navi da Diporto)
    Noleggio, noleggio occasionale, Locazione con Skipper …… materia questa che andrebbe affrontata separatamente viste le mille sfaccettature burocratiche che molti purtroppo interpretano come meglio gli torna ……
    Cordiali saluti,
    Marco Martelli

  6. Giornale della Vela ha detto:

    Ringraziamo i Lettori Marco Martelli e Alberto Anteghini per le precisazioni nei commenti che ci hanno permesso di correggere l’articolo, che conteneva alcune imprecisioni sugli aspetti legali e fiscali (L.G).

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