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Le barche italiane più belle sono a Les Voiles di Saint Tropez. Scoprile qui

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les voiles de saint tropezQual è la regata più internazionale del mondo, quella più “glamour”? E’ senza dubbio Les Voiles de Saint Tropez che si svolge ogni anno nel golfo omonimo. Quest’anno dal 25 settembre al 9 ottobre record di partecipazioni, con 250 barche di ogni età e dimensione, provenienti da venti nazioni. Ovvio, è il periodo in cui saint Tropez è incantevole, senza la folla estiva ma ancora viva e con un clima incantevole.

Sapete qual è la flotta più numerosa a Les Voiles de Saint Tropez, dopo quella francese? Quella italiana con 22 barche. E non sono solo superbarche, ma anche barche “normali”, perché Les Voiles de Saint Tropez è una regata democratica e non aristocratica. Ed è questo il suo bello.

Le italiane presenti vanno dall’Elan 333 di 10 metri all’80 piedi Mylius Twin Soul B e passano per Scud, il 14 metri d’epoca del patron di Luna Rossa Patrizio Bertelli. Ecco, una per una, la pattuglia italiana a Les Voiles de Saint Tropez: le barche e la loro storia e chi sono i loro armatori.

Le barche italiane d’epoca e classiche alle Voiles de Saint Tropez

Sono barche mitiche, le signore del mare italiane. Eccole.


Scud (m. 14,93), è la barca che il patron di Luna Rossa e di Prada Patrizio Bertelli, 75 anni, ha portato a Les Voiles de Saint Tropez. Ha il solito equipaggio d’eccezione, al comando del fido Torben Grael. Scud, un cutter aurico, classe 1903 disegnato dal mitico Nat Herreshoff. è il decimo di 18 scafi costruiti e appartenenti alla classe Nyyc 30. Il perfetto restauro è stato effettuato dal Cantiere Navale dell’Argentario.


Chinook (m. 17,82) è uno dei quattordici New York 40 costruiti tra il 1916 e il 1926 per i soci del New York Yacht Club, che regatavano ad armi pari con barche uguali nelle acqua di Newport. L’armatore è Paolo Zannoni, 73 anni, oltre ad essere innamorato del suo gioiello a vela, è chairman del board di Prada, presidente di Autogrill, presidente di Dolce e Gabbana Holding e segretario del consiglio di amministrazione di Beretta Holding.


Marga (m. 15,56) è un 10 m Stazza Internazionale costruito nel 1910 su progetto di C.O. Liljegren per partecipare alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 sotto l’egida della regina di Svezia Vittoria di Baden, originariamente proprietaria dello yacht. Marga è oggi di proprietà di Tomas De Vargas Machuca e dei fratelli Alessandra e Igino Angelini che possiedono anche anche gli Shooners Puritan e Orianda, e altri tre 10M S.I. Tonino, Astarte e Linth II.


Moro di Venezia (m. 20,41) costruito dal Cantiere Navale Carlini di Rimini in legno lamellare a sette strati su ordinate in lamellare di acacia, è datato 1975. Varato nel febbraio del 1976, capostipite della classe italiana di Maxi Yacht IOR, è stato voluto da Serafino Ferruzzi come regalo per il figlio Arturo e per il genero Raul Gardini, con il patto che dividessero i loro weekend tra la vela e il lavoro in azienda.

L’idea iniziale era affidare il progetto allo studio newyorkese di Sparkman&Stephens, ma una volta giunti nella Grande Mela, i due giovani furono recuperati in areoporto da un ragazzo argentino, allora assistente del famoso studio: il suo nome era German Frers. E da qui ha inizio la favola. Oggi è di proprietà di Massimiliano Ferruzzi, figlio di Arturo e di Cristina Busi.


Magdalus Secondo (m. 25,75) è un classico Sangermani di inizio anni ’70, al comando di Sandro Taurchini, presidente dello Yacht Club Civitavecchia.


Mariella (m. 24,05) è un due alberi (yawl) costruito nel 1938 nel cantiere scozzese William Fife & Sons su progetto di Alfred Mylne. Nel 1992 viene acquistato ad un’asta da Carlo Falcone, fotografo di mare che si era trasferito ad Antigua. Rinasce a nuova vita partecipando alle regate caraibiche. Ritorna in Italia nel 2007 e diventa teatro di posa per il film Nauta. Nel 2017 viene portata a nuovo dal cantiere De Carlo di Viareggio.


Ojalà II (m 11,54) ha una storia bellissima. Ha avuto un solo proprietario dal 1973 quando fu varata in Olanda, costruita in alluminio da Royal Huisman, per l’armatore Charles Holland, ex pilota inglese che aveva fondato in Italia un’azienda di apparecchi acustici, la famosa Amplifon che oggi è una multinazionale da 1.5 miliardi.

Il progetto di Ojala II è di Sparkman&Stephens di New York, allora re delle barche da regata, a bordo quando viene varata tutta la famiglia Holland, Charles, la moglie Anna Maria Formiggini e la figlia Susan. Da quel 1973 la famiglia Holland ha sempre mantenuto questa barca come un gioiello e ogni anno partecipa alle più importanti regate del Mediterraneo. Quest’anno ha vinto la regata della Capraia.


Resolute Salmon (m. 10,91) è rinata a nuova vita grazie a Beppe e Gina Zaoli e a Valter Pizzoli. Il geniale progettista Britton Chance la disegnò nel 1975 e nel 1976 vinse la famosa One Ton Cup, grazie all’allora avveniristica deriva mobile. Acquistata dal principe Giberto Borromeo arrivò in Italia. Poi un lungo periodo di oblio sino a quando Resolute Salmon venne portata a nuovo, seguendo il progetto originale, dal team di Zaoli.

 


Le barche moderne italiane a Les Voiles de Saint Tropez 

Anouk è un Solaris 47 (m. 13,40) che ha da poco vinto il campionato italiano Offshore nella classe A, armatore Antonio Bavasso.


Un altro Solaris, Futura (Solaris 55, m. 15,78) partecipa a Les Voiles di Saint Tropez. L’armatore è Carlo Bellantone.


Nella stessa categoria regata anche Black Samurai, una barca del cantiere Eleva, il The Fifty (m. 14,62), armatore Giuseppe Porro.


Tra le barche italiane che partecipano a Les Voiles di Saint Tropez di dimensioni inferiori spicca la partecipazione del B 34, il nuovissimo Day Sailer di Luca Brenta Yachts, al comando di Enrico Malingri. La storia di queste barche è curiosa. Luca Brenta negli anni ’90 praticamente inventa una nuova generazione di barche destinate ad uscite giornaliere, di dimensioni sino a 15 metri. Sono dei piccoli superyacht capaci di grandi prestazioni veliche ma facilissime da condurre anche in poche persone.

E’ un grande successo, le chiedono da tutto il mondo. Poi, a causa della malattia del suo inventore, la produzione si ferma. Dallo scorso anno, con nuovi soci della famiglia Brenta, riparte la produzione con questo nuovo B 34 (m. 9,95) che è stato curato dall’esperto Enrico Malingri di Bagnolo.

brenta b34


Completano la flotta italiana delle barche moderne a Les Voiles di Saint Tropez Muzika 2, un X 442 (m. 13,53) di Simone Taiuti, Cristallina, un Dufour 44 Performance (m 13,35) di Christian Nelias, Vito 2, un A 40 (m 11,98) di Gian Marco Magrini; Jaro VII, un X35 (m 10,61) di Alberto Musso; Atlantis, un Elan 33 (m 9,99) di Alesandro Botto; Golfo Mistico, un Eryd 33 (m 11,50) di Aldo Ferruzzi.


I maxi italiani a Les Voiles de Saint Tropez

La superstar tra i maxi italiani è il sempreverde Capricorno della famiglia Del Bono che con una barca con questo nome ha vinto la mitica Admiral’s Cup nel 1995. Il Capricorno presente a Les Voiles di Saint Tropez è il Reichel Pugh 78’, ex Morning Glory, di cui Nauta Design ha curato l’upgrade completo di coperta e interni nel 2005, trasformandolo da racer puro e fast cruiser di lusso per girare il mondo e goderselo a vela. Questo 78 piedi il mondo l’ha girato davvero incluso il passaggio a Capo Horn, ma non prima di essersi tolto la soddisfazione di vincere una ARC condendo la vittoria con un record.

Poi, quest’anno la famiglia Del Bono (il padre Rinaldo e il figlio Alessandro) che possiedono la Mediolanum Farmaceutici che ha un fatturato attorno ai 200 milioni di euro, hanno deciso di dare una terza vita al loro Capricorno. Hanno richiamato i migliori velisti con cui hanno navigato, tra cui Flavio Favini, e hanno deciso di partecipare alle principali regate riservate ai maxi. Risultato: hanno vinto tutto, compresa la prestigiosa Maxi Rolex in Sardegna.


Completano la flotta dei maxi a Les Voiles de Saint Tropez Green Lines di Paolo Mirpuri, Sud e soprattutto Twin Soul B, il maxi di 80 piedi di Mylius che vede al timone Luciano Gandini, proprietario con la figlia Valentina del cantiere italiano. Twin Soul B è reduce da un secondo posto nella sua categoria alla Maxi Rolex.


E poi, in banchina a Les Voiles de Saint Tropez, è stata “paparazzata” la barca più all’avanguardia del mondo. Il Baltic 142 Canova di Dario Segre (che siede nel consiglio di amministrazione della società finanziaria Canova, da cui il nome della barca): un gigante di 43,33 x 9 metri con i DSS (Dynamic Stability System, i due foil “orizzontali” per stabilizzare la barca in navigazione e aumentarne le prestazioni) e super-eco, già eletta barca più bella dell’anno nel 2020 da Boat International.

Il progetto è del Farr Yacht Design, con interni ed esterni di mano italiana, ovvero dello studio milanese di Lucio Micheletti: Canova è anche la prima barca delle sue dimensioni ad essere dotata di foil DSS, progettati per migliorare il comfort e le prestazioni. Il piano velico è all’insegna della sportività, con enorme randa square top e fiocchi di dimensioni ridotte per facilitare la gestione.

Una superbarca elettrica

Il mondo va verso l’elettrico e una barca all’avanguardia come Canova 142 non poteva essere da meno. Anzi, fa di più, perché è completamente elettrica, non ha un motore termico ed è autosufficiente dal punto di vista energetico. Se si pensa che tutte le manovre sono comandate elettricamente si comprende, almeno in parte, la portata del lavoro tecnologico a bordo di questo scafo. Come si genera l’energia? Principalmente con il trascinamento dell’elica e a 14 nodi questa barca produce 20 Kw perdendo per l’attrito solo mezzo nodo.

 


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1 Comment

  1. Michele Frova ha detto:

    Grazie per aver parlato di noi in questo bell’articolo.
    E’ difficile descrivere il fascino e la bellezza de Les Voiles de Saint Tropez, del suo scenario, e della sua cornice, unica, che riunisce in uno stesso evento una grande flotta di barche moderne, classiche e d’epoca, una più bella dell’altra.
    Con affetto, agli amici de Il Giornale deĺla Vela.
    Michele Frova
    Skipper di Ojalà II

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