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Come vincere (e come divertirsi) alla Millevele. RACCONTI e CLASSIFICHE

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Una veleggiata, due modi di viverla. I nostri “reporter” hanno partecipato alla Millevele, la veleggiata dello Yacht Club Italiano (240 barche) al largo di Genova, con due barche e due spiriti molto differenti. Mauro Giuffrè era sull’Italia 998 Low Noise 2: la barca che ha vinto overall, nella sua categoria, la regata. Il trionfo della tecnica, della tattica e della voglia di dare sempre il massimo. 

Il percorso della Millevele

Eugenio Ruocco invece era sul Grand Soleil 39 del padre: barca vecchia di 40 anni, vele “stracciate” in dacron, mille pesi a bordo e un equipaggio che si conosceva per la prima volta.  

Entrambi si sono divertiti come matti. E troverete un’altra cosa in comune, a leggere i loro racconti: il rito della focaccia e del vino bianco a fine regata!

millevele

L’Italia 998 Low Noise 2 alla Millevele 2021

“COSI’ ABBIAMO VINTO LA MILLEVELE SULL’ITALIA 998 LOW NOISE 2”

La Millevele per l’Italia 998 Low Noise 2 di Valerio Dabove, skipper Furio Francesia, rappresentava il capitolo finale della stagione 2021 e al tempo stesso l’appuntamento che idealmente ci porterà verso gli impegni sportivi del 2022.

La giornata non poteva essere delle migliori sul campo di regata tra Genova e il promontorio di Portofino: sole, scirocco dai 10 ai 18 nodi, e un’ondina non particolarmente formata ma abbastanza tecnica da rendere la conduzione della barca non banale. Il nostro tattico Alessandro Smerchinich ha optato per partire nella zona bassa della lunga linea di partenza, non lontano dal pin, per potere entrare tra i primi nella rotazione a sinistra del vento tipica dello scirocco nel golfo di Genova.

E così è stato, Low Noise dopo la partenza era una tra le barche che navigavano più sottocosta, una di quelle più sopravvento alla flotta dopo la prima virata. Ci siamo trovati così a incrociare non lontano dalle primissime barche del raggruppamento delle “grandi”, che correvano su un percorso più lungo, in testa al gruppo giallo riservato alle barche lunghe fino a 11 mt.

Il vento sugli aumenti di intensità tendeva a saltare sempre sulla sinistra, per tornare a destra nei cali diffusi che si incontravano non appena si navigava mure a sinistra allontanandosi dalla costa. Un gioco interessante per il nostro tattico, che ha “scalettato” con il bordeggio mantenendosi sul centro sinistra del campo. L’unico nostro avversario diretto è diventato ben presto l’X-35 Imxertinente di Adelio Frixione, barca di 50 cm più lunga della nostra, difficile da tenere alle spalle perché leggermente più veloce.

Abbiamo girato la boa di bolina con un vantaggio stimato di poco oltre un minuto, da amministrare nelle circa 5 miglia di poppa verso il traguardo, con una boa di percorso posizionata davanti il borgo di Boccadasse. Ma lo spinnaker blu di Imxertinente alle nostre spalle da piccolo è diventato gradualmente sempre più grande, segno della velocità del nostro avversario e della loro buona conduzione.

Alla boa di Boccadasse il vantaggio si era quasi dimezzato, ma sul bordo finale Low Noise ha mantenuto il margine fino all’arrivo. Saluti di rito e complimenti tra i due equipaggi, prima di fare saltare il tappo a due bottiglie di prosecco e aprire un vassoio di “rituale” focaccia ligure. La Millevele pur essendo più una veleggiata che una regata è stata l’occasione per incontrare nuovi e vecchi amici durante una giornata perfetta di vela, e per mantenere il nostro gruppo affiatato e in allegria. Viva la vela, le regate e le veleggiate, e Hip hip urrà per Low Noise.

Mauro Giuffrè

Nel cerchio rosso il Grand Soleil 39 Mirit in partenza, tra Kauris II e Itacentodue, alla Millevele 2021

BARCA VECCHIA FA BUON BORDO – LA MILLEVELE SU UN GRAND SOLEIL 39 DEGLI ANNI ’80

C’è un grande vantaggio del partire per una regata senza alcuna aspettativa sui risultati. Qualunque sarà il tuo piazzamento, non ne uscirai deluso. E’ con questo spirito che salpiamo dal Porto Antico di Genova, con il Grand Solel 39 di mio papà (una mitica barca progettata da Alain Jezequel 40 anni fa) per la storica Millevele dello Yacht Italiano. “E’ una veleggiata, rilassiamoci e pensiamo a fare la nostra navigazione”. Lo dice persino Gianluca, tattico, velista all-round, un passato di razza sui J24. L’equipaggio è composto da me che – complici la pandemia e il lavoro -, non regato da un bel pezzo. Mio padre Lucio, quasi 70 anni, armatore; poi Gianluca, il suo amico Matteo che è alle sue prime esperienze in mare, e Alberto, piemontese trapiantato a Genova per “amore e per lavoro”.

Usciti dalla diga foranea capiamo che lo scirocco la farà da padrone. Vento bello teso, da sud-est, con il mare che inizia a montare. Che spettacolo il mare di vele (240) davanti alla mia città. Ma non ho tempo di perdermi in pensieri romantici: ci sono le manovre da provare, il gennaker da armare, abbiamo solo un’oretta prima della partenza per conoscerci come equipaggio. E per capire come fare andare la barca che monta dei veri e propri “stracci” in dacron, ha i lazy bag, un bimini chiuso alla bell’e meglio sul paterazzo e almeno 9 tonnellate di peso.

“Pum”, si sente dalla barca giuria. Meno 10 minuti alla partenza: siamo davanti al Lido d’Albaro, le barche partiranno tutte assieme ma faranno percorsi diversi (più lunghi o corti) a seconda della lunghezza. Noi siamo nel gruppo delle barche “medie”, quello verde, con boa di bolina da girare al largo di Sori. Sono nato e cresciuto velisticamente a Genova, per me con lo scirocco si va verso la costa, quindi cerchiamo di crearci lo spazio giusto per partire liberi e poter sfruttare il più possibile il lato mure a dritta verso terra, senza che qualche bolide ci spedisca nei rifiuti delle sue vele. E’ Gianluca ad avere l’idea: piazzandoci tra due giganti, avremo poi più spazio di manovra, perché trattandosi di una veleggiata nessuno ha voglia di fare “peli” a un 60 o 70 piedi. Così stiamo tra la barca giuria e il centro dell’allineamento di partenza, attaccati al Felci 61 Itacentodue di Adriano Calvini e il Kauris II, Wally di 24 metri.

A meno di un minuto lasciamo che ci sfilino sopravento, cazziamo le vele e ci mettiamo al passo. “Pum”! Partenza ottima, ci guardiamo alle spalle e almeno un centinaio di barche sono “infognate” dietro la barca giuria. Sottovento non sono molti gli scafi avanti a noi. “Ti avevo promesso che saremo partiti bene!”, dice Gianluca a Matteo. Ora c’è una bolina, con scirocco da 17 a 20 nodi da affrontare. Io, al timone, vorrei proseguire verso terra, senza se e senza ma. Gianluca invece, nonostante fossimo liberi, consiglia di virare e andare verso il largo. Si discute, ma d’altronde “questa è una veleggiata, dobbiamo fare il nostro passo, proviamo”. Viriamo. Dopo qualche centinaio di metri, in effetti, entriamo in una zona di buona pressione. Prima è un “buono”, orziamo bene risalendo il vento, poi arriva l’agognato scarso che ci consente di virare di nuovo per riportarci al centro del campo. Si scende benissimo, la barca è uno schioppo, mentre verso terra hanno meno pressione: “Grande Alain Jezequel e grande Gianluca!” urlo gasato. A metà della regata, davanti ci saranno al massimo una 15ina di barche. Pazzesco, per noi.

La prima cosa che ti insegnano, quando si parla di tattica di regata, è quella di non attraversare il campo. Allora decidiamo di virare prima di incrociare il gruppo delle barche che vengono su da terra. Giusto, sulla carta, sbagliato, in questa circostanza. Risaliamo con buona pressione, ma ci dà sempre più buono, e quando viriamo, per andare a prendere la boa di Sori, dobbiamo navigare con lo scarso e da terra salgono come lippe. Qualche posizione la buttiamo via così. Poiché non siamo un equipaggio che si conosce, per fare meno virate possibili scegliamo anche di stare belli abbondanti sulla layline. Non vogliamo fare casini. E lì, altre posizioni perse. “E’ una veleggiata, d’altronde”.

Navigando mure a dritta verso la boa, salta fuori la fatidica domanda. Gennaker si o gennaker no? Io lo vorrei dare, ma mi fanno notare dalla falchetta che forse non siamo pronti, come equipaggio. D’altronde l’anemometro segna in quel momento 21,5 nodi. Ogni dubbio viene fugato quando tre barche davanti a noi, girata la boa, danno gennaker o spi. Caramelle, calze che non si aprono, spinnaker che diventano reti a strascico. “Ok ragazzi, facciamo una bella farfalla e non ci pensiamo più”.

Nonostante sia un vecchio scafo influenzato dai regolamenti di stazza IOR, quindi con il baglio massimo a centro barca e la poppa sottile, il GS 39 di poppa di rivela molto più stabile del previsto. Scendiamo come lippe, ingaggiati a un certo punto con il First 36.7 Circe: vorremmo strambare per andare fuori, ma navighiamo appaiati mure a dritta verso terra fino a quando il loro timoniere ci fa segno che lui stramba e se vogliamo possiamo abbattere anche noi. Qui si vede lo spirito da veleggiata, dove prima della competitività c’è la gentilezza: lui era sottovento e poteva fare di noi quel che voleva, avendo la precedenza.

Il First abbatte, proprio mentre sulle nostre vele soffia un bel vento così decidiamo di scendere a farfalla guadagnano metri e lasciandoci alle spalle il First. Se l’armatore di Circe ci stesse leggendo, vorrei scusarmi con lui se ha deciso di strambare solo per fare un favore a noi.

Poveracce le barche ancora in regata, che si sono prese un bel “groppone” e tanta pioggia! Foto da bordo del GS39 Mirit

Comunque, arriviamo bene sulla boa di disimpegno davanti a Sturla e poi chiudiamo spediti fino al Capo di Santa Chiara. Undicesimi di classe (su quasi 60 barche), giusto in tempo per non beccarci i tuoni, fulmini e un principio di tromba d’aria che investe la flotta che sta ancora navigando dietro di noi. Per un pelo!

Srotoliamo dal paterazzo il bimini per ripararci dalla pioggia (nel farlo, ci siamo pure accorti che avevamo lasciato il parabordo che protegge lo specchio di poppa in acqua. Cioccolatai!), stappiamo un buon bianco e focaccia per tutti. Bella storia la Millevele!

Eugenio Ruocco

QUI TUTTE LE CLASSIFICHE DELLA MILLEVELE:

GRUPPO ROSSO – BARCHE SUPERIORI A 18 M

GRUPPO VERDE – BARCHE TRA GLI 11,01 E I 17,99 M

GRUPPO GIALLO – BARCHE SOTTO GLI 11 METRI

GRUPPO IREN


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