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La paura di Team New Zealand che paralizza la Coppa America

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grant daltonSono nuvole grigie quelle che si addensano sul cielo della 37ma Coppa America e che al momento non vogliono ancora diradarsi. Caos. Forse è giusto definirlo così dato che dalla conclusione dell’edizione 36 sono passati sei mesi e poco o nulla si sa sul futuro del Trofeo. Ma in fondo per una squadra sportiva come Team New Zealand, una delle più vincenti nella storia della vela ma a corto di soldi, c’è anche il diritto ad avere paura. Timore di rivivere la traumatica sfida del 2003, con Coutts e gli altri senatori del team passati ad Alinghi e una barca che in finale faceva, letteralmente, acqua da tutte le parti. Paura di non avere abbastanza soldi per organizzare un evento all’altezza delle aspettative e un team adeguatamente competitivo. Paura anche di finire alla mercé di un paperone per cui la Coppa America diventi un capriccio del momento con cui giocare un po’.

LA PROPOSTA INDECENTE PER AVERE LA COPPA AMERICA

Ha fatto rumore infatti la “proposta con vincolo” avanzata dal multimilionario neozelandese del settore petrolifero, Mark Dunphy, che si è detto pronto a finanziare team ed organizzazione ma a costo che saltasse la testa del grande capo Grant Dalton, troppo ingombrante con la sua presenza decisionale. Un affronto sia per i giovani che per i “vecchi” dentro Team New Zealand, dato che Dalton, pur con alcune ombre e un percorso con sconfitte cocenti, è riuscito a resuscitare le sorti dei kiwi dopo la “tragica” Coppa ad Auckland del 2003. La risposta del team è stata glaciale con un comunicato tagliente: “…secondo noi il signor Dunphy ha offeso pubblicamente la nostra squadra. Inoltre, ha denigrato l’assoluta dedizione e l’impegno che Dalts ha mostrato senza sosta dal 2003, quando ha preso in mano la gestione di quelle che erano le ceneri di un team sconfitto, per ricostruirlo fino a diventare il team di Coppa America di maggior successo nella storia moderna con il nostro orgoglioso yacht club, il Royal New Zealand Yacht Squadron“, si legge in uno dei passaggi più significativi. Proposta rispedita al mittente. Dove e quando si farà allora la 37ma Coppa America?

DOVE VA LA COPPA AMERICA

In un ulteriore dichiarazione a bocca di Dalton Team New Zealand chiarisce che al momento c’è una sede estera, in una rosa con diverse candidate, che appare favorita, e che l’idea di una Coppa ad Auckland  non è tramontata ma le possibilità restano poche. Le sedi potrebbero essere Valencia in Spagna, Cowes in Inghilterra, Dubai negli Emirati, ma ci sono voci meno verificate che portano la Coppa fino a Cork in Irlanda, o a Jeddah in Arabia Saudita. Le prime tre restano probabilmente in pole position, con l’Inghilterra e gli Emirati forse avvantaggiati. Perché se è vero che Valencia è una candidatura forte e possiede infrastrutture a sufficienza, avendo già ospitato la Coppa, è anche vero che la polita spagnola locale e nazionale non è sembrata compatta sul tema. La città “piange” ancora qualche debito di troppo a livello economico per gli investimenti fatti in vista dell’edizione del 2009  e un altro esborso importante non sarebbe ben digerito dai contribuenti.

Dalla partita al momento sembrano essersi smarcate eventuali città italiane. L’entusiasmo per una Coppa in Italia sarebbe smodato, ma l’investimento stimato per convincere i neozelandesi a portarla all’estero sarebbe superiore ai 200 milioni di euro. Luna Rossa dal canto proprio sembra decisamente più intenzionata, salvo clamorosi colpi di scena, a cercare di portare la Coppa in Italia da vincitrice piuttosto che favorire una sorta di oneroso “affitto” da parte di una delle nostre città di mare.  I kiwi hanno comunicato che la decisione su sede e date verrà annunciata entro l’autunno. 

COSA FANNO I TEAM

Da Luna Rossa tutto tace o quasi. Alla base di Cagliari non vengono segnalate particolari attività, le due barche sono arrivate ormai da qualche mese dalla Nuova Zelanda, restano ancora impacchettate in attesa di capire cosa succederà. Le dichiarazioni dei protagonisti e dei membri del team vanno però tutte verso la stessa direzione, ovvero che Luna Rossa alla prossima Coppa ci sarà, non c’è dubbio. In realtà Patrizio Bertelli e Max Sirena in silenzio e sotto traccia hanno già lavorato per riconfermare parte del team e operare alcuni innesti in diversi settori, anche in quello del design. Le manovre per ora restano coperte, ma qualcosa si è mosso.

Più energica la comunicazione di American Magic, che ha annunciato un nuovo design coordinator, Scott Ferguson, due America’s Cup vinte con Oracle Team USA e con un trascorso in Luna Rossa. Un passo importante del team americano, che nella passata edizione ha mostrato qualche crepa e discrepanza tra il lavoro progettuale e la reale possibilità di mettere in acqua una barca tanto veloce quanto controllabile.

In Ineos Ben Ainslie e Giles Scott si dividono tra Olimpiadi (Scott ha aggiunto un oro alla sua bacheca) e SailGp. Ainslie ha però chiarito che dovremo aspettarci importanti aggiornamenti dal team a proposito della sfida alla Coppa, di cui ricordiamo Ineos è Challenge of Record e ha quindi il diritto di stabilire il nuovo Protocollo con i kiwi.

Mauro Giuffrè


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