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LA LUNGA MARCIA Come abbiamo vinto l’oro nei multiscafi dopo tante delusioni

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multiscafiCome siamo arrivati a vincere un oro olimpico nei multiscafi? Lo scoprirete leggendo il racconto/tributo che il grande velista Franco Pivoli (olimpionico sui Tornado nel 1976, poi allenatore) ha voluto dedicare a Ruggero Tita e Caterina Banti (oro a Enoshima sui Nacra 17). Dopo tanti tentativi, fallimenti, delusioni dell’ultimo minuto. Una storia con tanti protagonisti, che parte da molto lontano.

Franco Pivoli

LA LUNGA MARCIA
per Ruggero Tita e Caterina Banti

A metà degli anni 50, io sono del 48, passavamo le estati a Peschici, nel Gargano, Puglia. E lì abbiamo conosciuto Manlio Guberti, pittore di Grotta Rossa che viveva nella torre di avvistamento  dei pirati a nord di Peschici. Lui aveva una barca a vela di 6,5 metri cabinata, con cui facevamo, in cinque, una settimana di crociera. Alla sera si alava la barca sulla spiaggia e si montava la tenda, no elettricità, no acqua corrente, meravigliosi ricordi.

Manlio era un fanatico dei multiscafi e ci raccontava davanti al fuoco sulle spiagge deserte mirabolanti storie su questi oggetti.

Nei primi anni ’60 mio zio, il mitico ingegner Viganò, comperò i disegni di Piver e si fece costruire un trimarano Nimble da Patucelli sul lago di Iseo.

Varo, festa, tutti a provare questo oggetto incredibile, temporale, tutti in cabina, c’era la timoneria interna! Raffica, crack, Rotto l’albero! Ripara, modifica e poi sul Po verso Venezia, navigazione magnifica.

Due anni dopo, 1964, altro trimarano, sempre Nimble, il Pola, Cantiere Movo di Murano, un anno a Venezia a cercare attrezzature che non esistevano, modifiche, piano velico maggiorato, crociere in Iugoslavia, in cinque, sempre 9,5 metri.

1966 un altro trimarano di Piver, il Victres, 12 metri, Baleari, Golfo del Leone, piegato l’albero, Barcellona, gru, albero in banchina, si ripara, nel 1991 alle preolimpiche vado al club e racconto l’avventura, di fianco un signore anziano che si illumina e dice “ero io il gruista”. Che emozione!

1967, regata ad Anzio, Uno per Classe, organizzata della rivista Nautica, noi con un trimarano P17, sempre costruito in casa dallo zio, tutto l’inverno a Varenna a provare e allenarsi, mi ricordo il freddo! Ci vestivamo con i maglioni di lana fatti dalla mamma e le cerate gialle.

Ad Anzio la prima uscita del Tornado in Italia, meraviglia, era un’astronave (non eravamo ancora andati sulla luna) tanto affascinati a guardarlo che ci siamo schiantati sul faro all’entrata del porto.

Un Tornado in legno (fonte https://www.tornado-class.org/)

1972 Tornado Olimpico, lo zio compera i diritti di costruzione, si parte, si prova, si sperimenta, regate, le prime all’estero, mondi sconosciuti, tutti a provare, cercare, quanti disperati ultimi!

Giorni a guardare e cercare di capire, ore a fare esperimenti sulle stecche, che erano di legno! Poi sono arrivate quelle in sandwich, ma all’inizio si piallavano a mano.

1973 costruisco una Tornado in epossidica e honeycomb di alluminio, un salto in avanti di anni, peccato non ci fosse la tecnologia del sotto vuoto, delaminava, gli inglesi, due cantieri, Reg White e Panther Craft, scelgo questo, cambia la vita, si va forte, prime soddisfazioni, si vince!

1976 Olimpiadi, non più feeling con il mio prodiere, bene, non benissimo, tanta rabbia.

Poi arriva un ingegnere di Bari, Giorgio Bergamini, che mi vuole come timoniere di un Classe C, mondo ignoto, anche qui gli inglesi e gli americani maestri. Nasce Miss Lancia, la vela esattamente uguale a quella degli ultimi Coppa America, due rande con il controllo delle stecche, lavoro, esperimenti, primi pezzi in carbonio. Aer Macchi, ingegnere Ermanno Bazzocchi, galleria del vento, Brindisi tutti i fine settimana per provare, quanto lavoro, incredibile esperienza.

Trasferta in America, già questa un’avventura, prove sul campo di regata, ci guardavano come gli ultimi arrivati, e avevano ragione! Prima della regata riunione della Federazione Internazionale per impedirci di chiamare la barca con il nome commerciale, prima sponsorizzazione nella vela, era un mondo di gentlemen. Abbiamo corso come Miss L. La barca un missile di bolina, una capra zoppa di lasco e poppa, si perde contro Patient Lady, albero alare a tre settori, uguale a quello dei cat di Coppa America, era il 1978 , gli altri correvano con i 12M SI con le vele in Dacron!

1980 niente Olimpiadi, il mio prodiere Alberto Gualandi, in forza ai corpi militari, senza passaporto per la Russia, si va in America con il Sig.G, stesso principio di vela, un flap in più per la poppa e le derive asimmetriche e inclinate… foil!

Una barca complicata, nessun confronto, nessun mezzo di controllo, ma… ci siamo sollevati! Sul lago di Garda mure a sinistra verso Campione, sensazione pazzesca, capacità di controllo pari a zero, panico!

Naturalmente alla prima regata si è rotto tutto! Bergamini guarda il danno e dice “troppo carico di punta sulle stecche, mi era venuto il dubbio”. Ripara, modifica, inventa si ritorna in regata, non funzionava più, Tutto troppo complicato, il team americano ha poi fatto il Cat con cui Dennis Conner ha vinto contro gli Australiani la sfida di Coppa America contro il monoscafo di 90 piedi. Multiscafisti!

1981 mi ritiro dal Tornado.

1984 la FIV mi chiama per cercare di far funzionare la classe che è morta. Settembre, al Tornado Torbole Trophy trovo due dispersi nel lago, Giorgio e Luca, due talenti che con pazienza e lavoro hanno vinto quasi tutto, caratteri difficili come tutti i grandi .

1988 Corea, eravamo la squadra da battere alle Olimpiadi ma si è rotto il feeling tra di loro e non hanno vinto, potevano, ma non è successo.

Giorgio Zuccoli e Angelo Glisoni

1989 cambio, Giorgio Zuccoli prende Angelo Glisoni e ricomincia a lavorare sul Tornado.

1991 settembre, campionato del Mondo a Cagliari, primo Giorgio secondi i Pirinoli a meno di un punto, trionfo della classe e del lavoro fatto in tanti anni.

febbraio 1992 lascio il posto di allenatore, divergenze su chi doveva fare cosa e chi doveva dire a me cosa fare. Chi mi conosce capisce.

1992 Olimpiadi, Giorgio 17 su 21, un disastro incredibile, ma vero.

Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri

La storia continua. Atlanta 1996 Pirinoli sfiora il podio, Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri si giocano la medaglia all’ultima regata nel 2016 e poi arrivate voi, Ruggero e Caterina, meravigliosi!

La lunga marcia vi è servita? Da quando in FIV ci additavano come quelli che andavano sui pattini a vela tanto è cambiato. Ho voluto farvi sapere la storia dei multiscafi che ha attraversato tutta la mia vita e che spero sia anche servita a farvi arrivare alla vostra magnifica medaglia.

Ancora bravi!

Franco Pivoli

(In navigazione nel mare Egeo con il suo Ulisse,  la moglie, che mi segue da Caprera e la nuova cucciola Uma).

 


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