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STORIE Il primo oro olimpico della vela italiana vinto nella Germania di Hitler

Tita-Banti nella storia: è oro olimpico 21 anni dopo Alessandra Sensini
3 agosto 2021
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3 agosto 2021

courtesy of YCI

Ottantacinque anni separano l’ultima medaglia d’oro olimpica vinta da Ruggero Tita e Caterina Marianna Banti (ve ne abbiamo parliamo QUI) da quella fatidica prima volta. Dallo storico oro olimpico conquistato dalla vela italiana, sull’8 m Stazza Internazionale, chiamato, appunto, Italia. Ve lo raccontiamo con le immagini tratte (anche) dall’archivio storico dello Yacht Club Italiano.

LA “CAVALCATA” DI ITALIA NELLA GERMANIA NAZISTA
VERSO L’ORO OLIMPICO

Era l’agosto del 1936 quando nelle acque tedesche di Kiel la vela italiana conquistava il suo primo oro olimpico. La vittoria alle Olimpiadi di Berlino rimane assolutamente unica, perché vinta da un equipaggio italiano con un’imbarcazione progettata e costruita in Italia.

 

L’equipaggio di Italia

Tutti gli equipaggi che partecipavano alle discusse Olimpiadi naziste dovevano essere composti da dilettanti e nella scelta della formazione italiana, pur con una predominanza di atleti genovesi, era già stato introdotto il criterio di inserire elementi di altri centri velici nazionali. A guidare la squadra azzurra è Leone Giovanni Reggio, timoniere di razza.

Nato nel 1888, già da decenni è uno dei più validi velisti italiani. A lui viene dato gran parte del merito della vittoria di Kiel, ma fu lui stesso a precisare: “Adagio: il merito non è stato soltanto mio. Debbo riconoscere – e lo faccio volentieri – che i miei compagni di equipaggio hanno dato il loro prezioso contributo a quella affermazione… La vittoria che abbiamo conseguito nel nome dell’Italia ci ha riempito di orgoglio e mi ha dato la più bella soddisfazione cui potessi aspirare”.

Assieme a Reggio, Bruno Bianchi, Luigi De Manincor, Domenico Mordini, Enrico Massimo Poggi, Luigi Mino Poggi.

Courtesy of YCI

La barca e la lunga battaglia con gli avversari

A disegnare e costruire l’8 metri S.I. Italia fu Attilio Costaguta, che realizzò una barca “media”, eccellente camminatrice nei venti medio-leggeri e resistente sufficientemente per difendersi fino a 10 metri al secondo. Proprio per queste sue caratteristiche fu scelta per difendere i colori azzurri a Kiel (e ancora oggi la si può ammirare navigare nelle acque del golfo di Napoli ed è ormeggiata al Molosiglio nella base nautica della Lega Navale ed è stata riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali “Bene storico”).

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Fu una serie di regate interminabili, tra scoppi di burrasca e giornate di sole. Italia alternò momenti di esaltazione (rimane negli annali della vela olimpica quel bordo di poppa nella prima regata, quando la nostra barca fu l’unica a tenere su lo spinnaker, arrivando quasi volando alla boa e riuscendo così a ottenere un fondamentale secondo posto). Italia alla fine delle nove prove vinse solo una prova, la quarta, con una rimonta ottenuta scegliendo di tirare un infinito bordo mure a dritta, tra gli applausi scroscianti della folla che gremiva piroscafi e motoscafi.

Ma il momento più emozionante fu una…sconfitta! Nella settima prova, con vento da scirocco forza 3-4. Partono in testa Svezia, Stati Uniti e Argentina. L’Italia non riesce a risalire dalla penultima posizione. E’ nel secondo lato di bolina che Reggio e il suo equipaggio iniziano la grande rimonta. Con un azzeccato bordeggio superano un avversario dopo l’altro, fino a prendere la testa della flotta, passando anche la Svezia, che li precedeva di oltre un minuto. Sembra fatta, l’Italia comanda la parte finale della regata sino alla linea del traguardo dove uno scarso di vento regala la vittoria proprio agli scandinavi, diretti avversari per il successo finale.

schermata-2016-11-30-alle-15-53-33L’equipaggio italiano torna a terra di umore nerissimo, che non migliora neppure quando viene annunciato che il giorno seguente dovrà prendere parte a una prova aggiuntiva per stabilire il vincitore. Al mattino, mentre si preparano a mollare gli ormeggi, gli azzurri si sentono scoraggiati. A risvegliarli dal torpore è il comandante del porticciolo, che li raggiunge correndo e sventolando le braccia urlando “Italia, Italia!”.

La giuria aveva infatti atteso due giorni per decidere a proposito di una protesta che vedeva coinvolta la barca italiana al passaggio di una boa: dopo aver visionato un filmato girato dalla mitica Leni Rifenstahl, imbarcata su un pallone aerostatico ancorato proprio alla boa incriminata, l’Italia venne scagionata. E fu vittoria!

L’immagine più bella di quell’olimpiade in bianco e nero ce la regala Bruno Bianchi, che era proprio uno degli atleti a bordo di Italia: “Che cosa si prova? Sinceramente non lo so: io ero troppo occupato a farmi rigare la faccia dalle lacrime che mi scendevano dagli occhi sbarrati quando il tricolore saliva lassù sull’asta più alta di tutte“.

IL MEDAGLIERE AZZURRO DELLA VELA OLIMPICA

Berlino, 1936. ORO (categoria 8 m S.I.), Reggio-Bianchi-De Manincor-Mordini-E. Poggi-L. Poggi

Helsinki, 1952. ORO (Star), Straulino-Rode

Melbourne, 1956. ARGENTO (Star), Straulino-Rode

Roma, 1960. BRONZO (Dragone), Cosentino-Ciciliano-De Stefano

Acapulco (Messico), 1968. BRONZO (Finn), Albarelli; BRONZO (Star), Cavallo-Gargano

Tallinn (Mosca), 1980. BRONZO (Star), Gorla-Peraboni

Los Angeles, 1984. BRONZO (Star), Gorla-Peraboni

Savannah (Atlanta), 1996. BRONZO (Mistral), Sensini

Sydney, 2000. ORO (Mistral), Sensini; ARGENTO (Finn), Devoti

Atene, 2004. BRONZO (Mistral), Sensini

Qingdao (Pechino) 2008. ARGENTO (RS:X), Sensini; BRONZO (Laser standard), Romero

Enoshima (Tokyo), 2020 (2021). ORO (Nacra 17), Tita-Banti


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