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Arriva il 3 metri che vola sui foil e che usi come un Laser

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Si chiama Pocket Foiler 10 ft e nasce dalla testa di un italiano con un “brief” ben preciso. Aurelio Proserpio, 62 anni, velista da una vita, amante della classe 10 piedi (poco conosciuta in Italia) e un passato da costruttore di barche fuori dal coro, voleva una deriva in grado di volare facile e in modo stabile, ma che fosse maneggevole come un Laser e dai costi accessibili.

Ci siamo fatti raccontare da Proserpio come, da un’idea di tre anni fa, si sia arrivati a vedere i primi Pocket Foiler volare sull’acqua. Con la produzione in serie che partirà a fine anno al cantiere Terra e Mare di Manerba sul Garda.

LA GENESI DEL POCKET FOILER

“Mi sono reso conto che in Italia mancava una barca in grado di fare da ‘traghettatrice’ tra le derive giovanili non foiling – Optimist, RS Tera, O’pen Bic… – e quelle dotate di foil più performanti, come ad esempio i Moth o i Waszp”, esordisce Proserpio.

“Allora ho coinvolto Hugh Welbourn, con cui sono in ottimi rapporti, e gli ho sottoposto l’idea”. Per chi non lo conoscesse, Welbourn è l’inventore del sistema DSS, acronimo di Dynamic Stability System. Il sistema che sfrutta due foil retrattili posti lateralmente a centro scafo e che ha la funzione di aumentare la stabilità della barca e quindi la sua velocità (lo abbiamo visto anche sulle barche d’altura, come il mitico 100 piedi Wild Oats, sugli Infiniti o sull’avveniristico Baltic 142 Canova, la barca più grande al mondo ad aver questo sistema).

Le versioni più recenti del DSS non servono soltanto ad aumentare il momento raddrizzante, ma generano una forza idrodinamica verticale verso l’alto (lift) che, in combinazione con una pala del timone con foil a “T” (tipo quelle dei Moth o degli AC45), consentono alla deriva di navigare sollevata dall’acqua.

Welbourn era la persona giusta, ha contribuito allo sviluppo di derive volanti come l’FL01 e ha progettato barche come il Quant 23. Nel caso del Pocket Foiler ci siamo concentrati su una misura più contenuta: la barca è lunga 3,04 metri e larga 1,45, con un peso che non supera i 45 chili”.

La barca, dalle forme “spigolose” che ai più giovani ricordano appunto i Quant o il nuovissimo Persico 69F, ai più vecchi i Fireball (“con un Pocket Foiler mica devi fare i mari del sud, non servono prue ‘frangionde’!”) è stata costruita in due prototipi: “La forma dello scafo deriva anche dalla costruzione in pannelli di carbonio ed epossidica dei prototipo. La produzione di serie avverrà invece con gli stampi, scafo e coperta”, spiega Proserpio.

PER RAGAZZINI MA NON SOLO

Si tratta di una deriva pensata per i ragazzini, ma non è destinata solo a loro: “La barca è pensata per pesi fino a 85 chili. Non a caso viene proposta con due superfici veliche: 6,5 mq per equipaggi più leggeri, che diventano 8 mq per masse più importanti. Questo fa sì che il Pocket Foiler sia una barca per tutti, grandi e piccini. Pensate che mi ha chiamato il comandante del Canova (che, ripetiamo, è la barca più grande al mondo dotata di DSS, ndr) interessato all’ipotesi di imbarcarne due!”.

Questo in effetti è un punto interessante: da un lato una deriva volante per un uso sportivo e giovane (il Pocket Foiler mira, ovviamente, a diventare classe riconosciuta), dall’altro una barca facile per volare e divertirsi. “Un genitore la può comprare al figlio e poi usarla anche lui!”.

UNA BARCA, TRE MODI DI NAVIGARE

Ma è veramente così facile volare sul Pocket Foiler? “Assolutamente si. Non a caso ci siamo rivolti a Welbourn, l’ideatore del cosiddetto ‘gently foiling’, ovvero un volo più stabile su tre punti di appoggio: le appendici e il timone a T rovesciata. La barca è molto più ‘sicura’ rispetto a una deriva tipo Moth, dove i punti di appoggio in acqua sono solo due”.

pocket foilerE c’è di più: la piccola deriva non ha problemi a navigare anche in dislocamento, quindi il suo range di utilizzo praticamente non conosce limiti. “Con poco vento, basta issare i foil per navigare come una normale barca dislocante, perché è dotata di una deriva pivotante.

All’aumentare del vento, se si è stanchi e non si ha voglia di volare, si può navigare in modalità DSS: ovvero con il foil sottovento in acqua, in modo tale da aumentare la coppia di raddrizzamento e navigare senza dover stare alle cinghie (e spezzarsi la schiena) come in una normale deriva. Per ‘decollare’, invece, avrete bisogno di entrambe le appendici abbassate. Dai test, la barca è risultata performante e stabile non solo su acque piatte, ma anche con 30/40 cm di onda. Se il mare è più mosso, conviene navigare in dislocamento: ma non è questo l’utilizzo per cui nasce la barca”.

PREZZO? COMPETITIVO

Veniamo a quella che, nel caso delle derive foiling, è spesso la nota dolente. Il prezzo. “Bisogna tenere presente che, quando si tratta di barche volanti, le appendici hanno una notevole incidenza sul prezzo finale. I foil e il timone in carbonio, anche per una barca di 3 metri come il Pocket Foiler, hanno un costo di 2.000/2.500 euro. Considerato questo, l’idea è quella di restare sotto i 10.000 euro per una barca pronta a navigare e a volare”.

Attualmente i due esemplari di Pocket Foiler naviganti (uno bianco e uno nero) sono ancora in fase di test (“dobbiamo ancora capire se mettere o meno le crocette sull’albero”), poi a fine anno inizierà la produzione: i primi scafi saranno disponibili nel 2022.

Per info e aggiornamenti:

https://www.facebook.com/pocketfoiler/

https://www.terraemare.net/ 

E.R.

 


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