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151 Miglia: il “mostro” dell’Elba e il racconto on board di una regata mai banale

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Si è conclusa la 151 Miglia Trofeo Celadrin, un’edizione spettacolare della classica tirrenica che ha visto impegnate in acqua quasi 250 imbarcazioni divise nelle categorie IRC over 60, ORC e IRC. Il maxi 100 Arca di Furio Benussi ha tagliato la linea d’arrivo di Punta Ala dopo 161 miglia percorse e 15 ore, 42 minuti e 20 secondi. Poche, ma non sufficienti a battere il record fatto registrare da Rambler 88: 13 ore, 58 minuti (segnato nel 2019 in 13 ore, 50 minuti e 58 secondi). La vittoria in ORC overall invece è andata allo Swan 42 Fantaghirò di Carlandrea Simonelli, al secondo posto si è piazzato il Tp 52 Air Is Blue di Roberto Monti, seguito dal First 40 Tevere di Gianrocco Catalano. In IRC overall si impone per una manciata di secondi il Latini 52 Solano di Pascal Feryn che batte di un soffio il Ker 46 Lisa R di Giovanni Di Vincenzo, terzo il First 44.7 Free Spirit di Paolo Rossi. Nella classifica riservata agli IRC Over 60 il gradino più alto del podio è andato al Mylius 80 Twin Soul B di Luciano Gandini, seguito dal Maxi 100 Arca di Furio Benussi, terzo gradino del podio per il Mylius 60 CK Cippa Lippa X di Guido Paolo Gamucci. CLASSIFICHE COMPLETE QUI

Di seguito il racconto del nostro collaboratore mauro Giuffrè che era imbarcato sul FY61 Ita Centodue di Adriano Calvini.

UNA 151 MIGLIA MOLTO TECNICA

Nei gruppi whatsapp degli equipaggi alla vigilia della partenza della 151 Miglia si parlava di una sola cosa: sarà una regata velocissima, concordavano in molti. E in effetti le previsioni meteo e le simulazioni di routage dicevano che il vento sarebbe stato costante, prima dai quadranti settentrionali intorno ai 15 nodi, e poi in rotazione verso est senza perdere d’intensità. Sembravano potersi concretizzare delle condizioni ideali grazie alle quali più di una barca sarebbe potuta scendere sotto il tempo di riferimento fatto segnare da Rambler 88 nel 2019. Ma chi conosce bene la 151 Miglia sa che è una delle regate più “pazze” che si corrano in Tirreno e gli imprevisti meteo sono sempre dietro l’angolo.

Il Cookson 50 Kuka 3 di Franco Nieggeler fotografato da Ita Centodue nel lungo bordo verso lo scoglio della Giraglia. Foto Giuffrè

La discesa verso la Giraglia è stata come da manuale. Il vento iniziale che soffiava da nord-ovest intorno ai 10 nodi è andato gradualmente rinforzando fino ai 15-18 nodi e ruotando gradualmente verso nordest. L’avvicinamento alla Corsica per la flotta dei maxi è stato quindi veloce e come da previsioni meteo della vigilia. Il vento ha ruotato verso destra poco prima del tramonto, e con un paio di strambate finali l’approccio allo Scoglio non è stato particolarmente complesso. In Giraglia poi si è concretizzato il primo calo del vento, previsto da molti modelli meteo. Ma come sempre il”mostro” più grande da affrontare in questa regata si chiama Isola d’Elba.

A bordo di Ita Centodue, l’isola d’Elba sullo sfondo. Foto Giuffrè

Con il vento ruotato a nordest l’imponente isola è diventata decisiva, come in molte altre edizioni, per le scelte tattiche da prendere durante la notte. Dopo la Giraglia la scelta era tra dirigersi decisamente verso l’Elba, a costo di fare poca strada sulla rotta ideale, oppure tenersi più distanti e fare avvicinamento in rotta verso il waypoint delle Formiche di Grosseto. Chi ha optato per questa seconda opzione ha perso la scommessa, chi ha sacrificato circa un’ora di navigazione “a perdere” per posizionarsi più a nord rispetto alla rotta ideale, anche di poco, ha pescato la carta vincente. La scelta giusta infatti è stata presa da chi, come il Latini 52 Solano o il Per 43 Lisa R, ha fatto un bordo mure a dritta verso l’isola di Capraia per poi passare più vicino all’Isola d’Elba.

La traccia del Latini 52 Solano, vincitore in IRC overall. Si nota il bordo verso l’isola di Capraia, decisivo per poi restare leggermente più a nord della rotta ideale e navigare in un vento più costante.

L’Elba piuttosto che bloccare il vento, vicino la sua costa lo ha fatto anzi accelerare, mentre le barche che sono passate leggermente più distanti hanno trovato condizioni meno stabili e numerosi buchi di pressione. La differenza in classifica l’ha fatta questa scelta, determinante per gli sviluppi della regata. Il bordo dalle Formiche di Grosseto a Punta Ala è stato invece per la maggior parte della flotta uno speed test puro, lungo il quale portare la barca al massimo possibile sul mono bordo verso lo Sparviero e poi all’arrivo davanti al Marina di Punta Ala.

Questo a conferma di come la 151 Miglia, nonostante sia una regata non particolarmente lunga, presenti invece delle complessità tattiche non da poco. E’ il bello di questa prova, agli equipaggi più “agguerriti” da filo da torcere sempre, per i meno esperti è un ottimo banco di prova con il quale misurarsi e iniziare a comprendere le dinamiche delle regate offshore. E poi come sempre a dare un tocco di magia sono stati i passaggi della 151: la Giraglia al tramonto per le barche più grandi e all’alba per il resto della flotta è sempre un passaggio suggestivo, così come il bordeggio vicino all’Isola d’Elba o il Gate alle Formiche di Grosseto. Un mix di navigazione costiera e offshore che da sempre ha determinato il successo di quella che è la regata d’altura mediamente più affollata, insieme alla Rolex Giraglia, che si corra in Mediterraneo.

Mauro Giuffrè

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