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Sapete perché il nostro mare è pieno di bettoline?

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bettolineHa fatto molto scalpore nella comunità di velisti il recente incidente avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 maggio e che ha avuto come protagonista il Salona 37 Le Pelican dell’armatore Filippo Gazzerro (QUI le sue dichiarazoni) che mentre partecipava alla Regata dei Tre Golfi ha avuto una collisione con la nave da carico Valais lunga oltre 90 metri. In pochi minuti la barca a vela è affondata e per fortuna i 7 membri dell’equipaggio, dopo essere saliti sulla zattera di salvataggio, sono stati recuperati dalla stessa nave.

Al di là delle responsabilità dell’incidente che saranno accertate in via giudiziaria, questa grave collisione tra una barca da diporto e una grande nave cisterna pone alla ribalta il problema dell’aumento del traffico marittimo delle cosiddette “bettoline” come la Valais che rifornisce di acqua potabile Ponza e naviga abitualmente tra Gaeta, Formia e le Pontine.

Le bettoline sono destinate all’approvvigionamento di acqua dolce nelle nostre isole minori. Tale soluzione non solo è del tutto anacronistica in un paese evoluto e civile come l’Italia, ma pone seri problemi riguardo i costi dell’acqua stessa per gli abitanti di queste isole e i loro turisti, ma anche in ordine all’aumento dell’inquinamento del Mediterraneo e del suo traffico marittimo, senza contare le possibili infiltrazioni criminali nella gestione di un bene pubblico come l’acqua. Insomma una follia totale. Ma perché vengono usate queste bettoline?

Carenza di acqua dolce nelle isole: problema noto ai velisti

Nella maggioranza delle isole minori italiane si registra da anni una carenza di risorse idriche e un’insufficienza di approvvigionamento di acqua potabile a livello locale, resa ancora più grave dall’innalzamento esponenziale dei consumi in estate per l’affluenza dei turisti. Ponza, Ventotene, Favignana, Stromboli sono solo alcune delle isole dove l’acqua potabile è un tesoro.

Chiunque naviga e sfrutta gli ormeggi in queste isole conosce bene il problema e sa quali sono i costi per riempire un serbatoio della barca o anche solo comprare una semplice bottiglia d’acqua. Su tali isole la presenza di pozzi privati e di serbatoi di accumulo è, in genere, molto modesta. Nelle Egadi per esempio a causa dello sfruttamento intensivo dei pozzi esistenti con il progressivo abbassamento del livello di falda, le risorse idriche presenti non consentono alle isole dell’arcipelago di essere autosufficienti.

In alcuni casi si è cercato di far fronte alla cronica mancanza di acqua dolce delle isole minori con la realizzazione di condotte sottomarine. La condotta sottomarina è un grosso tubo che corre tra la costa del continente e l’isola (oppure tra una grande isola e una minore) e può avere una portata di diverse centinaia di litri di acqua al secondo.

Strutture simili riforniscono di acqua dolce isole come Capri e Anacapri, Levanzo e Marettimo. Oltre a essere troppo poche tuttavia le condotte sottomarine hanno costi iniziali esorbitanti e richiedono molta manutenzione nel tempo, a pena di perdite e disservizi. A solo titolo di esempio nella condotta sottomarina da Trapani a Favignana le perdite ad oggi raggiungono valori anche del 50 per cento.

Flotte di navi cisterna che vanno su e giù per il Mediterraneo

La soluzione più diffusa per approvvigionare di acqua dolce le isole minori rimane quindi il trasporto via nave con l’uso delle bettoline come la Valais appunto. Attualmente sono 15 le isole che fanno ricorso a questo sistema per soddisfare le richieste di acqua da parte di abitanti e turisti: Favignana, Levanzo, Marettimo, Ponza, Ventotene, Ustica, Vulcano, Stromboli Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina e tutte le Tremiti con l’eccezione di S. Domino.

Il rifornimento di acqua delle bettoline avviene generalmente una volta alla settimana in bassa stagione, ma raggiunge anche una volta al giorno durante la stagione estiva. Significa che queste grandi navi da trasporto invadono letteralmente i nostri mari navigando giorno e notte con un aumento esponenziale del traffico marittimo e dei rischi dello stesso, anche per i velisti.

Queste navi inoltre andando avanti e indietro inquinano il nostro Mediterraneo che non sta proprio in buona salute e non da ultimo impongono costi economici delle stesse forniture di acqua molto rilevanti. Nelle Tremiti per esempio il costo dell’acqua è di circa 10 euro al metro cubo, mentre alle Eolie raggiunge i 13 euro, a fronte di un costo medio nazionale del servizio idrico di circa 0,60 euro al metro cubo.

Negli appalti per le forniture di acqua alle isole minori tra lo stato e le società private mediante le flotte di bettoline poi a volte si nascondono magagne, illeciti e criminalità che portano a fatture gonfiate, mancati controlli sul quantitativo di acqua potabile trasportata e scaricata dalle navi, con conseguenti prezzi gonfiati sulle spalle di abitanti e turisti e danni erariali alle casse pubbliche.

Sgombriamo il mare dalle navi e usiamo la tecnologia

Una valida alternativa alle flotte di bettoline che fanno su e giù per i mari italiani portando acqua dolce alle isole minori in realtà c’è e sono i dissalatori. Questo tipo di tecnologia ha raggiunto ormai un notevole livello di sviluppo ed è in grado di fornire piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come già sta avvenendo in vari Paesi Arabi, in Australia, in Israele e in alcune zone degli Stati Uniti. Ad oggi impianti di dissalazione sono installati in 11 isole minori italiane: Giglio, Capraia, Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Ponza, Ventotene, Ustica, Lipari, Vulcano e S. Domino.

I problemi che finora hanno frenato la diffusione di questa tecnologia sono gli elevati consumi energetici richiesti e la compatibilità ambientale di questi impianti. Il primo problema, però, sta trovando una soluzione nell’uso di membrane sempre più efficienti che hanno permesso una riduzione dei kWh per metro cubo di acqua prodotta (circa 4 kWh/m3 ). Tra le varie tecnologie moderne della dissalazione poi c’è quella che si basa sul principio della osmosi inversa.

Si tratta di un processo in cui il passaggio di molecole di soluto dalla soluzione più concentrata (acqua salmastra o acqua di mare) alla soluzione meno concentrata (acqua potabile) avviene applicando alla soluzione più concentrata una pressione maggiore della pressione osmotica. Tale tecnologia permette di avere un minore consumo di energia per unità di acqua prodotta, inoltre richiede impianti più semplici che non necessitano di grandi manutenzioni.

Anche i finanziamenti pubblici giocano a favore delle navi

A limitare la diffusione degli impianti di dissalazione nelle isole minori italiane concorrono anche aspetti normativi che dovrebbero essere corretti. Sono infatti attualmente operative leggi che finanziano i servizi di approvvigionamento e di trasporto dell’acqua a carico dello Stato, un contributo che verrebbe a decadere qualora la fornitura idrica venisse assicurata all’isola tramite sistemi di dissalazione (legge 378/1967). Anche questi aspetti giustificano lo scarso interesse e le difficoltà avanzate da molte amministrazioni locali per la messa in opera di impianti di dissalazione.

È un peccato perché la carenza di acqua potabile nelle isole minori italiane può essere contenuta incrementando l’impiego di dissalatori, così come cercando di ridurre gli sprechi e magari ripristinando metodi antichi ormai caduti in disuso ma efficaci, come ad esempio le vasche di raccolta di acqua piovana che possono far fronte ad utenze domestiche o agricole in modo soddisfacente. Tutto pur di togliere dal mare queste grandi navi cisterna che di danni ne causano molti: ai velisti, all’ambiente e alle tasche degli italiani.

David Ingiosi

 


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3 Comments

  1. Salvatore ha detto:

    Ritengo contradditorio l’articolo che, da un parte, si scandalizza per il fatto che tante bettoline navighino nei nostri mari (creando problemi vari ai diportisti) e poi ne giustifica l’uso in quanto queste relativamente piccole navi forniscono l’essenziale servizio di approvvigionamento d’acqua che è assolutamente vitale e indispensabile per coloro che su quelle isole abitano (in maniera continuativa o foss’anche soltanto per turismo).

  2. Salvatore ha detto:

    Ogni altra modalità di fornitura d’acqua è, al momento, più complicata e costosa da mettere in atto e gli esempi fatti nell’articolo (quando si parla di Paesi Arabi, Australia, Israele e alcune zone degli Stati Uniti) mostrano chiaramente che, in quei casi, la fornitura d’acqua attraverso le bettoline sarebbe del tutto inadeguata agli elevati bisogni della popolazione e/o complessa da organizzare dal punto di vista logistica…Al punto di diventare essa stessa anti-economica (anche perché richiederebbe l’entrata in servizio di unità di maggiore tonnellaggio che, conseguentemente, avrebbero costi di esercizio più elevati).

  3. Fabio Ciocci ha detto:

    Personalmente, da appassionato di mare e di immersioni, nonché residente di San Felice Circeo e frequentatore delle isole Pontine, trovo che il problema non sono le bettoline, bensì i troppi yatchs e motoscafi che invadono letteralmente il nostro mare nel periodo estivo, spesso pilotati da incoscienti ed incapaci, provocando enorme inquinamento acustico ai danni degli abitanti del mare e mettendo spesso a rischio l’incolumità di chi pratica immersioni o va a pescare con piccole imbarcazioni: purtroppo il turismo è sacro e comanda il Dio quattrino.
    Meno male che da settembre a giugno spariscono quasi tutti questi personaggi e le loro barche!

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