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Il CIO boccia la classe offshore per Parigi 2024, pasticcio di World Sailing

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Luka 30 in regata

C’è un’aria tesa nelle stanze di comando di World Sailing, la federvela mondiale, e il motivo è semplice: la vela rischia di perdere una disciplina per Parigi 2024. La tanto sbandierata, da World Sailing, barca d’altura per l’offshore misto in doppio, è piaciuta poco o nulla al Comitato Olimpico Internazionale, che l’ha rispedita al mittente con un messaggio preciso: trovate un’alternativa. Perché la barca a chiglia offshore non piace al CIO? Il motivo dopo tutto è altrettanto semplice: la barca, il discusso L30 scelto da World Sailing, che da armare costa oltre 100 mila euro, non garantisce un accesso il più ampio possibile agli atleti, senza dimenticare che siamo ancora in tempo di pandemia durante il quale trovare sponsorizzazioni è un’impresa. La copertura mediatica dell’evento poi sarebbe costosissima, dato che bisognerebbe seguire le barche in prove d’altura che durerebbero anche oltre 48 ore in offshore. E in più la classe non ha mai sviluppato un vero circuito solido. Agli eventi fin qui andati in scena, uno dei quali l’Europeo a Genova, erano presenti solo uno sparuto numero di barche. Troppo poco per potere parlare di Olimpiadi.

La vela olimpica del resto è per i giovani atleti, e non per ricchi cinquantenni che vorrebbero togliersi lo sfizio di poter dire “ho fatto anche io l’Olimpiade”. C’è un tempo, e un luogo, per ogni cosa, e l’Olimpiade è stata da sempre l’espressione massima di atletismo e tecnica riservata per i migliori atleti al mondo. La classe offshore mista quindi, salvo clamorosi ripensamenti, ha visto tramontare la sua storia olimpica prima ancora che cominciasse. Cosa succede adesso? L’invito del CIO è quello di fare una proposta differente ma non è ancora chiaro cosa proporrà World Sailing.

In un mondo della vela che sta andando sempre di più verso il foiling, un singolo di questo genere, magari in una formula di regate a squadre con uomini e donne, potrebbe essere un successo. Le classi come il Waszp e il Moth hanno una base solida di praticanti, anche se il secondo non essendo un monotipo nel senso stretto del termine per partecipare alle Olimpiadi dovrebbe rivedere alcune regole sull’attrezzatura. Sono barche cha hanno un costo ancora ragionevole, non più care di altre che sono già classi olimpiche come il Nacra 17 o i 49er. Perché non pensarci? La Federazione Italiana Vela nel frattempo, ma i fatti non sembrano essere direttamente collegati, si è mossa acquistando due Waszp da inserire nel progetto foil che la FIV vuole portare avanti. Un passo concreto verso un processo di apertura alla nuova vela che sta crescendo.

Mauro Giuffrè


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