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I segreti idraulici di Luna Rossa svelati da Cariboni

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Da fuori non si vede, ma a bordo di Luna Rossa e degli AC 75 l’idraulica è tutto: ogni manovra è movimentata da cilindri e pistoni. Pezzi unici made in Italy realizzati da Cariboni. A Coppa è finita, Gianni Cariboni ci svela nel dettaglio come funzionano

LA GRANDE INFOGRAFICA DELL’IDRAULICA NASCOSTA DI LUNA ROSSA (clicca sull’immagine per ingrandirla)

luna rossa cariboni

Ho 73 anni, faccio un lavoro che mi piace, dove non si smette mai di imparare. E questa Coppa America è riuscita ancora una volta a farmi piangere”.

Cariboni

Gianni Cariboni è a capo della Cariboni, eccellenza dell’idraulica applicata alle barche.

Questo è Gianni Cariboni. Il geniaccio che ha reso la sua azienda di Ronco Briantino (la Cariboni, appunto, una trentina tra dipendenti e collaboratori e cinque milioni di fatturato) un’eccellenza mondiale dell’idraulica applicata alle barche a vela. E che ha fornito a tutti i quattro gli AC 75 della 36ma America’s Cup i cilindri di titanio di movimentazione dei bracci dei foil e i pezzi di giunzione degli arm ai cilindri e allo scafo.

Ascoltare continuamente il feedback degli equipaggi con cui lavoro. Fare continue analisi del rischio per capire in quali punti della barca posso spingere di più sull’acceleratore in termini di innovazione e dove invece rifarmi a schemi tradizionali”. Questa è la filosofia di Cariboni, in parte mutuata da colui che considera il suo primo maestro, “Giulio Cesare Carcano, con cui andavo a bordo dei 5.50 m Stazza Internazionale da giovane e a cui devo moltissimo”.

cariboni

Gli oggetti realizzati da Cariboni, come questo cilindro, sono un concentrato hi-tech di ingegneria, oleodinamica, qualità costruttiva.

Per Luna Rossa – con cui Cariboni ha una stretta collaborazione fin dalla sua prima avventura, nel 1999/2000 – l’azienda brianzola ha curato non solo le parti comuni tra i team ma tutta l’idraulica di bordo. Oltre alla movimentazione dei foil, quindi, anche la gestione di strallo, paterazzi, carrelli, sistema per l’albero rotante. Insomma, tutto quello che non si vede a bordo dei bolidi volanti ma che è fondamentale: Gianni ci svela – finalmente, a Coppa conclusa – tutti i segreti nascosti di Luna Rossa e degli altri AC 75. Che vedremo anche sulle barche da crociera: “È l’oleodinamica il futuro”, spiega.

A PRUA: L’“EREDITA’” DEL WALLYGATOR

Partiamo dalla prua. Cariboni ha curato la gestione dello strallo di prua e del punto di mura del fiocco di Luna Rossa. La tensione dello strallo viene regolata con un cilindro idraulico: “Un’idea ‘classica’ quella di regolare la posizione dell’albero e il rake (la distanza tra la testa d’albero e la il punto centrale dello specchio di poppa, ndr) anche tramite lo strallo: la applicammo per la prima volta con il Wallygator di Luca Bassani (progetto del grande Luca Brenta), mio grande amico che mi ha spesso lasciato carta bianca in termini di sperimentazione e innovazione. Allora il problema era che l’albero fatto da noi (tra le altre cose, il primo in carbonio mai realizzato in Italia!) aveva le crocette acquartierate e quindi, se avessimo utilizzato esclusivamente il paterazzo per regolare l’albero, le sartie sarebbero rimaste in bando”.

Passiamo alla gestione dei carrelli del fiocco, con rotaie orizzontali. “Di fatto i fiocchi degli AC 75 sono dei sistemi quasi autoviranti. In questo caso abbiamo studiato dei carrelli con cilindri integrati per diminuire al massimo la resistenza dei carichi deviati (quelli derivanti dalla deviazione della scotta del fiocco nell’anello del carrello, ndr), in modo tale da avere il minor dispendio di energia possibile per la messa a punto della vela”.

ALBERO: COSA HANNO “TIRATO FUORI DAL CILINDRO”

Uno dei capolavori di ingegneria di Cariboni arriva nel sistema di gestione dell’albero rotante, con una soluzione che consente un risparmio di spazio e peso. “Qui abbiamo pensato a un cilindro in titanio dove l’alimentazione dei pistoni avviene tramite steli fissi, ma la ‘camera’ si muove. In questo modo riusciamo ad avere un sistema lungo due terzi rispetto a uno dove gli steli sono mobili e la camera centrale è fissa”. 

Per quanto riguarda la randa, “ci siamo occupati del sistema di tesabase, con il quale è possibile modificare il grasso della vela e di quello della scotta randa. In questo caso siamo intervenuti con dei cilindri a doppia velocità in funzione del carico, in grado di operare velocemente sotto carichi leggeri e lentamente con carichi contenuti. Questo ne ottimizza la potenza. Un concetto molto simile a quello del nostro sistema di pistoni brevettato Magic Trim”.

Prosegue Cariboni: “Avrete visto, in questa Coppa America, come la vera regolazione fondamentale, sia quella del carrello della randa, movimentato di continuo in ‘volo’. La scotta serve solo in rari casi, ad esempio quando devi mollare tutto per far ripartire la barca dopo un ‘touchdown’. Il sistema dei carrelli su Luna Rossa si basa su due cilindri, uno a dritta e uno a sinistra: mentre lavora quello sopravento, quello sottovento riposa. Non cambia nulla rispetto al classico “carrello” con i paranchi a cui siamo abituati sulle barche da crociera. Semplicemente, è idraulico visti i carichi in gioco”.

LESS IS MORE

Proseguiamo verso poppa, con il sistema dei due paterazzi. “Inizialmente avevamo optato per la sofisticata soluzione con cilindri a doppia velocità come quelli per la regolazione della randa, poi ci siamo resi conto, dopo i primi test, che il paterazzo sugli AC 75 si usa pochissimo, quindi abbiamo optato per un cilindro ‘normale’, secondo la vecchia, classica regola. Ciò che non c’è, non si può rompere”.

PROPRIO COME L’IMPIANTO IDRAULICO DI CASA

Veniamo all’energia di bordo: “Siamo tornati alle vecchie galere, dove gli schiavi remavano. Ora ci sono i grinder che girano manovelle di continuo”, aveva scherzato Luca Bassani in una puntata de “Il Giornale della Coppa”.

Il movimento dei grinder serviva a generare energia per movimentare tutto il sistema idraulico di bordo, ma come funziona nello specifico?Abbiamo deciso di applicare alle colonnine dei grinders delle pompe a nove pistoni radiali (nove per non avere vuoti in controposizione) che inviano olio a blocchi di elettrovalvole che a loro volta mandano l’olio a un ‘collettore centrale’. Questo funge da distributore agli altri collettori periferici posti nei vari punti della barca interessati dai nostri sistemi idraulici. Proprio come accade con l’impianto idraulico di casa nella distribuzione dei servizi”, spiega Gianni, bravissimo negli esempi dato che ha un passato di docente scolastico.

Abbiamo lavorato a lungo col team per avere continui feedback dai grinder, studiando la soluzione meno faticosa possibile, che evitasse dolori ai gomiti. Un uomo affaticato e dolorante è un uomo meno efficiente”.

I SISTEMI COMUNI A TUTTI I TEAM

Per quanto riguarda il lavoro di Cariboni comune a tutti i team, “ci siamo occupati della realizzazione dei quattro cilindri in titanio che su ogni barca (due per lato) movimentano il braccio del foil, oltre che della testa dell’arm e la congiunzione allo scafo con cintura (anch’essa in titanio) e cuscinetti autoallineanti sulla scorta delle canting keel. Abbiamo realizzato infine gli accumulatori di olio, in titanio anch’essi”.

Continua: “L’AC 75 è stata un’esperienza totalmente nuova anche per noi: qui non abbiamo foil con profili stabili (come quelli visti sui catamarani della Coppa del 2017, dove non si poteva regolare la forma ma solo l’angolo in acqua), ma appendici dal profilo modificabile. Questo ha cambiato le carte in tavola perché abbiamo dovuto realizzare componenti complessi per far sì che la regolazione dei cilindri idraulici dei foil potesse essere al millimetro. Ci siamo basati su una tecnologia di retrovalvole che si aprono e chiudono sul circuito in modo rapido e con tempi differenti”.

SEMPRE IN MENO A BORDO, SEMPRE PIU’ VELOCI

In che cosa gli AC 75 cambieranno la vela di tutti i giorni, abbiamo chiesto a Gianni Cariboni:Sicuramente l’oleodinamica sarà il futuro, perché ti consente di andare in barca con equipaggi sempre più ridotti, anche su barche più piccole. Non raccontiamocela. Se sei al timone e hai la possibilità di regolare la randa e il fiocco premendo un bottone, godi. Ti senti veramente al controllo della tua barca.

Poi, di certo, non vedremo le barche da crociera volare, ma andare più veloci sì. Magari avranno i foil sommersi per alleggerire lo scafo (un po’ come quelli degli IMOCA 60): perché anche durante una tranquilla navigazione costiera, se vedi una barca davanti a te, ti viene l’istinto di ingaggiarti subito con lei. Alla fine, sia in regata che in crociera, gode chi va più veloce”.

Eugenio Ruocco

 


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