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Ci sono ancora criminali che pescano datteri di mare (e distruggono il Mediterraneo)

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datteri di mare

(fonte immagine https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mithilidae_-_Lithophaga_lithophaga.JPG)

Clamoroso a Capri. Due organizzazioni criminali (una di Napoli, l’altra di Castellammare di Stabia) sono state accusate di disastro ambientale per aver devastato l’ecosistema marino del golfo di Napoli, creando danni consistenti ai faraglioni di Capri: lo hanno fatto per procurarsi illegalmente datteri di mare. Il giro d’affari (gestito da 19 persone per le quali sono state disposte misure cautelari a seguito dell’inchiesta della Procura) era grande, visto che i datteri costano carissimi sul mercato nero e che due dei capi del gruppo napoletano in pochi mesi, si è appreso dalle intercettazioni, ne hanno commercializzato 8 quintali!

Un piatto a base di datteri di mare a Neum (Bosnia)

Il dattero di mare, che da anni, in quasi tutti i paesi costieri del Mediterraneo (Bosnia esclusa, dove a Neum, unico sbocco sul mare del paese, se ne pescano in gran quantità), costituisce una specie protetta, continua ad essere raccolto e venduto sottobanco a peso d’oro. Si parla di 50/60 euro al chilo, fino a 100/200 quando si avvicina il periodo natalizio.

DISASTRO AMBIENTALE
Perché è vietatissima la raccolta dei datteri (Lithophaga lithophaga)? Questi molluschi bivalvi di colore marrone rossiccio (il nome dattero di mare deriva proprio dalla loro somiglianza con il frutto), dal sapore intenso a metà tra la cozza e l’ostrica, si insediano – molto lentamente: per raggiungere i 5 cm di lunghezza impiegano tra i 15 e i 35 anni – all’interno delle rocce calcaree sottomarine e vivono nei incastonati nei fori da loro realizzati.

Non si tratta di una specie in via di estinzione, ma la sua raccolta causa un’irreparabile disastro ambientale: si trapanano le rocce con martelli pneumatici, pinze per estrazione, piccozze. C’è chi ricorre anche agli esplosivi.

Screenshot di un vecchio filmato che ritrae un “datteraro” in azione con martello

Fatevi un giro con la maschera nelle zone che un tempo erano ricche di datteri: a noi vengono in mente le acque davanti a Genova, ridotte a un cumulo di detriti, un vero e proprio deserto che ha compromesso la sopravvivenza di pesci, alghe e coralli. E in alcune aree del sud Italia, e in Adriatico, è anche peggio. E la davastazione continua, nonostante la pesca del dattero sia vietata dal 1998. C’è ancora chi vuole mangiare datteri e c’è chi rifornisce questo mercato nero dal giro di affari di centinaia di migliaia di euro.

COSA SI RISCHIA
Se vi beccano con le mani nel sacco le multe sono salate, giustamente aggiungiamo noi: il reato della pesca del dattero può essere punito con è il carcere da 2 mesi a 2 anni o una multa che va dai 2.000 euro ai 12.000 euro, oltre al sequestro del pescato e di tutta l’attrezzatura. Occhio: non commette reato solo chi li pesca, ma anche il consumatore. Se vi colgono in flagrante le forze dell’ordine mentre vi gustate un piatto di datteri, potrete essere sanzionati.

Se vi capita di trovare in un ristorante piatti a base di datteri di mare, potete denunciare il fatto chiamando la Guardia Costiera o la Forestale al numero 1515.

E.R.


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1 Comment

  1. Nuvola ha detto:

    Tra raccolta di datteri e ancore raspanti ci sono aree (anche teoricamete protette) devastate
    Solo che la prima è – giustamente – severamente sanzionata
    La seconda, no. Anzi, i “diportisti” si incavolano se si prova a mettere quale limite (mi vine in mente la zona di Santa Margherita)
    Tutte le aree marine protette, tutte le baie e baiette, ridossi, isole e isolette dove ci si affolla nei w.e. e d’estate, dovrebbero avere solo gavitelli
    Esaurii i gavitelli, finiti gli ormeggi, si cerca un’altro posto
    http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20140415/PTAMC08_Relazione_bentonici_ormeggi.pdf

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