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Un fenomeno di nome Peter Burling, ecco chi è l’avversario di Luna Rossa

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Team Brunel portraits. Photo by Ainhoa Sanchez/Volvo Ocean Race. 17 August, 2017

La notizia è ufficiale, il 10 marzo alle ore 16 neozelandesi, le 4 di notte in Italia, prenderà il via la Coppa America tra Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand. Per Francesco Bruni e James Spithill, i due timonieri italiani, è arrivato il momento di fare i conti con un nome che ha già agitato i sonni di moltri altri velisti. Stiamo parlando ovviamente della giovane stella kiwi Peter Burling (che avevamo intervistato a Genova durante la tappa di Coppa del Mondo).

Classe 1991 nato a Tauranga, alto 186 cm per 85 kg, Peter Burling è il prototipo di velista perfetto per gli AC 75. Quando Dan Bernasconi si è inventato questa formula di barche stava pensando certamente a lui. Peter è infatti il tipico prodotto della “generazione foil”, che è cresciuta, soprattutto in Nuova Zelanda, a pane e Moth, abituata fin dall’adolescenza a navigare sulle derive a foil.

Gli inizi di Burling tra Optimist, 420 e 470 sono a tratti discontinui, ma neanche troppo, dato che in 420 vince due mondiali di fila nel 2005 e 2006. Risultati che gli valgono addirittura una partecipazione olimpica in 470, chiusa in 11ma posizione, nel 2008, quando non ha neanche 18 anni. Sarà però con il Moth che il talento di Peter esploderà. E’ il 2011 e un Burling neanche ventenne si presenta al Mondiale Moth in Australia, sul lago Macquarie, quasi da perfetto sconosciuto della classe. Il risultato è impressionante, un quarto posto in una classifica dove figuravano già i migliori specialisti. Il 2011 è del resto l’anno dell’esplosione di Peter. Già da oltre un anno regata con il prodiere Blair Tuke, insieme si presentano al mondiale di Perth nel 2011 e vincono l’argento. Siamo all’inizio di un’ascesa che ancora oggi appare inarrestabile.

In 49er Peter Burling con Blair Tuke vince ben sei mondiali, aggiungendo anche l’argento olimpico di Londra 2012 e l’oro di Rio 2016, più altri due argenti mondiali. Un palmares impressionante, ottenuto quando era ancora ben lontano dal compiere i 30 anni. Nel 2017 a Bermuda diventa il più giovane timoniere a vincere la Coppa America, strapazzando malamente in finale James Spithill, allora con Oracle, grazie anche a un mezzo superiore. In Moth nel frattempo, la sua grande passione, ottiene un oro e un argento mondiale. Tutto qui? Per non farsi mancare nulla partecipa con Team Brunel alla Volvo Ocean Race 2017/2018 come timoniere, chiudendo al terzo posto il giro del mondo con l’equipaggio olandese.

A 30 anni ha un palmares che velisti con 20 anni in più di carriera di lui si sognano lontanamente di avere. Per come ha spaziato da una classe all’altra è probabilmente il velista più eclettico e vincente attualmente in attività a livello mondiale, non ce ne voglia Ben Ainslie. Peter Burling è il prototipo di velista del futuro: intelligenza velica che gli permette di cambiare classe senza problemi, capacità fisiche sviluppate nelle più competitive classi olimpiche acrobatiche, grande esperienza del mondo foil, abitudine consolidata a regatare su barche dalle alte velocità. Se proprio vogliamo trovare una pecca nel suo profilo il fenomeno Burling è stato un po’ pigro con gli studi, dato che ha completato solo due dei 4 anni di laurea in Ingegneria Meccanica. Ma forse a casa hanno perdonato la cosa.

Come si batte uno così? C’è un lato della sua carriera di velista che in qualche modo presenta un’ombra. Burling non ha mai fatto ad altissimi livelli il match race vecchia scuola. Quando Bruni e Spithill si allenavano contro gente come Peter Gilmour, Russel Coutts, Chris Dickson, ovvero i più grandi interpreti del match race di tutti i tempi, Burling era ancora un bambino. Quando è stato in età di potere regatare ad alti livelli i circuiti di match race non erano più quelli di una volta, in parte erano in crisi e in parte sperimentavano formule con imbarcazioni dal discutibile valore tecnico applicato al match race. Di fatto Burling nel suo bagaglio tecnico non ha le “skills” del match vecchia scuola. Gli AC 75 infatti, anche se sembrano barche che vengono dal futuro, hanno fatto riemergere schemi di regata 1vs1 che sembravano ormai dimenticati e nei quali Francesco Bruni e James Spithill sono praticamente dei maestri. Non sappiamo se basterà questo per metterlo in difficoltà, ma una cosa è probabile, Burling non sarà così contento di affrontare in partenza i due timonieri di Luna Rossa. Un’intelligenza velica come la sua ha già fiutato il pericolo del confronto contro due squali come i timonieri della barca italiana. Basterà per difendersi dal loro attacco? Lo scopriremo a partire dal 10 marzo.

Mauro Giuffrè

IL CALENDARIO DE IL GIORNALE DELLA COPPA

Il programma in diretta Facebook e YouTube del Giornale della Vela vi accompagnerà verso e durante questa appassionante finale di America’s Cup. Andremo in onda con una ricca puntata di presentazione della finale il 9 marzo alle ore 13, e poi il 10 marzo, il 12, il 13, il 14 e il 15 fino a fine serie. E gli ospiti? Non mancheranno, qualche nome? Luca Bassani, Fabio Pozzo, Flavia Tartaglini, Ganga Bruni, Maelle Frascari, Marta Magnano, Mino Taveri, Giovanni Ceccarelli, Paolo Semeraro, Giulio Desiderato, Andrea Casale e molti altri.


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