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Quando l’Olimpiade è un sogno che sfugge all’ultima boa

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Vittorio Bissaro e Maelle Frascari

La Federazione Italiana Vela ha scelto i primi atleti per le Olimpiadi Tokyo 2020 che si svolgeranno, Covid permettendo, in estate. Per la classe Nacra 17 i selezionati sono Ruggero Tita e Caterina Banti, per il Laser femminile Silvia Zennaro, per il 470 maschile Giacomo Ferrari e Giulio Calabrò. Di loro, a cui vanno intanto i nostri complimenti, parleremo lungamente nei prossimi mesi. In queste poche righe vogliamo però ricordare oggi chi invece non è riuscito a coronare il proprio sogno, andandoci comunque vicinissimo, ovvero i nacristi Vittorio Bissaro e Maelle Frascari.

Come noto la selezione nella classe Nacra 17 è stata durissima, dato che i due equipaggi azzurri sono forse tra i top 5 migliori al mondo se non i due migliori. Un compito difficilissimo per Gabriele Bruni, il coach della nazionale Nacra, che ha dovuto gestire in questo quadriennio una competizione interna serrata. La decisione finale alla fine toccava al Direttore Tecnico Michele Marchesini e al Presidente della FIV Francesco Ettorre, sentiti ovviamente i report del tecnico Bruni e alla luce dei risultati conquistati dai due equipaggi sull’acqua e mostrati nei lunghi mesi dei ritiri.

Vittorio Bissaro e Maelle Frascari avevano iniziato il loro quadriennio in sordina, all’ombra della coppia dei compagni di squadra Tita-Banti che sembrava averne decisamente di più di loro. Bissaro veniva dall’Olimpiade di Rio con Silvia Sicouri dove aveva sfiorato la medaglia ma dopo il ritiro della prodiera aveva deciso di ricominciare tutto da capo. Maelle si divideva tra gli studi di filosofia e il Laser, difficile pensare una coppia più eterogenea, un ingegnere e una studentessa di filosofia. I due però in sordina hanno lavorato duro, crescendo nel primo biennio in maniera costante. Ma il vero exploit arriva nel 2019 quando vanno a vincere ad Auckland il mondiale, mentre i rivali compagni di squadra sembravano avere smarrito un po’ la retta via. La selezione sembrava ufficialmente riaperta e anzi a loro favore, perché Vittorio e Maelle al successivo mondiale in Australia non vanno a medaglia ma poco ci manca, chiudono quinti con qualche rammarico, con i compagni di squadra lontani in classifica. Ma quello del Nacra azzurro è stato un quadriennio thriller, e allora nella seconda parte del 2020 Tita-Banti si sono ripresi la scena, andando a vincere la settimana di Kiel e l’Europeo, mettendo ancora più in difficoltà il loro coach.

La decisione che è stata presa oggi è dura e pesante perché inciderà inevitabilmente sulle vite di questi atleti. Un’Olimpiade del resto non è soltanto un sogno e non è quelle due settimane di regate all’ombra della fiaccola. L’Olimpiade è ogni singolo giorno del quadriennio. L’Olimpiade è alzarsi per andarsi ad allenare anche nei weekend quando magari i tuoi coetanei stanno rientrando a casa dai divertimenti. L’Olimpiade è girare il mondo e regatare in posti fantastici ma senza mai poterseli godere, perché hai sempre una valigia pronta per partire per una nuova destinazione. L’Olimpiade è innamorarsi di posti come Cagliari e Trapani, che diventano tue città adottive perché è in quei posti, dove il vento soffia 350 giorni l’anno, che i migliori devono prepararsi. L’Olimpiade è anche sapere che tua moglie aspetta un bambino e sapere che tu dopo ogni notte in bianco al suo fianco arrivato al mattino dovrai entrare dentro la muta e uscire ad allenarti con 5 gradi. L’Olimpiade è tornare a terra al tramonto con le ossa rotte, fare una doccia e mettersi a studiare sui libri dell’Università, perché solo di Olimpiade per tutta la vita non si vive. E l’Olimpiade è anche arrivare alla fine del quadriennio e scoprire che non sarai tu ad andarci.

E allora facciamo un in bocca al lupo a Vittorio e Maelle per qualunque cosa vorranno fare nel loro futuro, e soffiamo forte sulle vele dei ragazzi che a Tokyo andranno a cercare una medaglia che per l’Italia manca da troppo tempo.

Mauro Giuffrè

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