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Stop al leasing nautico agevolato anche in Francia, come in Italia

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leasing nautico

Non è solo l’Italia a dare lo stop all’IVA agevolata per il leasing nautico. Dal 6 novembre anche la Francia abolisce per il leasing nautico, in pratica, l’agevolazione del 10% “flat” della TVA (la loro IVA) per chi batte bandiera bianco, blu, rossa.

Finisce così l’epoca della riduzione dell’IVA per chi acquista la barca accendendo un leasing. E finisce anche una guerra durata più di un decennio tra Italia e Francia per attrarre clienti, garantendo sconti sull’imposta sul valore aggiunto (Iva o TVA).

Va precisato che, sia in Italia sia in Francia, chi ha in essere un contratto di leasing non viene toccato da questa normativa. Restano legali le condizioni in essere.

Per chi ha il leasing nautico in corso non cambia niente

Ma stiano tranquilli coloro che hanno intenzione di acquistare una barca, oggi i tassi d’interesse sono talmente bassi che vanno a compensare lo sconto IVA garantito sino a ieri dal leasing nautico, italiano o francese che sia.

Cosa dice l’Unione Europea

Come è nato questo “pasticcio” sull’IVA agevolata che ha portato la Commissione Europea ad aprire nel 2019 una procedura d’infrazione grave?

I legislatori europei adducono che è assolutamente arbitraria la determinazione di una riduzione dell’IVA in misura forfettaria, prendendo per buono il principio che una barca naviga per un determinato periodo in acque extra Europa e quindi ha diritto ad una riduzione dell’aliquota sul valore aggiunto. Logico, il principio non fa una grinza!

Come è nata la guerra Italia/Francia sul leasing nautico

L’origine della guerra sul leasing nautico tra Francia ed Italia nasce una ventina d’anni fa. I francesi, forti del fatto che hanno territori d’Oltremare (Martinica, Guadalupa, Polinesia) dove si concentra buona parte dell’attività di noleggio di imbarcazioni, per stimolare il mercato, si inventano una norma che da per scontato che, senza prove, che una barca navighi un determinato periodo della sua vita in acque extra UE. Forti di questa bizzarra teoria, dimezzano l’importo dell’IVA da versare se acquisti una barca.

Il risultato è che gli italiani si buttano a pesce su quest’opportunità. I porti italiani si riempiono di barche con la bandiera francese anche se sono di italiani. E di conseguenza si riducono drasticamente le bandiere italiane.

Massimo D’Alema, allora presidente del Consiglio, decide di andare dietro al vizio di forma francese. L’escamotage per ridurre l’IVA nel leasing italiano fa capo all’ipotesi che più una barca è grande e più, ipoteticamente, risiede fuori dalle acque territoriali europee. E quindi non deve pagare, per il periodo in cui non si trova nelle acque dell’unione europea, alcuna imposta sul valore aggiunto (IVA).

Non è sempre possibile comprovare il periodo di permanenza nelle acque territoriali. In questi casi le società di leasing possono procedere all’applicazione in maniera forfettaria dell’imposta sul valore aggiunto. Si arriva sino ad una riduzione dell’IVA del 70%.

A questa guerra del leasing agevolato non partecipa l’altra grande nazione europea legata al mare e al noleggio nautico, la Spagna che ha applicato la normale aliquota, attualmente del 21%.

L’escamotage taglia IVA dell’Agenzia delle Entrate

Resta una possibilità con il leasing italiano di avere una riduzione del calcolo dell’IVA durante il periodo in cui la barca è soggetta al leasing italiano. Lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate che dice, che il regime IVA del leasing nautico italiano resta com’è, basta firmare il contratto. Ma resta la spada di Damocle dell’onere della prova, come dice l’Agenzia: “anche sulla base della dichiarazione resa dall’utilizzatore dell’unità stessa” ma deve essere supportato da mezzi specifici di prova (quelli dei punti nave, fatture, punti AIS da tenere archiviati e a richiesta mostrati alle autorità preposte (quali?).

Perché non equiparare l’agevolazione a quelle turistiche?

Secondo noi, perchè inoltrarsi in un provvedimento “salva capra e cavoli”, inapplicabile e soggetto a possibili cause civili che coinvolgono Agenzia delle Entrate, utilizzatore della barca (armatore di fatto) e proprietario (società di leasing)?
Perché non cambiare sistema e invece di cercare di dimostrare idealmente di aver navigato fuori dalle acque comunitarie, non si pensa di equiparare le agevolazioni IVA a quelle adottate in campo turistico. Che cos’è il diporto nautico, se non un’attività turistica? Aspettiamo azioni concrete da governo ed entri di categoria. Per non essere sempre, noi italiani, ad essere accusati di aggirare le norme. Con qualche ragione, questa volta.


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