Appello alle istituzioni: perché trattate male la vela, lo sport più sicuro?

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Non sappiamo cosa fare. Questo è il senso di tanti messaggi che stiamo ricevendo in redazione riguardo a come comportarsi senza infrangere le norme del DCPM che divide le regioni italiane riguardo agli spostamenti da casa verso le barche ormeggiate nei porti italiani.

Vi sollecitiamo a leggere qui il nostro resoconto aggiornato con le prescrizioni, regione per regione.

E vi invitiamo a leggere qui sotto una mail di un lettore che lancia un grido d’allarme: ma dove sono finite le istituzioni della vela (FIV, Lega Navale, ecc) in questo momento?

Perché nessun ente che ha per scopo lo sviluppo della pratica della vela si muove per chiarire a chi governa, come accaduto nella prima ondata di questo inverno/primavera, che la barca è il luogo più sicuro che ci sia in epoca pandemica? E che la barca è un bene che va sorvegliato e manutenuto? E ancora, perché non equiparare la vela ad altri sport consentiti all’aria aperta?

Leggete l’appello qui sotto e diteci se siete d’accordo.

Gentile redazione del Giornale della Vela,

mi rivolgo a voi come collega- sono un giornalista- e come appassionato velista in cerca di un interlocutore in grado non tanto di dare delle risposte quanto di porre delle domande…

Perché non ci sono indicazioni su cosa fare?

Sono da poco stati varati i nuovi decreti che dividono l’Italia in zone con restrizioni via via più coercitive. 
In questa seconda ondata di contagi- più che nella prima giacché ampiamente prevista- è più che mai evidente l’assenza di referenti per quanto concerne la vela, non solo nel contesto sportivo- agonistico ma soprattutto per la navigazione da diporto che pure è un settore presente nella nostra penisola di navigatori.



Pur praticando la vela all’aria aperta, anche contemplando le restrizioni che vedono tra l’equipaggio solo congiunti o conviventi, per quale ragione non c’è alcuna indicazione in merito?

Chiaro che il Governo ha in questo momento ben altre beghe, ma le federazioni, i numerosi circoli, le rappresentanze di questo mondo e questa cultura, che ruolo hanno in questi giorni?

La FIV e la Lega Navale: se ci siete battete un colpo

I numerosi armatori impossibilitati a raggiungere le proprie imbarcazioni per rinforzare gli ormeggi, vuotare le sentine, controllare lo stato in sicurezza delle barche, a chi dovrebbero affidare le proprie istanze e la propria rappresentanza?

Nello specifico i miei dubbi sono rivolti al presidente della Federazione Italiana Vela, Francesco Ettorre, all’ammiraglio Donato Marzano Presidente Nazionale della Lega Navale e in generale a tutti i circoli italiani, perché non far sentire la propria voce, non farsi portavoce di un’esigenza che, seppur secondaria, è reale cioè quella del mantenimento di un bene oltre che di una cultura?

Il Giornale della Vela si è adoperato già nel primo lockdown con articoli ad hoc che chiarissero ciò che si poteva fare e non fare ma ora abbiamo davanti un periodo piuttosto lungo che potrebbe compromettere lo stato di questo settore già fortemente in crisi.

Perché non possiamo mantenere in salute le nostre barche?

Perché non consentire, almeno nelle zone arancioni, lo spostamento tra comuni per il controllo delle imbarcazioni e per tutte le operazioni necessarie al corretto mantenimento in salute delle barche? Perché non equiparare la vela ad altri sport consentiti all’aria aperta?

Perché questo silenzio attorno a questo settore? 

Grazie e buon vento!

Gaetano Bellone


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4 commenti su “Appello alle istituzioni: perché trattate male la vela, lo sport più sicuro?”

  1. Bella la lettera di Gaetano Bellone: senza manutenzione le nostre barche rischiano gravi danni, basta un parabordo sollevato…
    Purtroppo in Francia il diporto è vietato e in Inghilterra hanno proibito di recarsi a fare manutenzione visto che questa può essere eseguita da professionisti.
    Tuttavia FIV e LNI possono chiedere una maggiore apertura visto che il no già l’abbiamo e potrebbe diventare un si.
    Buon vento e mare calmo

  2. Posso capire che occorre ridurre la circolazione infra-regionale, concordo che non si debbano fare assembramenti, ma almeno le uscite con Max 2 persone a bordo con mascherine se non conviventi, dovrebbero permetterle. Anche le regate sempre a 2 di equipaggio, sarebbero un possibile sollievo per chi investe soldi e tempo nella propria barchetta . Dubito proprio che da lì partano possibili contagi.

  3. con questa massa di imbecilli che abbiamo al governo c’é da farsi poche illusioni, questi non sanno nemmeno cosa fare nei rispettivi settori figuriamoci
    in altri; ma quel che é peggio é che abbiamo un presidente (?!?) della Repubblica che non fa un cazzo se non andare a commemorazioni di cent’anni fa mentre tutto sta andando a puttane!!!

  4. Buongiorno, mi ricollego a quanto scritto per ribadire che anche chi svolge attività motoria a titolo amatoriale, allenandosi in deriva pur non essendo un agonista professionista, vorrebbe sapere se può spostarsi dal comune di residenza a quello dove si trova la deriva (nella fattispecie un laser, un singolo : più isolato di così,,,). Ho chiesto in FIV, ma zero risposta. Non dimenticatevi di noi piccoli armatori. La passione non è in funzione della lunghezza fuori tutto o la stazza. BV.

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