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Il “Boss” contro Jérémie: a chi il Vendée Globe? Tutto ciò che c’è da sapere sulla regata del secolo

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(Photo Gauthier LEBEC / Charal Sailing Team)

Non c’è più tempo. Quel che è fatto è fatto, adesso ci sarà un solo e spietato giudice: l’Oceano. Chi è pronto, e avrà anche un po’ di fortuna, arriverà al traguardo. Chi non lo è verra messo fuori combattimento al primo meteo impegnativo. Il Vendée Globe sta per partire (domenica 8 novembre alle ore 13,02) e, come da tradizione, sarà una regata dove le scuse conteranno poco. Andranno avanti solo i migliori e le barche meglio progettate e preparate. Vincerà quella più veloce, ma anche lo skipper più bravo nel sapere dosare la performance con la tenuta del mezzo. Forse il mondo velico non se ne è reso ancora conto, ma l’edizione che sta per partire definirà nuovi confini della vela oceanica e della tecnologia applicata ad essa. Ci sarà un prima Vendée Globe 2020 e un dopo. Niente sarà più come prima perché stiamo parlando di un giro del mondo, senza scalo ed assistenza, che potrebbe anche essere completato in meno di 60 giorni. Fantascienza praticamente.

I FAVORITI 

Sono ben 7 gli Imoca 60 di nuova generazione, su 33 iscritti, in partenza per il Vendée. Ci sarà anche il nostro Giancarlo Pedote su Prysmian (INTERVISTA). Il muro dei 70 giorni, l’attuale record è di 74 detenuto da Le Cleac’h, è quasi certo che cadrà. Due skipper sembrano partire un passo avanti agli altri: Alex Thomson su Hugo Boss e Jérémie Beyou su Charal. Quest’ultimo è stato il primo ad essere andato in acqua con la nuova barca. Hugo Boss è stata progettata per essere una delle barche più all’avanguardia della flotta con scelte progettuali che la differenziano dagli altri Imoca. Se  a Thomson basterà questo per arrivare davanti, dopo un terzo ed un secondo posto, è presto per dirlo. Di sicuro c’è da aspettarsi che il britannico detterà ritmo, indemoniato, alla testa della flotta. La lista degli inseguitori però è lunga a cominciare dagli altri skipper con barche di ultima generazione: Tomas Ruyant con Linkedout, Sebastien Simon con Arkea Paprec, Armel Tripon con l’Occitaine en Provence, Charlie Dalin con Apivia. Attenzione anche alla barche di vecchia generazione riaggiornate con i foil contemporanei, Kevin Escoffier su PRB ha dimostrato di essere molto veloce, così come la britannica Samantah Davies su Initiatives Coeur.

A proposito di donne, la stella nascente Clarisse Cremer su Banque Populaire, barca di vecchia generazione, può essere la sorpresa nelle parti alte della classifica, in un giro del mondo che non è mai stato così rosa come in quest’edizione. Sulla linea di partenza ci saranno anche le francesi Alexia Barrier e Isabelle Joschke, e le britanniche Pip Hare e Miranda Merron.

GIANCARLO PEDOTE

Prysmian e Giancarlo Pedote

La storia dell’Italia con il Vendée Globe è quella di un amore difficile. Sono quattro le partecipazioni prima di Pedote a questa mitica regata. Vittorio Malingri nell’edizione 1992-1993 si ritirò a 1700 miglia da Capo Horn quando si trovava in quarta posizione. Poi arrivarono le partecipazioni di Pasquale De Gregorio e Simone Bianchetti nel 2000-2001, rispettivamente quattordicesimo e dodicesimo sul traguardo. Poi quella di Alessandro Di Benedetto nel 2012-2013, undicesimo. Quella di Pedote è la prima partecipazione di un italiano, tolta quella di Malingri, che può giocarsela nella mischia con i migliori. In Francia lo definiscono come possibile outsider, Giancarlo e Prysmian partono un passo indietro agli Imoca di ultima generazione e sulla carta il podio è lontanissimo. Ma questa è una regata dai mille risvolti, può succedere veramente di tutto, e lo skipper toscano ha le carte in regola per fare un’ottima figura alla sua prima partecipazione.

La barca di Pedote è un “cavallo” rodato, ha già portato a termine un Vendée Globe nel 2016 con Jean Pierre Dick al quarto posto, e concluso al secondo la Route du Rhum 2018 con Yann Elies. Pedote punta tutto sulla sua affidabilità. Si tratta di un foiler di prima generazione, le appendici sono quelle originali, di dimensioni ridotte rispetto a quelle più moderne di altre barche. Detto ciò, forza Giancarlo!

HUGO BOSS VS CHARAL

Da questa prospettiva si apprezza la forma dei foil di Hugo Boss, completamente rotondi a differenza di quelli degli altri Imoca.

Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio due delle barche favorite per la vittoria finale. Partiamo dal “Boss”, il britannico Alex Thomson ha di fatto firmato il progetto della sua barca a quattro mani con lo studio VPLP e quello che ne è venuto fuori è una barca estrema in tutto e per tutto. A prua si somiglia con Charal, per il resto ha molti particolari differenti. Foil completamente rotondi e senza spigoli, a C, enormi, per potere gestire bene non solo la brezza tesa ma anche le transizioni nel vento leggero dove i foil a spigolo avranno più trascinamento in acqua. La vera rivoluzione di Hugo Boss è però la coperta.

Thomson al timone di Hugo Boss. Tutte le manovre sono al coperto

Una delle aperture dalle quali potrà osservare cosa accade fuori.

Praticamente Thomson non uscirà quasi mai all’esterno, la cellula abitativa arriva fino a poppa ed è dotata di diverse feritoie ed aperture tramite le quali lo skipper potrà guardare fuori per vedere cosa accade. Una scelta radicale: Thomson conosce bene lo stress fisico e psicologico della regata e sa che una barca veloce deriva anche da uno skipper riposato. Il britannico è uno che attacca sempre e spinge la barca oltre ogni ragionevole criterio, potere essere in perfette condizioni fisiche per lui è al dir poco cruciale.

Notevole la differenza di forma dei foil di Charal

Jérémie Beyou ha una cosa dalla sua parte: il tempo, e questo non si compra mai in alcuna regata. Charal è stata la prima ad andare in acqua e a testare le nuove soluzioni progettuali. Una barca decisamente innovativa Charal: la parte anteriore ricorda molto Hugo Boss ma con volumi un po’ meno scavati in alto, la grande differenza sta nei foil. Beyou ha iniziato a navigare con foil a triplo spigolo, molto raddrizzamento e anti scarroccio, efficaci con vento forte, lenti quando la brezza cala. Ha poi virato verso i foil a L con la parte orizzontale che ricorda la forma di una S. Sono molto simili a quelli che montano altre barche, come per esempio Apivia.

Beyou al timone di Charal, la copertura del pozzetto è inferiore rispetto a quella di Hugo Boss

Più “tradizionali” se vogliamo, anche se non è forse la definizione giusta per queste appendici. C’è da analizzare però il fattore skipper. Beyou sa come si vince, ha dominato in alcune stagioni il circuito Figaro in Francia aggiudicandosi la Solitaire, ha chiuso al terzo posto l’ultimo Vendée Globe disputando un’ottima regata. Ma la domanda è: resisterà alla pressione che senza alcun dubbio gli metterà addosso Thomson con un ritmo indemoniato? La tenuta qui non riguarda solo i materiali, che saranno fondamentali, ma anche l’uomo, la testa, la sua tenuta psicologica. Forse a Jérémie manca un ultimo scalino per arrivare in cima a questa montagna, ma ha tutte le carte in regola per poterlo salire. Probabilmente non è uno “Sciacallo” alla Le Cleac’h, freddo, cinico e calcolatore, ma si è costruito con determinazione e partendo da lontano la sua occasione per entrare nella storia della vela oceanica.

PAROLA AL VELAIO “GURU” DEGLI IMOCA 60

Gautier Sergent

Riportiamo di seguito alcuni passaggi di un’intervista che abbiamo realizzato con il disegnatore North Sails Gautier Sergent che ha seguito i progetti di molti degli Imoca 60 in partenza per il Vendée Globe e adesso fa parte di Ineos Team UK, la sfida britannica alla Coppa America. L’intervista verrà riproposta integralmente sui prossimi approfondimenti web dedicati alla regata.

Come sono cambiati i piani velici dei foiler Imoca di ultima generazione?

C’è una vela in meno consentita nel regolamento rispetto alla precedente edizione. Quindi fino a 8 vele in totale, incluso il fiocco da tempesta. Questo di per sé obbliga a rivedere l’inventario delle vele. Se si aggiunge il nuovo design dei foil che modificano drasticamente le polari della barca, i nuovi inventari delle vele sono drasticamente diversi dall’ultima volta. Sono specifici per ogni barca e per ogni skipper se proviamo a riassumerne le differenze.

In genere non c’è più lo spinnaker simmetrico. Il cosiddetto J1 (fiocco a testa d’albero fissato sulla prua) è scomparso. Quella vela aveva un grande carico essendo da testa d’albero. Il rig è di tipo One Design e limita a 30t.m il momento raddrizzante, questo particolare sarà la miccia o l’anello debole della catena, ora che i foil possono generare un enorme momento raddrizzante dinamico (vicino a 40t.m a barca lanciata). Quindi la tendenza è quella di favorire le vele frazionate per scaricare l’albero. Questo aiuta anche la stabilità della barca quando è in full foiling (abbassando il centro di gravità). Come si può immaginare le barche sono abbastanza instabili in beccheggio non avendo “ascensori” sui timoni. Proprio come una sedia a dondolo!
E siccome le barche cominciano a volare presto, dovranno ridurre la superficie velica molto prima, in modo da spostare i vari “crossover” tra una vela e l’altra verso limiti più bassi del vento reale e anche per mantenere un apparente meno forte“.

Mauro Giuffrè

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