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Il mondo di Giancarlo, un italiano al Vendée Globe

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Giancarlo Pedote a prua della sua Prysmian Group. © Martina Orsini

Un italiano al Vendée Globe, il giro del mondo senza scalo e assistenza, in solitaria, che partirà il prossimo 8 novembre, manca dall’edizione 2011-2012, anche se Alessandro Di Benedetto correva di fatto con bandiera francese.

Per trovare una sfida tutta italiana dobbiamo tornare a quelle di Simone Bianchetti e Pasquale De Gregorio dell’edizione 2000-2001 e prima ancora al tentativo, non andato in porto, di Vittorio Malingri nel ’92-’93. Oggi l’Italia al Vendèe Globe ha la faccia di Giancarlo Pedote e della sua Prysmian Group. Da oltre 10 anni lo skipper toscano insegue questo sogno. Prima le vittorie in Mini 650, poi le varie esperienza in Figaro, Class 40, Moth e Multi 50, adesso Giancarlo è pronto a realizzare il sogno a cui ha dedicato interamente la sua vita professionale, e personale, trasferendosi in Francia per poterlo concretizzare.

Il Vendée non è solo una regata, ma anche un’esperienza umana che inizia molto prima del colpo di cannone sulla linea di partenza. La regata è solo l’ultimo tassello di un lungo percorso di preparazione, tecnica, fisica e mentale, che gli skipper oceanici come Pedote, saranno 33 in partenza devono affrontare per quella che sarà la sfida più importante della loro carriera. Giancarlo e Prysmian Group faranno parte di questa grande avventura umana e sportiva. Vi raccontiamo allora i pensieri dello skipper italiano raccolti pochi giorni prima della partenza, sarà l’occasione anche per scoprire che barche sono i nuovi Imoca 60 foiler e quali gli skipper favoriti per la vittoria che potrebbe arrivare in meno di 70 giorni.

Classe 1975 da Firenze, laureato in Filosofia, il suo amore per la vela è partito dal windsurf ed è approdato alle grandi regate oceaniche. A bordo di qualsiasi barca sia andato, Giancarlo Pedote ha vinto. Nel 2015 la FFV (la federvela francese) ha insignito lui e Erwan Le Roux, suo compagno sul trimarano Multi 50 FenetrèA-Prysmian, del prestigioso Trophée des Champions 2015 a seguito degli importanti risultati ottenuti nell’anno: la vittoria della Transat Jacques Vabre, la durissima regata da Le Havre (Francia) a Itajaì (Brasile) e di tutte le altre regate Multi 50 del calendario, risultati che gli valsero il premio Velista dell’Anno del Giornale della Vela. Non possiamo non citare anche il suo glorioso 2014, che lo ha visto al vertice di tutte le regate della classe Mini in Francia (anche in quel caso, fu eletto Velista dell’Anno francese) e il secondo posto alla Mini Transat nel 2013, che lasciò l’amaro in bocca dopo una regata dominata e la vittoria andata in pezzi con il bompresso a poche miglia dal traguardo. Gli ultimi 4 anni della sua carriera di velista oceanico sono stati dedicati al progetto Vendée Globe. © Martina Orsini

Stai inseguendo questo sogno da tanti anni e la tua vita professionale è stata focalizzata sul raggiungimento di questo obiettivo, che sensazione hai a essere a un passo dalla linea di partenza?

Essere a un passo della linea di partenza del Vendée Globe fa crescere la concentrazione su ciò che sto facendo, e la concentrazione è talmente tanta che lo spazio per l’emozione è ridotto. Sono completamente focalizzato sulle cose da fare prima di partire, perché avere una dimenticanza significa trovare qualcosa che mi disturberà quando sarò in mare. Per questo più che vivere le emozioni mi sto concentrando tutto sulla parte intellettuale per restare focalizzato sull’obiettivo e non sbagliarmi sulle priorità del progetto.

È il momento di essere attenti come su un piccolo bonzai che ha tanti rami che crescono velocemente e bisogna capire cosa potare, in modo tale che la forma della chioma il giorno della partenza sia la più congeniale possibile.

Che Vendée Globe sarà quest’edizione 2020? Il muro dei 70 giorni rischia di crollare?

Il muro dei 70 giorni penso proprio che crollerà. Abbiamo visto nell’ultima edizione, dove i foil sembravano qualcosa di troppo futuristico che avrebbe avuto bisogno di una lunga messa a punto, che queste barche possno fare cose straordinarie.

I foiler hanno dimostrato che possono vincere il giro del mondo, e gli enormi foil che vediamo sulle barche di nuova generazione forse non finiranno tutti la regata, ma sono sicuro che alcune delle barche che li montano saranno sui gradini più alti del podio e in quel caso penso proprio che il muro dei 70 giorni crollerà.

IL PERCORSO: Partenza da Les Sables, poi l’Atlantico verso sud e i capi di Buona Speranza, Leuwin e Horn prima di ripercorrere ancora l’Atlantico verso l’arrivo, sempre a Les Sables.

Qual è il punto di forza del tuo Imoca 60 Prysmian e su quale aspetto invece sai che sarà dura rispetto ai tuoi avversari?

Il punto di forza del nostro progetto è quello di non avere fatto voli pindarici. Non abbiamo fatto lavori sulle performance ma prima di tutto sull’affidabilità della barca. Non avrò alcuna configurazione a me estranea, i foil sono rimasti gli stessi, il gioco di vele l’ho sviluppato nel tempo e abbiamo anche un’elettronica nuova. L’affidabilità è il mio punto di forza.

Il rovescio della medaglia è quello di non avere incrementato le performance e quindi in certe condizioni, mare calmo soprattutto, ci sono barche che vanno 6-7 nodi più veloci con i foil di ultima generazione, quando avranno l’opportunità di dimostrarlo sarà qualcosa che sulla cartografia si vedrà.

Prysmian Group in allenamento a Lorient poche settimane fa. La barca di Pedote
è un “cavallo” rodato, ha già portato a termine  un Vendée Globe nel 2016 con Jean Pierre Dick al quarto posto,
e concluso al secondo la Route du Rhum 2018 con Yann Elies. Pedote punta tutto sulla sua affidabilità. Si tratta di un foiler di prima generazione, le appendici sono quelle originali, di dimensioni ridotte rispetto a quelle
più moderne di altre barche. © Jean-Marie LIOT / Prysmian Group

Ci avevi raccontato di un “dubbio” sul corredo di vele finale per il Vendée Globe. Quale set di vele che porterai e come è stato risolto l’enigma tra gennaker rollabile o spinnaker con calza?

Il gioco di vele di Prysmian Group non lo rivelerò, non svelerò con quali vele parto e deciderò 24 ore prima dalla partenza. In base allo scenario meteo delle ultime ore prenderò una decisione e dirò pubblicamente solo dopo la start che scelta ho fatto, perché qui entra in ballo la performance e voglio tenere le mie carte coperte. Posso solo dire che a prua avrò, per le andature portanti, due vele da testa d’albero e due frazionate.

La scelta delle vele sarà presa solo 24 ore prima della partenza, come ci ha raccontato lo stesso Pedote, e comunicata pubblicamente solo dopo. © Jean-Marie LIOT / Prysmian Group

Se pensi al momento in cui entrerai nel grande Sud, qual è la tua paura più grande e su cosa invece ti senti sicuro e preparato?

La paura più grande non è tanto legata alle condizioni meteo. Mi sono allenato in Bretagna su tutti i più grossi colpi di vento, navigando anche con groppi a ben oltre i 45 nodi e in svariate condizioni dure, per cercare di simulare il Grande Sud. 40 nodi in Guascogna poi hanno un’onda corta, nel grande sud invece, a parte nella zona a sud di Cape Town, l’onda sarà molto più lunga.

La paura è quella di essere molto lontani da terra e da eventuali soccorritori. Il timore di avere un problema a bordo in zone remote ovviamente c’è. Ma mi sento preparato e in confidenza con la barca.

So quando è il momento di fare uno “switch” da regatante a marinaio e so che soprattutto nelle prime depressioni mi scruterò attorno per capire cosa succede piuttosto che schiacciare solo sull’accelleratore e poi magari ritrovarmi in situazioni spiacevoli.

Ormai da molti anni vivi in Francia con la tua famiglia, cosa ti manca veramente dell’Italia?

La cosa che mi manca di più dell’Italia sono gli amici e gli affetti. Sono nato in Italia e ci ho vissuto fino a 32 anni, è il periodo in cui nascono le grandi amicizie: gli amici della vela, dell’università, quelli del militare, ovviamente sono amicizie che continuo a coltivare telefonicamente e devo accontentarmi.

Ho fatto una scelta importante per la mia professione e sapevo che avrebbe avuto dei costi, devo accontentarmi perché quando si fa una scelta non si può avere tutto, mi assumo le conseguenze. Gli amici, gli affetti, le tradizioni, la bellezza e le città dell’Italia sono tante delle cose che, inutile nascondersi, mi mancano.

Se puoi raccontarcelo, cosa porterai di tua moglie e dei tuoi figli a bordo su Prysmian?

Della mia famiglia porterò foto di mia moglie, dei miei bambini, foto di noi tutti insieme, poi penso che mi consegneranno dei bigliettini prima della partenza.

Ma soprattutto porterò con me i loro sorrisi, i loro incoraggiamenti e il loro seguirmi in questa avventura, la complicità di tutta la mia famiglia nell’accompagnarmi verso questa grande linea di partenza.

Stefania Salucci è la moglie di Giancarlo, con la quale Pedote ha avuto due figli. Da sempre a fianco
dello skipper nelle sue imprese sportive, responsabile della comunicazione dei suoi progetti, una presenza imprescindibile nelle imprese di Pedote.

Sei laureato in filosofia, se dovessi scegliere il passo di un filosofo per raccontare il tuo stato d’animo nei confronti di un’impresa come il Vendée quale sarebbe?

Se dovessi citare un filosofo, una sua frase in particolare, non avrei dubbio nel dire Eraclito. Panta Rei, tutto scorre. Mi ritrovo molto nel suo pensiero.

Fermo restando l’obiettivo di arrivare al traguardo della regata, con quale risultato saresti contento e quale ti lascerebbe l’amaro in bocca?

Per questa prima partecipazione al Vendée mi sono obbligato a non pensare alla classifica, ho impedito al mio intelletto di soffermarsi su questo per non sprecare energie. Per me è importante finire questo giro del mondo e chiaramente non lo farò in crociera ma in regata. Navigherò come ho sempre fatto, cercando di fare bene le cose che ho imparato fino ad adesso.

Il risultato sarà un mix tra la preparazioni di barca e skipper e il rischio delle collisioni che è concreto. In base a questi parametri la classifica potrebbe avere sorprese, ma per questo primo Vendée non voglio proiettarmi in nessun tipo di ipotetica previsione.

L’avversario che stimi di più e quello che temi maggiormente?

Ci saranno più regate dentro la regate, perché la flotta è divisa tra barche di ultima generazione con foil nuovi, barche di vecchia con foil vecchi o riaggiornati e barche con le derive classiche. Nel gruppo di mezzi simili al mio stimo molto e temo Yannick Bestaven, è uno che non ha paura di spingere la barca e ha fatto già un Vendée, sarà un fantastico avversario. Poi ovviamente Alex Thomson e Jeremie Beyou hanno fatto diverse partecipazioni alla regata, ma occhio anche a Kevin Escoffier che è uno skipper da monitorare perché ha dimostrato di essere veramente veloce.

Prysmian e Pedote è un binomio che ormai va avanti da anni e insieme avete affrontato grandi sfide,  qual è il vostro rapporto e il segreto di questo lungo sodalizio?

Il segreto della nostra collaborazione è che non c’è nessun segreto ma semplicemente la voglia di migliorare sempre e darsi obiettivi a lungo termine finalizzati sulla performance ma senza fare mai il passo più lungo della gamba. Siamo un team che lavora insieme e non abbiamo un semplice rapporto sponsor-regatante. Quando per esempio abbiamo intrapeso la campagna Moth, sapendo che non avrei potuto fare risultati, abbiamo fatto con Prysmian un anno estremamente interessante che oggi mi serve per condurre la mia imbarcazione dotata di foil. Con Prysmian ci sono stati degli anni in cui abbiamo investito per crescere e altri dove siamo andati all’incasso. In campagne come Mini 650 e Multi 50 abbiamo vinto tantissimo, e non abbiamo mai perso di vista il nostro obiettivo fondamentale che molto semplicemente è quello di migliorare sempre.

Se ti guardi indietro, in questo percorso di avvicinamento al Vendée, hai dei rimpianti? Cosa faresti diversamente?

Non ho ne rimpianti ne rimorsi. Chiaramente in 13 anni in cui mi sono consacrato anima e cuore in questa professione ho fatto degli errori, ma questi fanno parte di un processo di apprendimento, l’importante è capirli e trovare la via per non ripeterli. Gli errori sono necessari per imparare. Un mio carissimo amico quando io iniziai ad andare in barca mi disse: “per essere un bravo prodiere prima devi sbagliare tutto”, si passa da questo per crescere. Ovviamente ci sono errori troppo grandi che non vanno fatti.

Molti degli skipper in gara sono dei figaristi, abituati a tirare le barche fin dalla partenza e andare sempre all’attacco, quale sarà invece la tua strategia considerando che da subito dovrete affrontare l’ostacolo Biscaglia?

Qua in Francia c’è un po’ il mito del Figaro, io ho fatto due micro campagne anche se non ho mai fatto la Solitaire, e ho navigato con diversi figaristi. Ma su una barca come un’Imoca, un prototipo in carbonio, non si può fare ciò che si vuole perché si rompono e sono oggetti delicati. Dobbiamo essere consapevoli che i materiali devono resistere per un intero giro del mondo e lo skipper deve rispettarli per prevenire le rotture.  Io navigherò come ho sempre fatto, non mi pongo problemi a schiacciare il piede sull’accelleratore quando sarà il momento. Il gioco sarà capire quando sarà il momento di attaccare e quando invece dovrò andare in difensiva. So che mi troverò in alcuni momenti fuori fase, troppo all’attacco o troppo in difesa, ma questo fa parte dell’apprendimento di un primo giro del mondo.

Chi è secondo te il favorito per la vittoria finale?

Non so chi sia il vero favorito, ma io spero che il Vendée lo vinca Alex Thomson che è alla sua quinta campagna. Ha fatto delle scelte avaguardiste su tante cose, è stato bravo a vedere delle soluzioni prima degli altri, la sua barca secondo me è molto interessante e ha fatto qualcosa di completamente diverso come cellula abitativa rispetto a tutti gli altri. Vista la sua esperienza e il personaggio mi dico perché no, che lo vinca lui.

Sai che arriverà il momento in cui saluterai tua moglie e i bimbi sulla banchina di Les Sables prima di partire, hai già immaginato come sarà? Che effetto ti fa?

Non ho avuto il tempo di pensare o immaginare quel momento perché sono ancora concentrato sul presente e sulla preparazione. Ma non mi farò nessun problema nell’essere naturale e comportarmi come mi sento, lasciando esprimere le mie emozioni.

Se vorrò sorridere lo farò, se avrò voglia di emozionarmi e di piangere, piangerò. Voglio vivere questo momento nel modo più naturale possibile. Poi quando tirerò su le vele mi dimenticherò anche come mi chiamo e diventerò tutt’uno con la barca.

Agli 8 minuti arriverà l’adrenalina che mi prenderà come l’onda prende un surfista ed entrerò dentro quella specie di bolla. Allo sparo, nel momento in cui sarò sicuro che nessun avversario mi venga addosso, metterò la barca nelle velocità target e inizierò a posizionarmi in base alla strategia che avrò in mente e sarà il momento di entrare veramente nella gara e restare concentrati nel presente.

Mauro Giuffrè

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