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Luna Rossa 2 vola e fa già paura. FOTO

Hanno navigato 100 miglia su un catamarano fatto con 3.000 bottiglie di plastica
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Se la velocità delle barche si misurasse in estetica Luna Rossa batterebbe per distacco gli altri Challenger. Forme magre e aerodinamiche, il look di un proiettile sparato a 45 nodi a pelo d’acqua, la nuova Luna, barca 2, che si è mostrata per la prima volta nelle acque di Auckland non lascia indifferenti gli osservatori e gli addetti ai lavori (SCOPRI QUI I DETTAGLI DOPO IL VARO).

Ma per sapere se l’estetica coincida anche con una maggiore velocità rispetto agli altri AC 75 dobbiamo aspettare ancora un po’, almeno fino alla metà di dicembre quando andranno in scena le prime regate dell’America’s Cup World Series.

Intanto possiamo osservare un foiling ancora più basso e “aggressivo” di barca 1, il classico assetto appruato per ridurre il drag del timone e migliorare l’efficienza delle appendici che, lo ricordiamo, per lavorare al meglio non devono mai avvicinarsi alla superficie dell’acqua pena il rischio dello stallo.

Nei prossimi giorni e sull’edizione cartacea del Giornale della Vela di dicembre-gennaio dedicheremo un ampio approfondimento al confronto tra i vari AC 75 in avvicinamento alla Coppa America.

Mauro Giuffrè

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12 Comments

  1. Salvatore ha detto:

    L’assetto appruato della prima Luna Rossa era, ahimè, un suo difetto a cui (con la seconda barca) si è posto brillantemente rimedio. L’appruamento delle barche (anche di queste che, oggettivamente, volano sull’acqua) non è mai positivo…E’ comunque la manifestazione di un equilibrio assai instabile (se non persino poco riuscito) dovuto al disallineamento fra il baricentro e il centro di pressione su cui agiscono le forze idrodinamiche sviluppate dalle appendici (in questo caso l’ala e il winglet del timone). Volare troppo alti sull’acqua, inoltre, influisce negativamente non solo nel rendimento delle appendici ma anche su quello delle vele.

    • Giornale della Vela ha detto:

      Buongiorno Salvatore,
      Concordo su tutto quanto lei scrive tranne in parte che sull’assetto appruato, che, dalle informazioni in nostro possesso, sarebbe solo in minima parte un difetto e per il resto serve a diminuire il drag del timone.

      Mauro Giuffrè

  2. Nuvola ha detto:

    Ciao Salvatorre,
    mi aiuti a capire perchè “Volare troppo alti sull’acqua, (…), influisce negativamente non solo nel rendimento delle appendici ma anche su quello delle vele.”?
    Grazie

  3. Ettore Wanderlingh ha detto:

    Sapete dirmi perché in lo strallo del fiocco è arretrato rispetto alla prua. Quale vantaggio comporta e se tale soluzione potrà essere estesa oltre gli ac75.

  4. Salvatore ha detto:

    Scusami se ti rispondo solo adesso…Dipende dal fatto che, minore è la distanza dall’acqua della base delle vele, minore sarà la resistenza indotta e la relativa turbolenza che ne deriverà. Nei “vecchi” 12m SI, ad esempio, per ridurre la resistenza indotta della randa il boma passava “quasi” a filo di coperta e quest’ultima (anche grazie al “grembiule” del genoa) impediva il formarsi di turbolenze fra il sopravento e il sottovento della vela.

    • Nuvola ha detto:

      Salvatore aspe’: un conto è lo spazio tra la base della vela e lo scafo, con le conseguenze tra sopravento e sottovento, un altro è lo spazio che intercorre tra lo scafo e l’acqua su un foiler
      E tu hai scritto “Volare troppo alti sull’acqua, …”, non “regolare troppo alte le vele rispetto allo scafo …”
      Quindi credo per “troppo alti” ti riferissi allo spazio tra lo scafo e l’acqua e non tra base vela e scafo: correggimi se ho mal interpretato
      Ma mi è ancora meno chiaro per le appendici. Perchè volare troppo alti con lo scafo (e rispetto a cosa? Piano dell’acqua o piano di portanza?) influisce sul rendimento delle appendici?
      Però prova a considerare dove un foiler trova aria più pulita e acqua meno turbolenta
      Siccome – Covid permettendo – non vedo l’ora di tornare a Torbole a giocare con un F101, vorrei sapere se devo chiedere di segare via un 30 cm di lama e timone per riuscire a domarlo.

      p.s. sull’appruamento, sembra sia effettivamente una caratteristica degli AC all’aumentare del vento, come ti ha già risposto GdV

  5. Salvatore ha detto:

    Premesso che non possiedo lo spirito santo e non ho alcun rapporto con chi lavora su Luna Rossa, posso solo dire che quanto scrivo fa parte del normale bagaglio tecnico di chi come me, professionalmente, fa l’architetto navale e si occupa (normalmente) di carene, chiglie, timoni ed eliche…Che qualcuno dica che la propria barca cammina più delle altre e che lo fa più appruata (o più appoppata) delle altre fa parte delle sensazioni emotive tratte da ciascuno velista o delle normali note rilasciate alla stampa (più o meno informata) da parte di un qualsiasi sindacato…Auguro ovviamente il meglio a Luna Rossa ma la vedo in difficoltà nei confronti di Team New Zealand (che naviga sempre con un’assetto fantastico e mai appoppato) e anche di American Magic per cui confermo la mia classifica personale fatta nella primavera scorsa: 1° New Zealand – 2° American Magic – 3° Luna Rossa.

  6. Salvatore ha detto:

    Al fine di ridurre la resistenza indotta sulle vele, dal punto di vista strettamente fluidodinamico, sarebbe idealmente necessario che tra la vela e il mare non ci fosse alcuna distanza e se, ahimè, questo non è materialmente possibile bisognerà, comunque, ridurre il più possibile quella distanza oppure (laddove non è possibile) mitigare il problema con l’ausilio della coperta (quando può intervenire) oppure con un boma tipo “Park Avenue”. In ogni caso, più ci si allontanerà dal pelo dell’acqua, maggiore sarà la turbolenza presente nella parte bassa delle vele. Turbolenza che, ovviamente, sarà parimenti presente in corrispondenza dell’angolo di drizza di ciascuna delle vele.

  7. Salvatore ha detto:

    Nella normale pratica velica (anche a livello di America’s Cup) è evidente come non si possa annullare la resistenza indotta delle vele ma la si potrà ridurre quanto più possibile (compatibilmente con le caratteristiche specifiche della barca e le esigenze dell’equipaggio). Queste sono notizie che, peraltro, si possono trovare in un qualsiasi manuale di vela che sia particolarmente evoluto e “dotato” dal punto di vista scientifico e tecnico (e ce ne sono alcuni anche in italiano).

  8. Salvatore ha detto:

    Per quanto riguarda il rendimento delle appendici idrodinamiche è evidente che queste debbano muoversi abbastanza immerse da non essere soggette a fenomeni di cavitazione e/o ventilazione ma è difficile dare giudizi dalle sole foto a mia disposizione e bisognerebbe conoscere più nel dettaglio la loro progettazione
    Ecco, Nuvola, un bel dilemma…E’ meglio navigare con “aria più pulita”…o “con acqua meno turbolenta”? da risolvere con un “trial & error method”…
    Scusatemi per la lunghezza dell’esposizione…

    • Giornale della Vela ha detto:

      Grazie per i commenti molto interessanti e precisi Salvatore. Concordo con lei, ma confermo quanto detto a proposito del drag del timone.

      Mauro Giuffrè

  9. Salvatore ha detto:

    Penso davvero che stavolta, come non mai, sarà interessante veder navigare insieme queste barche e, soprattutto, vederle regatare l’una contro l’altra. Forse ci si può anche chiedere se non sia persino improprio chiamarle barche, stante la loro così diversa configurazione…O, forse, dovremo tutti iniziare a cambiare il nostro approccio complessivo al navigare a vela sul mare…

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