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Stato vs porti, fine della guerra. Ecco perché tiriamo tutti un sospiro di sollievo

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State tranquilli, armatori. Il costo del vostro posto barca (in affitto o in transito) non salirà. Risolto, finalmente, dopo 13 anni, l’assurdo contenzioso demaniale fra porti turistici e Stato per l’applicazione retroattiva dell’aumento dei canoni demaniali. Una pace fiscale che ha scongiurato il rischio che i marina, per sopravvivere, potessero aumentare di molto i prezzi degli ormeggi.

Ripercorriamo la vicenda. Cosa era successo?

Il motivo del contendere riguardava l’aumento retroattivo dei canoni demaniali, già dichiarato illegittimo – oltre che dai tribunali civili di mezza Italia, Corti d’Appello, TAR e Consiglio di Stato – anche da una sentenza della Corte Costituzionale del 2017. Nonostante questo, le Agenzie del Demanio e delle Entrate avevano continuato imperterrite con l’emissione delle cartelle esattoriali – dagli importi altissimi – a molti dei marina (clamoroso il caso del Marina Blu di Rimini, che si era visto consegnare una maxi-cartella da un milione di euro).

E non solo: a due porti (il Marina Piccola di Capri e il Marina di Cattolica) “colpevoli” solo di aver resistito e vinto i ricorsi erano arrivate le prime revoche delle concessioni.

Poi, a gennaio di quest’anno, dopo la clamorosa protesta di 300 operatori del settore, dotati di giubbotto salvagente, che hanno manifestato a Roma davanti al ministero delle Infrastrutture e Trasporti l’Agenzia delle entrate aveva temporaneamente sospeso le richieste di aumento dei canoni demaniali (che arrivavano anche al 700%!).

Ci ha pensato il Covid a chiudere una volta per tutte la vicenda. Ora il DL Agosto, anche sulla spinta del -40% registrato dal comparto turistico nautico a causa del lockdown (e del buon lavoro di pressione svolto da Confindustria Nautica), accoglie i principi della Corte, salvando dal fallimento 23 porti e i relativi 5.000 posti di lavoro collegati.

T.O


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