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La proposta di un lettore. Un secondo motore per evitare incidenti. Perché no?

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Alfonso Paci è un lettore accanito del Giornale della Vela e ha deciso di inviarci questo articolo in cui fa una riflessione interessante, che vi proponiamo in attesa di commenti…

Il recente incidente accaduto all’Oceanis 473 spiaggiato a Caorle ha molto di simile con quanto successo nell’Aprile del 2017 al Bavaria di 15 metri schiantatosi sulla barriera del porto di Rimini. In entrambi i casi, durante la manovra di avvicinamento al porto, il comandante perse l’ausilio del motore non potendo più manovrare la barca in sicurezza e portare a termine la manovra di atterraggio.

Fortunatamente nell’incidente di Caorle non si è registrato nessun morto, a differenza invece di quello di Rimini dove a perdere la vita furono i quattro componenti dell’equipaggio.

Qualsiasi barca a vela, almeno quelle sotto i 24 metri, sono equipaggiate con un singolo motore per la propulsione. Lavorando in un ambiente molto aggressivo, l’usura delle parti meccaniche è molto importante ed al fine di mantenere un livello di affidabilità ed efficienza accettabile è importante effettuare con una certa regolarità le attività di manutenzione preventiva seguendo le indicazioni della casa costruttrice.

Proprio per le condizioni difficili nelle quali il motore opera, nonostante esso sia ben manutenzionato, può capitare che si spenga per cause legate alle condizioni meteo del momento: ad esempio, si pensi al moto ondoso della barca che può comportare il non corretto pescaggio del combustibile oppure la movimentazione di un eventuale deposito nel serbatoio del combustibile ostruendo la via di alimentazione.

Essendo preposto alla propulsione un singolo motore, quando questo si spegne non vi è alcuna possibilità di manovrare e la barca sarà in balia del mare.

Considerando l’inquantificabile danno a cui si andrebbe incontro in questo scenario, ad esempio la perdita di vite umane, perché non prevedere un motore aggiuntivo che possa essere utilizzato in caso di avaria del principale? La potenza di tale motore può essere di inferiore a quello principale, sufficiente a manovrare la barca realizzando velocità sufficienti a permettere al timone di funzionare.

Nel caso di trasmissione in linea d’asse, si potrebbe collegare un motore elettrico, equipaggiato con RPM variabile, al motore diesel tramite in un’unica scatola di trasmissione.

La tecnologia è già disponibile sul mercato (un esempio: https://www.brunvoll.no/products/automation-systems) ed una sua applicazione nel campo del diporto nautico potrebbe diminuire gli incidenti, evitando la possibile perdita di vite umane che potrebbe avvenire nel caso di sinistri più sfortunati. Sarebbe come applicare l’attuale tecnologia ibrida delle macchine alle barche, aumentando di gran lunga la sicurezza della navigazione.

La medesima tecnologia si potrebbe applicare alle trasmissioni con S-drive.

E’ chiaro che tutto il sistema farebbe aumentare il costo della barca ma comunque tollerabile considerando l’aumento consistente della sicurezza e il ridotto rischio della perdita della stessa a seguito di un incidente.

Alfonso Paci

 


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18 Comments

  1. guiscardo ha detto:

    buon giorno,l’idea ,secondo il mio parere ,non può essere considerata risolutiva di un problema di fondo che risiede in ben altra realtà.non è pensabile che si dia una educazione marinara risolvendo un problema con l’aggiunta di un motore ,anzichè cercare di educare le persone all’arte marinaresca.Altrimenti secondo questa logica perchè non aggiungere un terzo motore che non si sa mai?la barca a vela ha già un secondo motore perchè il primo sono le vele.
    Capisco che quando accade un incidente in mare,anche con vittime ,l’animo umano si scuote ,però analizzarei il problema sul fatto che forse il comandante doveva decidere in altro modo ,assecondando il mare e rimanendo al largo anzichè tentare un atterraggio a motore ,il quale spesso non ha la potenza necessaria a fronteggiare la forza del mare,come nei casi citati dall’articolo.Un motore elettrico ad oggi non potrà mai contrastare la forza di un mare in tempesta. com.te Guiscardo Giampiccolo

    • Vincenzo, Desiati ha detto:

      Io mi sono trovato al rientro in porto con onda. Lunga e assenza di vento, quindi dovevo rientrare in porto, a motore che nonostante tutti i filtri e prefiltro ben puliti per una piccolissima morchia, il motore ha iniziato a perdere colpi e quando accelera o il motore si spegneva, essendo esperto ho iniziato a spurgare il motore, niente da fare, per fortuna tramite un’amica mi sono fatto rimorchiare in porto. Quando ho smontato il tutto ho trovato una piccola morchia che aveva ostruito in parte i fori del raccordo del filtro.
      Chiedendo ad altri diportisti o notato che è un problema abbastanza frequente,.
      Il problema è ché questi motori hanno la cosiddetta pompetta C, di adescamento del combustibile esigua se i costruttori montassero una pompa più grande da poter anche in caso di eventuali morchie riuscire a passare dai fori dei raccordi fermandosi quindi nella parte filtrante che ha una superficie molto più ampia del foro del raccordo. Perché le imbarcazioni a motore con motori molto più potenti non hanno questo motore.
      Comunque come rimedio ho installato al uscita del serbatoio, prima dei filtri e prefiltrii una pompetta in gomma di adescamento, che in caso di morchie riesce a farle passare nel prefiltro.

    • Piero Giassi ha detto:

      Concordo con lei! Atterrare con una diga sottovento ed il mare così formato oltre al vento, non prevedeva un piano B. Per quel che ho letto erano marinai provetti ma il comandante che prese tale decisione perse di vista la realtà della situazione. In quel caso nessuna vela si sarebbe potuta issare in emergenza ne alcun motore avrebbe potuto salvarli…
      La saluto pg

  2. Loredana Bonato ha detto:

    Fermo restando la responsabilità di decidere e agire in modo marinaresco, per la salvaguardia di tutti e tutto sempre quando si esce in mare, l’idea è molto interessante e andrebbe sviluppata, considerando però, che il secondario potrebbe necessitare in situazioni difficili, e che la potenza inferiore potrebbe non essere sufficiente, per gestire il momento, quindi sarebbe inutile. L’idea andrebbe sviluppata considerando l’emergenza massima. Loredana Bonato

  3. Oreste Basso ha detto:

    Beh l’incidente di Rimini si è verificato in una giornata di mare e vento. L’errore è stato di ammainare tutto e affidarsi solo al motore, che quando si è fermato, ha condannato la barca. Il motore si è fermato perchè il moto ondoso ha sollevato morchia dal serbatoio. Domande: 1) perchè non ha lasciato a riva le vele (almeno il genoa)?
    2) il circuito di alimentazione aveva un Racor per filtrare il gasolio? 3) la rotta per entrare in porto era a favore del moto ondoso? 4) l’avvicinamento al porto è stato perpendicolare alla linea di ingresso? tutte cose che abitualmente si fanno quando c’è mare grosso. Non voglio giudicare, ma gli incidenti succedono sempre per un motivo.

  4. Marco Manzi ha detto:

    La barca a vela è nata per andare a vela e solo a vela è sicura, quando usata a motore è una forzatura e può diventare pericolosa e se non si segue neanche l’abc dell”arte marinaresca allora è facile mettersi in situazioni di pericolo.
    Bisogna navigare e navigare e pianificare e non solo accendere il GPS e tirare una riga da porto a porto controllando l’orario presunto di arrivo. La patente nautica abilità ma solo navigando esercitandosi si potrà prendere la giusta decisione non basta avere tre motori a bordo, tre serbatoi intanto che ci siamo tre plotter, tre zattere, ecc… Un saluto Marco.

  5. Francesco Spina ha detto:

    L’idea e’ interessante ma mi sembra ci siano altre possibilita. Tra queste avere una propulsione diesel elettrica.
    Diminuiscono i consumi, diminuisce ill rumore del motore diesel a bordo (che essendo chiuso in un involucro da cui e’ collegato all* esterno solo da cavi elettrici e che quindi puo’ essere isolato acusticamente assai meglio dei motori cui siamo abituati), e con l’aiuto di una piccola batteria si puo’ disporre dell’ energia per il motore elettrico in casi come quelli citati dall’ articolo

    Francesco

  6. francesco pelizza ha detto:

    Leggendo l’articolo sono rimasto stupefatto già solo dall’idea del secondo motore, e ho ritenuto doveroso lasciare un commento. Vedo leggendo chi ha scritto prima di me che non sono l’unico.
    Come si può pensare a un secondo motore? la barca a vela ha le vele, e bisognerebbe imparare a usarle. E’ spesso più pericoloso entrare in un porto che rimanere in mare aperto, e senza volere commentare incidenti in cui qualcuno purtroppo ha perso la vita e certamente la magistratura ha ricostruito con precisione i fatti, accade che non è il motore che si ferma ma l’elica che cavita o la barca che parte su un’onda e si perde il controllo. L’adriatico è pieno di porti in cui è meglio non entrare con mare formato e onda in entrata (Caorle e Rimini di sicuro) e se proprio si deve fare (ma ci deve essere un vero motivo) bisogna sempre tenere una vela a riva. Il secondo motore farebbe solo perdere secondi preziosi nel tentativo di azionarlo.

  7. Giampiero ha detto:

    Poichè spesso un motore si spegne per problemi legati al flusso di carburante (morchie e serbatoio sporco) dovrebbe essere possibile in mare potersi rifornire di un diesel di qualità migliore senza le componenti bio. Io personalmente ho avuto spesso problemi sull’alimentazione e anche avendo un Racor non mi sento assolutamente tranquillo quando la barca balla molto.

  8. Guido Montali ha detto:

    Le barche a vela e a motore vanno sempre tenute in perfetto ordine specie per le parti legate alla sicurezza. Un buon sistema di filtraggio del gasolio è sempre assolutamente indispensabile, anche con filtro che consenta di poter vedere eventuali presenze di acqua e sporcizia. Il secondo motore, elettrico o disel, nella maggior parte delle barche avrebbe enormi difficoltà a trovare uno spazio.

  9. Davide ha detto:

    Piu’ che per un motivo di sicurezza vedrei la soluzione per manovre di porto ed ancoraggi senza il rumore del motore diesel.
    Basterebbe una piccola potenza, giusto per le manovre.
    Potenza che sarebbe peraltro probabilmente insufficiente in situazioni di emergenza come nei due casi citati.
    Come gia’ detto praticamente da tutti, questi incidenti sono stati dovuti, purtroppo, da errori umani.

  10. eugenio ha detto:

    Concordo appieno con quelli che pensano che sia inutile, piuttosto se proprio proprio……..utilizzare il motore del tender con un aggancio studiato e con qualche cavallo in più…………cordiali saluti

  11. alberto ha detto:

    NAvigo da anni con due motori EB/FB, non c’è sempre vento e le rocce fanno male anche ai grandi lupi di mare 🙂

  12. Mauro ha detto:

    Salve a tutti, io sono un provetto velista, mi sembra una buona idea quella di Vincenzo. Non è che avresti voglia di mettere on linee uno schemino di quello che hai fatto? Grazie. Ciao

  13. Salvatore Mammana ha detto:

    Interessante il suo suggerimento, potrebbe inviare una foto della pompetta e che tipo di pompetta? Grazie mille!

  14. Andrea ha detto:

    L’idea è interessante ed aumenta la sicurezza (che non è mai troppa, anche se si è provetti lupi di mare! ). Anche se, su una barca esistente, richiede un investimento significativo.
    In prospettiva, su una barca nuova, mi spingerei un pò più in la, con un diesel elettrico che, su una barca a vela, mi darebbe un sacco di vantaggi:
    1. motore elettrico propulsivo che non si ferma mai.
    2 alimentazione motore con due generatori che posso sistemare dove meglio credo ed utilizzare all’occorrenza secondo le necessità, singolo o in coppia, per la propulsione e/o i servizi di bordo.
    3 alimentazione motore con pacco batterie, sia per emergenza che per confort.
    Il rendimento del sistema è di poco inferiore al diesel a presa diretta, ma i vantaggi sono tanti … e, alla fine, portano anche un risparmio gestionale complessivo.
    Senza contare che con un pacco batterie adeguato, ma non esagerato, posso avere un minimo di autonomia a zero emissioni/rumore …e se metto un paio di pannelli solari, un idrogeneratore, una turbina eolica, la mia barca diventa , per brevi ma piacevoli periodi, anche energeticamente autosufficiente ….
    Perchè ancora non si fa? Non è mica fantascenza!!

  15. Hook ha detto:

    Un secondo motore a me pare un’enorme baggianata, in primis, ad esempio sulla mia barca a vela di 12 metri Oceanis 393…. dove lo metto? e ammesso che… e il costo…. vi siete fatti due conti? E poi per far che? attivarlo mentre stai entrando surfando su un’onda di 2,50 metri all’imbocco di Fiumara grande mentre ti si pianta il primo? Morale… se hai una barca a vela, devi andare a vela, in ogni condizione, forza di vento permettendo ovviamente. Io se potessi, ci entrerei anche ogni volta in porto, ma purtroppo è vietato…. Personalmente comunque, sullo Yanmar quadricilindrico montato sulla mia barca, erano previsti di default due filtri gasolio…. io ne ho fatto aggiungere un terzo, e poi, da sempre ogni rabbocco di gasolio ci aggiungo un addittivo professionale che costa un botto….. Oltre questo, in condizioni estreme impreviste, devi solo auspicare che il buon Dio tenga la sua grande mano sulla tua testa.

  16. Mauro Lazzarotti ha detto:

    Di questo passo perché non un secondo albero e magari un secondo skipper per non parlare di pale del timone, poi ci sarebbe una seconda elica magari. La barca deve essere a posto se no non si esce, il meteo va controllato e non sottovalutato, i pescherecci non hanno due motori e lavorano in condizioni che a qualsiasi velista farebbero venire la pelle d’oca, bisogna avere gli impianti giusti e la giusta manutenzione e soprattutto mentalità marinara.

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