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Bella, veloce e italiana: lo Scuderia 65 è già cult

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In Italia sappiamo fare veramente le cose belle. E nella nautica in particolare. C’è un cantiere a Fano, Adria Sail, che si è specializzato non solo nel fare barche molto belle, ma nel farle anche custom ed ad alta tecnologia.

Ovvero barche personalizzate sulle esigenze dell’armatore, che in alcuni casi possono diventare magari anche una mini serie, e costruite con materiali quali il carbonio e la resina epossidica, ovvero rigide e leggere. Adria Sail ne ha sfornato una nuova, lo Scuderia 65, che segue il successo dello Scuderia 50. Il progetto è di Harry Miesbauer e la barca è andata già in acqua ottenendo la vittoria in tempo reala e La Ducento, la classica offshore dell’Adriatico.

Il concetto, sulla falsariga del 50’ che è stato in grado di dominare per diverse stagioni le regate a reting tra le boe e in altura, e come vuole la filosofia del cantiere, è quello di un performance cruiser del segmento mini maxi: una barca in grado di cambiare pelle e passare velocemente dall’essere un confortevole cruiser mediterraneo a una performante imbarcazione da impiegare in regata, soprattutto in offshore.

ESTETICA, COPERTA E SCAFO

Di fatto lo Scuderia 65 sembra essere quasi un flush deck da quanto è minimale il disegno della tuga, una caratteristica che la rende una barca con un’estetica precisa che al primo impatto visivo la connota già come una sportiva. La tuga è tutta a poppa dell’albero e appena accennata, con un disegno che si armonizza perfettamente con il ponte e viene dotato di un preziosimo di design: il bordo della tuga sporge leggermente sopra la finestratura continua, quasi a raffigurare le ciglia sugli occhi.

Un elemento che caratterizza molto la barca e le da un’impronta che la renderà inconfondibile. Ma non è solo la tuga la caratteristica saliente da un punto di vista estetico e pratico.

Partendo da prua, il bompresso, di oltre tre metri, che fa anche da alloggio per l’ancora, indica la vocazione della barca ad armare asimmetrici dalla superficie velica importante, per potere navigare forte al lasco con velocità in doppia cifra.

Il bompresso dalla lunghezza pronunciata, allontanando l’asimmetrico dal cono d’ombra della randa che provoca il collasso della vela in certe andature, servirà a consentire angoli di poggia più importanti che per un bompresso corto sarebbero irraggiungibili.

Una vera e propria dichiarazione di intenti insomma che sembra  volere dire: questa è una barca concepita per andare forte

Con una configurazione simile, e un asimmetrico pensato per navigare “profondo”, la barca potrà tenere con vento fresco degli angoli quasi tipici delle vele simmetriche e a velocità importanti.

Il ponte verso l’albero è sgombro da qualsiasi ostacolo, una piccola rotaia del fiocco è stata posizionata a ridosso della tuga sia per non essere di intralcio per chi cammina in coperta, sia per consentire un buon angolo d’incidenza alla vela di bolina.

I paramare della tuga sono piuttosto lunghi e proteggono tutto il pozzetto, arrivando quasi al winch primario che non è collocato proprio a ridosso della timoneria, pur restandone alla sua portata, ma in posizione leggermente più avanzata per non pregiudicare la conduzione in equipaggio. Una soluzione intelligente: da un lato non si inficia la facilità di gestione in equipaggio ridotto, consentendo al timoniere con un passo di raggiungere il winch primario; dall’altro c’è lo spazio, tra il winch e la colonnina del timone, per avere un uomo dedicato alla manovra quando si naviga in equipaggio da regata.

Per la carena la scelta è caduta su uscite di prua sottili e tese, su uno scafo abbastanza piatto e senza spigoli, e un ginocchio morbido a poppa. Le linee di prua sono leggermente a V, piuttosto magre come si addice a una barca mediterranea che vuole dire la sua anche con vento leggero.

Doppio timone invece per le appendici, accoppiato a una chiglia a T rovesciata che, in modalità lift, si immerge fino a 4,5 metri in navigazione per risalire fino a 2,95 a riposo.

INTERNI

Gli interni sono stati concepiti per essere comodi e funzionali ma anche leggeri, senza un eccessivo spessore del mobilio e con un contenuto uso di legno, come è giusto che sia su una barca che oltre a essere confortevole vuole vincere in regata.

La disposizione degli interni è abbastanza classica, tranne che per un particolare, la cucina in posizione avanzata, all’altezza dell’albero attorno al quale gira la zona di lavoro del lavello. Una soluzione molto interessante in voga sulle barche di oggi e non solo, ancora meglio percorribile su scafi di questa misura, il cui vantaggio è quello di lasciare più spazio alla dinette che sfrutterà così a pieno il baglio massimo della barca.

Per il resto gli interni sono in stile sobrio e senza elementi superflui.

PIANO VELICO

Il set completo di vele è stato prodotto nel loft OneSails Nord Est di Verona e progettato dagli esperti della veleria Dede De Luca e Samuele Nicolettis in stretta collaborazione con il progettista della barca Harry Miesbauer per ottimizzare il piano velico per le regate lunghe in IRC.

Il periodo di “lock-down” ha permesso ai progettisti di OneSails Verona di dedicarsi qualche settimana in più all’ottimizzazione delle vele.

Il piano velico è quello in voga su tutti i moderni performance cruiser: forte sviluppo verticale, randa square top con paterazzo sdoppiato, fiocco dalla J contenuta e a bassissima sovrapposizione per un totale di oltre 360 mq di tela in bolina, sostenibili grazie ai 4,5 metri di immersione della chiglia. Importanti i numeri dei metri quadri alle andature portanti: uno degli asimmetrici previsti da piano velico infatti arriva a poco più di 420 metri quadri, che con sole 19.5 tonnellate di dislocamento fa capire che al lasco la barca avrà grandissime potenzialità, e non solo in quella andatura.

I NUMERI

Lungh. f. t.: 20,05 m

Baglio massimo: 5,51 m

Pesc. max.: 4,5 m

Disloc.: 19.500 kg

Sup. vel.: 262 mq

Randa: 152.0 mq – racing Fiocco: 110.1 mq 

Gennaker: 420.0 mq

Progetto:  Harry Miesbauer 

Cantiere: Adria Sail

www.adriasail.it

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