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Gioie e dolori del gennaker: calza o frullone? Ecco come regolarlo al meglio

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Il gennaker è una valida alternativa allo spinnaker per chi vuole avere una vela adatta alle andature portanti per la crociera. Per le barche plananti è invece anche adatto a un utilizzo in regata, sia in offshore che inshore.

LE CARATTERISTICHE DELLA VELA

La tipicità del gennaker è quella di essere una vela asimmetrica, ovvero con una balumina, quella di ingresso che porta al punto di mura, più lunga dell’altra. Come per gli spinnaker, le velerie sono capaci di concepire forme e profondità differenti a seconda dell’utilizzo che vogliamo fare della vela: ci saranno per esempio gennaker per vento medio forte che potranno farci navigare anche oltre i 140 gradi al vento, e altri invece con un bordo di ingresso più magro e meno profondi pensati magari per vento più leggero e angoli più stretti. In generale però non è una vela adatta a navigare in poppa piena come lo spinnaker. Non venendo armata su un tangone questa vela subisce quello che viene definito “angolo morto”, ovvero la copertura della randa. Oltre un certo limite non riusciremo a poggiare perché la vela si sgonfierà a causa del cono d’ombra della randa. Difficile riuscire a navigare con un gennaker oltre i 150-160 gradi, la vela si sgonfierà più di frequente e non sarà facile trovare un equilibrio tra pressione sulla vela, rotta e velocità della barca.

Date le sue caratteristiche sarà difficile navigare con rotte molto dirette verso un obiettivo sottovento, saremo quindi costretti a bordeggiare con diverse strambate. Questo fa si che l’utilizzo di questa vela in regata per una barca dislocante non sia proficuo: la velocità della barca non planante non compenserà la strada in più che ci impone la vela per raggiungere la boa di poppa. Al contrario una barca planante ne trarrà beneficio perché navigando orzata svilupperà una velocità tale che la porterà prima alla boa di poppa rispetto a un’andatura più poggiata nonostante le strambate.

I gennaker pensati per navigare ad andature molto poggiate sono dotati di un bordo d’ingresso particolarmente potente e rotondo. Questo per far si che la grande “orecchia” della vela, se ben regolata, sia ben esposta sopravvento e aiuti così la barca a poggiare.

Un’altra variabile è la presenza del bompresso e la sua eventuale lunghezza. Più il bompresso sarà lungo, più il gennaker si allontanerà dalla randa, più sarà possibile poggiare perché la vela subirà meno il disturbo della randa.

CALZA O FRULLONE?

Oggi sul mercato ci sono delle velerie che hanno reso avvolgibili anche le vele in nylon come i gennaker. In alternativa esiste la classica calza se non vogliamo ammainare la vela a mano, operazione senza dubbio faticosa in crociera. Nel caso del frullone però va fatta almeno una considerazione: se da un lato è indubbiamente il metodo più comodo e pratico, dall’altro per far si che il gennaker si possa avvolgere il bordo di ingresso della vela dovrà essere un po’ più retto e meno “rotondo”. In pratica risulterà più complesso rendere avvolgibile un gennaker pensato per la “grande poggia”, mentre una vela con un taglio meno estremo e più da lasco non avrà controindicazioni. La domanda cruciale come sempre è: cosa vogliamo farci con questa vela e in che situazioni vogliamo usarla? In base a questa risposta possiamo scegliere quest’opzione o in alternativa la classica calza che non ha problemi ad ammainare anche delle vele disegnate con un bordo d’ingresso molto pronunciato. La controindicazione della calza è di natura pratica: meno comoda, l’ammainata non è semplicissima, la vela risulterà più pesante e ingombrante da stivare. In definitiva in questa scelta sarà necessario fare dei compromessi.

Il Gulliver 57 sotto gennaker con 8-9 nodi

LA REGOLAZIONE PERFETTA

Come già detto per l’approfondimento dedicato allo spinnaker, per il gennaker il concetto non cambia: l’obiettivo è quello di tenere la vela il più lascata possibile, cercando sempre “l’orecchia” nella porzione di balumina in alto sopravvento. Se teniamo la vela troppo cazzata questa prenderà meno vento, sarà più nascosta sotto la randa, tenderà a stallare più facilmente e risulterà meno performante e più difficile da tenere gonfia.

Mauro Giuffrè

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