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Quella lunga intervista con Max Sirena: dal primo incontro con Bertelli alla nuova Luna:

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In pieno lockdown avevamo realizzato in diretta Facebook una lunghissima intervista a 360 gradi, con max Sirena, a cura dei nostri Bacci Del Buono e Mauro Giuffrè. Di seguito ne trovate un lungo estratto e per i più curiosi in fondo al testo il video integrale.

Max Sirena e Luna Rossa, una storia che va avanti da oltre 20 anni partita sui moli di Livorno, arrivata fino al Golfo di Hauraki in Nuova Zelanda e adesso approdata in Sardegna, nella ventosa Cagliari, ma pronta a ripartire per tornare nella terra dei maori e dei kiwi. Lo skipper di Luna Rossa si è raccontato in una luna intervista al Giornale della Vela: gli esordi da adolescente, le prime regate, il primo incontro con Bertelli, gli aspetti tecnici delle nuove barche e la sua visione sulla Coppa America che sta nascendo. Ecco tutto quello che avreste voluto chiedere, o quasi, al velista romagnolo.

GLI INCONTRI GIUSTI

“Appena adolescente ho iniziato a conoscere dei personaggi a Rimini, come Bert Mauri e Patrick Phelipon, che mi hanno fatto cambiare il modo in cui vedevo il mare e fare scattare la curiosità per il mondo delle regate. Ho fatto la mia prima Rimini-Corfù a 14 anni, io sono un fortunato e privilegiato perché ho incontrato le persone giuste nella mia vita. Bert in particolare è stato una sorta di padre putativo, perché mi ha insegnato a conoscere le barche, a laminare, questi incontri sono stati la molla per farmi capire che la vela poteva diventare una professione. Poi ci ho messo del mio, sono stato molto testardo nel volere arrivare. Mio padre mi diceva: “farle le cose, non dirle”, ho seguito questo consiglio”.

UN MANCATO COMMERCIALISTA

“A metà anni ’80 il figlio commercialista era un po’ il sogno dei genitori, mi iscrissi ad Economia e Commercio ma mi stufai dopo poco nonostante fossi riuscito a dare degli esami, e avevo anche l’ambizione di prendere dei buoni voti. L’aneddoto più divertente che ricordo di quegli anni fu l’incontro casuale con l’autore di uno dei libri di diritto privato su cui studiavo, era un armatore che aveva una barca progettata da Giovanni Ceccarelli. Andai a casa sua, non sapevo come si chiamasse di cognome, lo scoprii da uno dei testi presenti nella sua libreria. Grazie ai suoi consigli riuscii a dare diritto privato, ma la mia carriera di aspirante commercialista finì li e capì che forse era meglio cercare la mia strada altrove, avevo 21 anni e per diventare professionista nella vela non potevo aspettare”.

IL PRIMO INCONTRO CON

BERTELLI E LA PRIMA COPPA

“Il mio primo incontro con Bertelli ormai è famoso. Nel 1993 fui chiamato per fare un allenamento sul suo Nyala all’Argentario, io conoscevo il nome di Bertelli ma non l’avevo mai incontrato, non sapevo che faccia avesse. Al rientro in porto sentivo questa voce ad alto volume in banchina, e dissi a questo signore: ma cosa urli? Lui mi disse: tu chi sei? Risposi, sono Max Sirena. Lui replicò: sono Patrizio Bertelli, dammi cinque minuti per capire se ti mando a quel paese subito o se ci rivedremo.

La primissima base di Luna Rossa invece, ancora prima di Punta Ala, fu a Livorno, dove arrivarono le barche per gli allenamenti. Era una “guerra” perché non era scontato che facessi parte dell’equipaggio, la logistica era tutta da costruire, dormivamo in cinque in una camera da due, ma io ero pronto a tutto per fare parte di quel gruppo, non mi importava nulla degli orari o di qualsiasi cosa dovessi fare. Poi arrivò tutta l’organizzazione di Bertelli che ci ha messo nelle condizioni di lavorare al meglio. Di quegli anni ricordo anche il mio rapporto con De Angelis, fu di amore ed odio, non andavamo d’accordissimo ma ho imparato molto da lui e ci siamo tolti delle enormi soddisfazioni”.

LE NUOVE BARCHE

“Il motivo per cui ci sono pochi team in questa Coppa America non è la questione economica, ma piuttosto il fatto che questa barca, l’AC 75, fa davvero paura dal punto di vista del design. Chi parte da zero, senza avere partecipato alla Coppa di Bermuda, parte svantaggiato da un punto di vista tecnico per la progettazione. Ci sono pochi progettisti al mondo in grado di interpretare questa classe .

La parte cruciale della conduzione di queste barche è il sollevamento sui foil, sarà fondamentale nelle partenze stoppare l’avversario da sottovento per non farlo poggiare ed alzare sui foil, per questo gli start saranno molto più importanti rispetto alle ultime edizioni della Coppa. Poi le barche sono decisamente più veloci rispetto agli AC 50 di Bermuda, noi abbiamo toccato i 49 nodi in poppa. La costruzione a livello di leggerezza e calcolo dei pesi è stata spinta al limite, piuttosto preferiamo rompere qualcosa e rinforzarla dopo che avere del peso in eccesso per più sicurezza. Se non spingi, non vinci.

Trenta chili di peso risparmiato su una barca del genere sono decimi di nodo di velocità, essere conservativi non porta a nulla. Accettiamo il rischio, adesso, di potere rompere qualcosa, ma fa parte dell’idea di creare un progetto competitivo”.

L’ASSETTO DI LUNA ROSSA

“L’assetto appruato lo chiamiamo “pitch down”, il motivo è quello di togliere il più possibile il timone dall’acqua per diminuire l’attrito idrodinamico, chiudi il gap tra lo scafo e l’acqua e aerodinamicamente sfrutti meglio il cosidetto “effetto suolo” e, per spiegarlo in termini semplici, puoi avere più potenza sulle vele.

Allo stesso modo navigare sbandati sopravvento serve a togliere più deriva dell’acqua, aumenti il raddrizzamento della barca, puoi cazzare più le vele e avere in definitiva una barca più potente”.

L’INCONTRO CON

GLI INGLESI A CAGLIARI

“Nelle foto che ha pubblicato il Giornale della Vela l’incontro è stato casuale. Noi stavamo rientrando in porto, loro anche, poi hanno poggiato per avvicinarsi, anche se la distanza laterale era notevole, almeno 400 metri. Noi eravamo sotto invelati perché venivamo da una zona con più vento. La sensazione che abbiamo avuto era che andassimo abbastanza più forte di loro, ma questo non si può definire come uno speed test, farei fatica a dire realmente come stiano le cose. Posso solo dire che eravamo contenti. Tra la nostra e la loro barca oggi non avrei dubbi sul fatto che sceglierei la nostra. Tutti faranno però barca due e le cose potranno cambiare”.

LA COPPA CHE VERRA’ E I SUOI DETRATTORI

“Sono nato su barche a chiglia e ho avuto la fortuna di regatare su barche volanti. A chi dice sugli AC 75 “questa non è vela” non so cosa rispondere, perché riscontro ignoranza in queste affermazioni, diverso il discorso se dici “preferisco altre barche”. Leggete un po’ la lista dei velisti dei quattro team di Coppa America: Peter Burling, Dean Barker, Blair Tuke, Ben Ainslie, James Spithill, Pietro Sibello, e potrei continuare ancora molto, sono velisti che hanno fatto la storia delle barche a chiglia, delle classi olimpiche e di molto altro, adesso sono a fare questa Coppa, qualcosa vorrà dire. Poi tornerà il match race nella formula di percorso che conosciamo, ci saranno però i limiti del campo, la tattica c’è ma ovviamente sarà diversa, non ci sarà un uomo d’equipaggio che farà solo questo anche se in pozzetto noi abbiamo diversi velisti che potrebbero tranquillamente farlo. E posso già dire che la Coppa verrà trasmessa gratis e in chiaro in tv.

I GIOVANI E IL FOILING

“Penso che sia normale che i ragazzi più giovani siano molto curiosi e attratti dalle performance di queste barche. Ma quello che dico sempre è che non è obbligatorio certo volare per diventare oggi un velista, non è questo il messaggio che deve passare. E se la Coppa fa le barche volanti non significa certo che le barche normali debbano scomparire, niente affatto. La cosa bella di Luna Rossa, già dalla prima Coppa America, è stata di puntare spesso sui giovani. Sono importanti aldilà dell’aspetto fisico, ma perché possono portare qualcosa di diverso da un punto di vista dell’apertura mentale, dell’approccio.

Nel nostro caso i ragazzi più giovani sono anche fondamentali per creare il ricambio generazionale per il futuro del nostro team. Abbiamo ricevuto 700 curriculum e ne abbiamo testati oltre 100, tra questi cercavamo proprio un certo approccio mentale”.

L’AMORE PER CAGLIARI

“La nostra base rimarrà a Cagliari anche dopo la nostra partenza per Auckland, perché mi piace pensare che noi torneremo in questa città con un pezzo d’argento alto un metro e mezzo.

Le condizioni che troviamo a Cagliari sono eccezionali, non è stata una scelta certamente economica, ma abbiamo puntato su un posto che aveva delle condizioni meteo medie durante l’anno che ci consentissero un certo numero di ore di mare. Penso sarà la casa del futuro di Luna Rossa, io qui ho comprato casa, mia figlia è nata qua e ho intenzione di restare a vivere qui”.

MAX SIRENA

Nato a Rimini nel 1971, è alla sua quinta sfida con Luna Rossa, ha disputato anche la Coppa America con Oracle e Team New Zealand vincendole entrambe.

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