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Altura, monotipi, regate. Che ne sarà di loro? Parla il presidente FIV Ettorre

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Nel protocollo aggiornato FIV di regolamentazione delle misure per il contenimento del Covid-19 dell’attività velica sportiva, che norma la Fase 2 per atleti e tesserati, si parla approfonditamente di scuole vela e circoli (che riapriranno il 25 maggio), di allenamenti in deriva singola e doppia. Ma un paragrafo – ed è quello che più ci interessa: il numero 13, nel documento completo che potete scaricare QUI – è dedicato all’altura e i monotipi.

Qui ci addentriamo in una zona “grigia”: per capire che ne sarà delle uscite in barca di allenamento in equipaggio, delle regate e di tutto il mondo della vela professionistica che, ad oggi, risulta fortemente penalizzato, abbiamo intervistato il presidente della Federazione Italiana Vela Francesco Ettorre.

LA NOSTRA INTERVISTA AL PRESIDENTE FIV FRANCESCO ETTORRE

Presidente buongiorno. Leggiamo nel nome del file “.doc” del protocollo “vers27”. Lo avete rilasciato dopo 27 revisioni?

“Magari fossero 27, secondo me sono state anche 270 (ride, ndr)! E’ stato un periodo molto intenso e i lavori non sono certo finiti. Non a caso il protocollo resta in vigore fino al 14 giugno, data di scadenza del DPCM entrato in vigore il 18 maggio”.

Saliamo a bordo. Mascherine per tutti, anche in mezzo al mare?

“Su imbarcazioni di altura, il protocollo recita che ‘sarà obbligatorio indossare la mascherina e guanti, in particolare durante le operazioni di ormeggio, disormeggio ed eventuale rimorchio’. Non c’è un obbligo specifico di mascherina in navigazione, dovremo fare appello al nostro buonsenso”.

Quello che è obbligatorio, ad oggi, è il distanziamento sociale.

“Il distanziamento di un metro da persona a persona è normato dalle disposizioni del MIT. Una federazione sportiva non può agire in deroga alle disposizioni ministeriali, questo deve essere chiaro”.

E come lo avete declinato nel mondo dei cabinati e monotipi?

“Innanzitutto basandoci sulla capienza dell’unità: il protocollo prevede di determinare il numero dei componenti dell’equipaggio in base alla possibilità di attuare le misure di distanziamento di un metro: poniamo di essere su una barca che ospita normalmente 15 persone di equipaggio. A mio avviso sarà possibile uscire con un massimo di 12-13 membri. Lo stesso vale per gli interni: il numero massimo di persone sottocoperta dovrà essere determinato in base alle dimensioni degli ambienti, così come previsto dalle linee guida del MIT”.

Una soluzione ragionevole, su scafi di grandi dimensioni. Ma come la mettiamo con la minialtura e i monotipi?

“Da un lato c’è il distanziamento di un metro, dal quale, lo ripeto, non possiamo discostarci. Dall’altro bisognerà procedere verificando che il numero ridotto dell’equipaggio consenta una navigazione in piena sicurezza. Questo sicuramente ad oggi rende più complessa l’attività su barche come Melges, J/70: molto fisiche e dove le manovre, come ad esempio una semplice issata, prevedono di spostarsi a bordo. Stiamo lavorando nella direzione di consentire la ripresa delle attività, nel rispetto delle norme, in attesa che si possa riprogrammare l’attività sportiva con gli eventi.  Ma non dipende da noi, purtroppo, in questo momento. Non ci sono troppe vie di uscita: o distanziamento o mascherine, in questa fase”.

Non si potrebbe “scavalcare” il problema affollamento a bordo con test sierologici?

“Per la definizione del protocollo ci siamo consultati con professionisti e con la Commissione medica Federale. C’è un problema: il test sierologico, soluzione che abbiamo ampiamente valutato fin da subito, serve a stabilire la presenza o meno, nel soggetto, degli anticorpi sviluppati a seguito del coronavirus. Da solo non basta, non è sufficiente a certificare di essere “covid-free”: per quello serve un tampone, a cui puoi sottoporti solo se c’è il sospetto che tu possa aver contratto il virus. Cosa dovrebbe fare l’armatore che voglia essere sicuro di avere un equipaggio sano, anche perché in caso di contagi ricadrebbe su di lui la responsabilità penale? Un sierologico a tutto il team per una prima scrematura e poi un tampone ai “sospetti”. Un doppio passaggio, ahimè farraginoso, come quello previsto dagli sport di squadra professionistici, come il calcio”.

La vela però non è il calcio.

“La vela è uno sport dilettantistico. Non lo dico per sminuirla, e non lo dico io lo sancisce lo Stato. Questo è certamente un tema che ho molto a cuore e che potrebbe portare, dopo aver superato questa fase, ad un approfondimento”.

Anche nella vela, però, ci sono dei professionisti.

“Stiamo lavorando sodo perché sappiamo che il mondo della vela è fatto anche di professionisti; e sappiamo che le regate e gli eventi portano con sé un grande indotto per il settore (velerie, accessori, servizi) e non solo. Ma il punto è che, ad oggi, tutte le regate, da qui a sei mesi, sono state annullate: non dipende da noi”.

Della serie, stiamo facendo il possibile, per i miracoli dobbiamo ancora attrezzarci?

“Il punto è sempre lo stesso. Non possiamo agire in deroga al ministero sul distanziamento, soprattutto quando si tratta di organizzare eventi complessi come le regate. Già dal 4 maggio molti appassionati hanno potuto raggiungere le loro barche, ora si riparte con gli allenamenti in deriva e le scuole vela. La vela è uno degli sport che è ripartito prima rispetto ad altri, in virtù di Ordinanze Regionali e Comunali. Si può già andare in barca, mentre molti atleti di altre federazioni sono ancora a casa a pedalare sulla cyclette. Non è poco”.

Quando, secondo lei, torneremo a fare regate?

“La mia previsione è che potremo pensare a protocolli specifici per le competizioni a partire dalla prima settimana di luglio. Cercheremo di ripensare in primis le manifestazioni di nostra competenza esclusiva, come regate zonali e nazionali”.

Un’ultima curiosità. Leggiamo sul protocollo che ‘Si consiglia far uso di segnaletica sulla coperta per consentire il rispetto della distanza interpersonale di almeno 1 metro’. Avremo barche con le strisce di nastro adesivo giallo e nero come al supermercato?

“Non sarà così. Abbiamo realizzato un marker adesivo per distanziamento da applicare a bordo, molto poco invasivo, con un diametro di 4,5 cm. Ma attenzione. Non è un obbligo. Si tratta, ancora una volta, di navigare applicando il buon senso”.

Eugenio Ruocco


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