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“Vuoi diventare un Navigatore? Lascia perdere Moitessier, cerca un Mini”. Parola di Ambrogio Beccaria

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ambrogio beccaria

AMBROGIO BECCARIA

Chi ha detto che c’è una sola via per diventare navigatori o esistano quelli di serie A e serie B? Perché un ragazzo di 20 anni oggi dovrebbe sognare di ripercorrere le orme di miti del passato ormai fuori tempo invece di appassionarsi alla competizione per far nascere un’incredibile storia umana e di sport? Ambrogio Beccaria dice la sua sul tema sollevato da Vittorio Malingri (leggilo QUI) secondo cui i navigatori non sono regatanti e i modelli da seguire sono ancora i Moitessier, Slocum, Van Den Heede o Carozzo. Ambrogio invece parte da alcuni punti fermi molto diversi: esistono molti approcci possibili all’essere navigatore e la vela è uno sport. La nuova generazione insomma dice la sua e lo fa con idee forti e chiare. Ecco l’articolo di Ambrogio Beccaria:

“Non esistono navigatori di serie A e B, la vela è uno sport e il Mini può essere la porta d’ingresso per i giovani”

La domanda più frequente che mi fanno i giovani appassionati: “Secondo te cosa devo fare per diventare un Navigatore oceanico? In che circuiti? Quali sono le barche giuste?”.

È successo anche a me che qualche ragazzo mi abbia scritto per chiedermi come si diventi navigatori. Sono contento quando mi chiedono queste cose perché mi sembra, nel mio piccolo, di aver ispirato almeno un giovane con le mie avventure e questo mi riempie di orgoglio. Ma la risposta a questa domanda è tutt’altro che facile, e non basta dirlo, bisogna anche dimostrarsi elastici e aperti alla possibilità che effettivamente esistono molti e diversi approcci possibili all’essere navigatore. 

Chi è il Navigatore? Chi naviga per lavoro, è di fatto un navigatore. Non siamo più nel 1500 quando bisognava scoprire e conquistare nuove terre. Poco romantica come definizione, ma efficace. Il comandante che è fedele alla sua barca da 20 anni è sicuramente un Navigatore, anche se non ha percorso le rotte “ spaccabarche” del Nord Atlantico, il ragazzo che sogna di partecipare alle Olimpiadi e passa ogni giorno in acqua a navigare per cercare di far diventare semplici cose che all’inizio sembrano indecifrabili è un Navigatore.

Lo è anche una coppia che decide di vivere in barca godendo esperienze incredibili in posti inesplorati, ma lo è anche il ragazzo di 20 anni che per partecipare alle importanti regate oceaniche si impegna giorno e notte, anche se non ha fatto il giro del mondo ma ha solcato l’Adriatico avanti e indietro 100 volte. Tuttavia, perché c’è bisogno di fare questa definizione?

Personalmente penso che sia inutile dividersi tra buoni e cattivi, tra navigatori di serie A e serie B. L’unica cosa di cui stiamo parlando e che accomuna tutti i navigatori è la scelta di vivere fuori dagli schemi. Nel 2020, decidere di fare il Navigatore, significa avere una bella immaginazione, e il solo fatto di aver lasciato il porto sicuro di un lavoro “facile” fa di te un temerario avventuriero.

Ma torniamo al mio amico che mi ha chiesto come si fa a diventare Navigatore? La risposta logica a questa domanda è un’altra domanda. Come faccio a far diventare la mia voglia di stare in mare un lavoro? Beh, qui spazio alla fantasia. Però se vuoi ti posso dare qualche consiglio su come potresti avvicinarti al mondo delle grandi regate d’altura.

La prima cosa che viene da dire è che devi iniziare a considerare la vela come uno sport. E lo sport è duro. Ci sono regole semplici ma spietate. Ti devi allenare, studiare, spaccare tutto, copiare i migliori finche non inizi a capire che effettivamente stai migliorando.

Lo so che stai sognando il Vendée Globe, la Route du Rhum, la Solitaire du Figaro, La Volvo Ocean Race e il record del giro del mondo, ma tu non sei ancora in grado, non hai mai fatto una notte in mare da solo e hai milioni di cose da imparare. Tutte queste cose dipendono solo dalla tua determinazione, e quindi tutto sommato sono realizzabili, mentre il vero grande problema è che non hai una barca. E qui di solito si arenano la maggior parte dei sogni oceanici dei ragazzi italiani.

La vela è bella, ma le barche costano tanti soldi e tu sei giovane e non ti puoi permettere neanche il parabordo. Non devi darti per vinto, devi essere testardo. Un modo lo si trova.

E qui per fortuna, o forse no, scopri che esistono i Mini. Barche eccezionali, sotto tutti i punti di vista, ma uno in particolare. Costano poco. Perché? Sono solo 6,5 metri, e c’è un regolamento che cerca di mantenere i costi bassi. Ok, non sono gratis, ma se ci metti tutta la voglia del mondo vedrai che una barca salta fuori. In tanti se la sono costruita, oppure potresti recuperare una vecchia barca abbandonata ma che ha ancora qualcosa da dire, così già solo per rimetterla in sesto potresti scoprire tutte quelle cose che bisogna sapere per diventare un Navigatore: come si lamina, come si costruisce un impianto elettrico, insomma, come si gestisce una barca a vela. Non sei capace? Non ti preoccupare, anche qui conta solo la voglia, non le capacità.

Il primo Mini di Ambrogio Beccaria rimesso a nuovo dopo che la barca aveva fatto naufragio alla precedente Transat con un altro skipper

Dicevamo che la vela devi iniziare a pensarla come uno sport. Perché le regate d’altura questo sono, uno sport. Quindi la prima cosa da fare è: come mi alleno? Finalmente una domanda semplice. La risposta è: in gruppo. Trova delle persone con le tue stesse ambizioni, e navigate insieme, non importa dove. Il confronto con gli altri è la base della competizione. E un gruppo di persone motivato migliorerà esponenzialmente la qualità del tuo allenamento. Lo sport è pieno di esempi di questo genere.

Ora il tuo progetto è credibile, e stai navigando. Ci siamo quasi. Manca la parte strana, nel senso che non c’entra esattamente con le cose che sognavi di fare, ma ti accorgerai velocemente che senza uno sponsor, senza qualcuno che ti finanzi, tutto quello che ci siamo detti, tutti questi sogni, sono favole irrealizzabili. Non bisogna farsi spaventare troppo da questa cosa, in fondo sei tu che hai scelto di fare il Navigatore, di vivere fuori dagli schemi.

Ti accorgerai presto che se lavori con passione, umilmente, cercando l’aiuto di persone appassionate come te, vedrai che l’empatia che girerà attorno al tuo progetto sarà magnetica, e avvicinerà perone che si appassioneranno alla tua storia, alla tua voglia. Per questo ci sono così tanti Mini, perché i budget sono piccolissimi rispetto all’enormità dell’avventura che stai per vivere.

E quindi adesso sono un Navigatore?

Hai finito le elementari, come dice qualcuno. Avrai visto e  imparato talmente tante cose che ti sarà venuta una fame da lupi. Mi piace pensare che non basti una vita intera per sapere andare in barca a vela, ci sarà sempre qualcosa che non conosci e che potrai imparare. E proprio per questo presto ti verrà voglia di cambiare barca, di provare a volare senza mai toccare l’acqua, di vivere l’avventura incredibile di fare un giro del mondo, di provare a qualificarti per le prossime Olimpiadi. In ogni caso spero che tu ce la faccia, che ti sia rimasta ancora un po’ di energia, perché la vela d’’altura ha disperatamente bisogno di te. Ha bisogno di uno come te che metta al centro la competizione, raccontando un’incredibile storia umana e di sport.

Perché se c’è una cosa di cui credo che il mondo della vela debba liberarsi, questo è il mito dell’Eroe che sfida le tempeste nelle rotte spaccabarche. La dico tutta, a me Moitessier è sempre stato antipatico, la retorica della ricerca della libertà a tutti i costi mi fa venire in mente Giorgio Gaber: la libertà non è star sopra un albero, la libertà è partecipazione.

Ambrogio Beccaria

*Beccaria, classe 1991, milanese, ingegnere navale. Nel 2014 rimette a nuovo il relitto di un Mini 650 Pogo 2 con il quale si laurea Campione Italiano e con il quale porta a compimento la sua prima Mini Transat nel 2017. Nel biennio 2018-2019 con un Mini Pogo 3 domina le regate francesi, viene nominato Velista dell’Anno Tag Heuer 2019, e diventa il primo italiano a vincere la Mini Transat.

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5 Comments

  1. Fausto ha detto:

    Beh ai tempi di Bernard te la dovevi cavare da solo fino in fondo in questa epoca dei mini e delle maxi premi un bottone e qualcheduno viene a prenderti …

  2. Giuseppe Caire ha detto:

    Bravo! Completamente d’ accordo!

  3. Felice Gusso ha detto:

    Ambrogio ha dato alla vela d’altura Italiana forse la più bella soddisfazione di sempre, la sua partecipazione! e la sua vittoria non è una questione individuale, ma partecipe di un collettivo, una comunità che ti riconosce. Ambrogio per raggiungere questo obiettivo ha lavorato duro, si è allenato li dove sapeva di trovare partecipazione, sulle rive Atlantiche la grande famiglia dei MINI sportivamente ti accoglie. Ambrogio dimostra che il caleidoscopio delle libertà si nutre di partecipazione…partecipare alla costruzione di questo mondo é un atto di libertà. Ognuno nella propria epoca può immaginarsi questa libertà e viverla….Moitessier , non la raggiunse con quella solitaria navigazione, che lasciò tutti di stucco, ma con la stucchevole partecipazione alla costruzione del creato (a volte così frustrante) si mise a piantare alberi da frutta, negli atolli del’Oceano Pacifico, insieme alla sua collettività, la famiglia di amici nativi… a distanza di mezzo secolo c’è chi ancora si nutre di quei manghi limoni e papaye. Essere marinai più che navigatori, conduce inesorabilmente verso il tanto desiderato incontro con la terra, i suoi odori inebriano, i suoi abitanti ti accolgono …e con partecipazione ti rendono la libertà.

  4. Salvatore ha detto:

    Marinaio…Navigatore…già alcuni fanno confusione fra questi due termini visto che il primo indica “un membro (subordinato) dell’equipaggio” (e quindi niente c’entra con l’argomento dell’articolo) mentre il secondo “chi va per mare con lo scopo di compiere imprese di particolare rilievo, scoprir nuove terre o passaggi sconosciuti“ come anche chi “affronta (in particolar modo da solo) lunghe traversate” e quindi la discussione riguarda esclusivamente i “navigatori”, le loro motivazioni e imprese che, evidentemente, dovranno essere “mirate” al conseguimento di un obiettivo (sia esso scientifico, sportivo e/o economico o anche un mix dei tre).
    Il problema introdotto da Malingri è mal posto e rischia di introdurre una divisione tendenzialmente settaria (ed elitaria) che nella progettazione dell’impresa di qualsiasi “navigatore” (nell’accezione su richiamata) non esiste (né mai è esistita) e il fatto che Colombo, Vespucci, Magellano, etc. abbiano compiuto le loro imprese navigando a vela è solo contingente al fatto che altri tipi di propulsione (più efficaci e veloci) allora non esistevano ancora. In ogni caso Colombo, Vespucci, Magellano, etc. avevano dei precisi obiettivi economici da loro mai nascosti.

  5. Salvatore ha detto:

    Lo stesso Moitessier s’iscrisse al Sunday Times Golden Globe Race certo per la grande passione che aveva per il mare e la navigazione (ma anche per il premio di 5000 sterline previsto dagli organizzatori) e i moderni navigatori (ben descritti da Beccaria nel suo articolo) si inseriscono perfettamente nell’epopea delle grandi navigazioni (di cui tutti gli appassionati si nutrono)
    Slocum (solo per citarne uno) fu senz’altro un grandissimo navigatore (anche se non navigava alla ricerca di soldi ed onori) ma aveva comunque un suo obiettivo intimo e psicologico (personalissimo) da raggiungere che va riconosciuto ed onorato come quello di tutti quegli oscuri “navigatori” che navigano tuttora per il mondo alla ricerca di una loro dimensione e/o per dimostrare a se stessi anche soltanto di esser stati capaci di farlo…Fatto non certo riduttivo o tale da sminuire la loro impresa.

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