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“Vuoi diventare un Navigatore? Lascia perdere Mini, Class40 e Figaro”. Parola di Vittorio Malingri

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Pubblichiamo il “J’Accuse” del grande navigatore Vittorio Malingri* alla vela oceanica moderna, che secondo lui ha perso la capacità di attirare il grande pubblico al di fuori della vela, ed è rimasta invece relegata tra gli appassionati della performance sportiva. Sul di chi sia la colpa e perché sia successo Malingri ha le idee chiare  non usa mzze misure. Fateci sapere se siete d’accordo (o in disaccordo) con lui con un bel commento… (in copertina: foto di Andrea Falcon)

“Vuoi diventare un Navigatore? Lascia perdere Mini, Class40 e Figaro”

Ci siamo resi conto in tanti, e in tutti i campi, che bisogna rimettere le cose a posto. Liberarci dell’inutile materiale, e soprattutto mentale, non prendere e non prendersi in giro. Moltissimi in più hanno iniziato a vedere le cose come stanno, politica, marketing e comunicazione fanno figure molto magre se poi sotto non c’è della sostanza.

Il nostro mondo, quello del mare e delle barche, della nostra passione, come tutti gli altri non è esente da ipocrisia, forzature, truffe e disonestà.

Questo è il primo di una mia serie di articoli per gli amici e i lettori del Giornale della Vela, che mi hanno accompagnato e sostenuto in tutta la mia vita in mare. Queste riflessioni tentano di mettere allo scoperto le ipocrisie del nostro mondo nell’epoca attuale. Le opinioni sono super personali e me ne prendo ogni responsabilità, specialmente oggi in cui voglio parlare di navigatori con la N maiuscola.

Ci tengo a dirlo perché ogni volta che scrivo su questo giornale a un sacco di gente viene il cimurro. Già lì vedi che di navigatori non ce sono molti perché a quelli veri vengono delle malattie tipo lo scorbuto, lo scolo, la sifilide, le malattie tropicali: non rabbia, frustrazione o invidia. I Navigatori non devono dimostrare niente a nessuno, sono Navigatori e non velisti o regatanti.

Non è una sottigliezza c’è un abisso, soprattutto le redazioni dovrebbero iniziare a distinguere le due cose. Questo distinguo è molto importante per indicare la direzione giusta a chi vuole intraprendere questa strada, a non fare morire tutto relegandolo di nuovo alla pagina sportiva di media del settore, in un paese in cui siamo a malapena un settore. Per evitarlo abbiamo bisogno di una nuova generazione di Navigatori e non di velisti o regatanti.

La domanda più frequente che mi fanno giovani appassionati: “Secondo te cosa devo fare per diventare un Navigatore oceanico? In che circuiti? Quali sono che barche giuste?”.

Innanzi tutto dichiaro, essendo lucido di mente e nel pieno delle mie capacità mentali, il massimo rispetto per chi non ha fatto, o non fa, quello che dirò qui di seguito; auguro lunga vita e tanti successi a tutti e soprattutto emozioni, soddisfazioni e divertimento.

Cosa è un Navigatore? E’ uno che ha navigato tantissimo, ma proprio tanto, più giri del mondo, 50 traversate o anche poche in cui si è distinto per qualcosa di eccezionale. Uno che quando sai da dove viene e racconta il viaggio emoziona chiunque, non solo gli appassionati. Uno che fa sognare un sogno possibile ai marinai. Dai tempi di Slocum è uno, di solito con pochissimi soldi, che si procura un cadavere di barca, la mette a posto, la rende marina e capace di affrontare tutto e poi parte, con poco o niente.

Oppure la disegna e costruisce da solo nella pancia di una nave, e poi va a dire la sua. La hanno fatto tutti i grandi Navigatori: Vito Dumas due volte, Moitessier, Tabarly, Jerome Poncet e i ragazzi del “Damien”, tra gli stranieri. Da noi Alex Carozzo, che è il nostro vero e più grande Navigatore vivente e troppi se ne dimenticano, Doi Malingri con l’Arpege “Nina Boba”, Fogar con l’Impala “Surprise”, il mio “vecchio” (Franco Malingri, ndr) con la sua partecipazione alla prima Whitebread il giro del mondo da ragazzi, le OSTAR a bordo dei vari Moana e dei mezzi più assurdi.

Loro erano gli erano gli eroi della mia generazione, quelli che ci hanno spinto in mare. Non ho potuto fare a meno di progettare e costruire il Moana 33, il mio primo Huck Finn e poi Moana 60 e iscrivermi al Vendèe. Lo ha fatto Soldini, che a 15 anni si era pompato un 6 metri monotipo da lago e navigava da solo ovunque, poi ha messo “a bolla” il vecchio Scatolin di Bacilieri distrutto e ha fatto la sua grande prima performance in regata.

Franco Manzoli, a mio parere uno dei più bravi in assoluto, ha costruito con il fratello Maurizio il miniton “Attenti a Quei Due” con cui hanno vinto i mondiali in Grecia andando e tornando in barca, poi con il Moana 27 e il trimarano Cotonella si è piazzato sempre sul podio alle Ostar. Naturalmente Simone Bianchetti con “Condor” il suo classe libera (quanto mi manca), Di Benedetto con l’Hobie 18 e poi col mini nel giro del mondo in solitario senza scalo, Miceli con le sue traversate in F20 e col giro del mondo in solitario col Class40′ e la gallina, per citarne alcuni.

I GRANDI NAVIGATORI ITALIANI SECONDO ME

Ma la maggior parte (quelli che piacciono di più a me) sono i Navigatori che non hanno mai partecipato a competizioni. Gente che ha fatto le cose più difficili e di massimo valore marinaro, ha percorso rotte difficili con piccole barche e non con navi. Miles Smeeton e la moglie Beryl, o John Guzzwell che dopo il suo bellissimo giro del mondo in solitario a bordo di un 6 metri, il primo minista, era con loro a bordo dello Tzu Hang nel famoso ribaltamento nei mari del sud, sono tra i tanti. Da noi ce ne sono molti sconosciuti e qualcuno meno.

Ammiro tantissimo Andrea Pestarini e la Chicca ad esempio, che sono stati dappertutto più di tutti con una piccola vecchia barca tenuta assieme con la forza di volontà e la loro abilità, e sono ancora in giro senza fermarsi mai. Me li sogno i mari dove hanno navigato, i posti e le genti che hanno conosciuto, le avventure che hanno vissuto. Navigare non è competizione, prima è amore e conoscenza, abilità per la navigazione, le barche, la loro costruzione ma in primis amore per il mare, il mondo e i suoi popoli. Tutti i Navigatori si sono misurati, prima o poi, con le rotte difficili dei mari del e sud del nord Atlantico. Alcuni le hanno aperte alle barche da diporto. Hanno imparato costruendo barche e navigando nel peggio, hanno sofferto e ce l’hanno fatta. Poi hanno scritto libri raccontando le più belle storie di mare e di vita. Hanno continuato una tradizione iniziata da Cristoforo Colombo e tutti quelli che attraverso il mare hanno aperto e scoperto il mondo a tutti. Si sono misurati con se stessi, il loro sogno e l’oceano.

Capite anche voi che marinai, bravissimi non lo nega nessuno, che hanno fatto una o due Minitransat con relative prove di qualifica, una e qualche traversata in regata come equipaggio su altre barche, in generale cose facilissime e già ben avviate da altri, sono anni luce lontani da tutto ciò. Il fatto che si promuovano come Navigatori è un affronto enorme a gente come Alex Carozzo e una enorme ipocrisia.

IL LOGORIO DELLA VELA MODERNA

E’ tutto autoreferenziale, si comunica appropriandosi di valori non propri. Stamattina leggevo un articolo su un sito web, titolo “Navigatori solitari italiani. Chi sono i più bravi del momento”. Per fortuna mi ero appena alzato ed ero seduto nel posto giusto. C’è una lista che considera solo Mini, Class40′, Figaro, del resto nulla. Nella classifica di una ventina di nomi di cui come “navigatori” veri del tipo spiegato sopra due. Lo dico senza mezzi termini ai giornalisti del settore e agli interessati, che sono responsabili dei loro uffici stampa: “Smettetela di scrivere e fare scrivere cazzate, smettetela di spacciare valori che non sono ancora vostri. Guadagnateveli sul campo prima”. Al pubblico dico imparate a distinguere la differenza e fatevi raccontare un pò di più di un “zono felice di essere arrivato uno” alla Gustav Thoeni, che però era un fuoriclasse e un mito.

A Dusseldorf ho passato una bella mezz’ora con il vecchio Jean Luc Van Den Heede. Ne abbiamo parlato e non era entusiasta. E’ finita l’epoca che ha conquistato il grande pubblico al di fuori della vela, è iniziata quella che l’ha relegata tra gli appassionati della performance sportiva. Jean Luc pensa ad un altra avventura romantica, un altro Golden Globe, che nel frattempo si è aperto un attimo di più alla comunicazione per riuscire a raccontare una storia. La vela oceanica attuale dei tanti valori conserva solo lo spirito di competizione e lo sviluppo della tecnica. Anche quello con le ali tarpate in quanto sono rimaste solo barche a Formula: Mini 6.50, Class40′, Figaro, Multi50′, Imoca60′, e Ultime.

Certo tutto cambia ed è giusto così. Quello che non è giusto è spacciare qualcosa per quello che non è. Gli attori, tra cui ci sono tanti navigatori indiscussi e “caldi” come Peyron, Joyon, Coville e altri, sono in genere gente fredda, che si incazza quando perde, che scrive poco e non è molto capace di raccontare al di fuori della vela, che non beve non fuma e non dice parolacce. Sono distanti dall’uomo della banchina e lontanissimi da quello della strada.

Non ci si identifica in gente così, che fa impazzire il giornalista, l’appassionato di corse, ma non quello di mare e barche e non trova l’attenzione del pubblico generalista, se non a botte di balle e uffici stampa. Questo è successo ovunque, anche nell’automobilismo; James Hunt, Lauda, Shelby e il mitico Ken Miles, Villeneuve, erano dei personaggi come attori del cinema, come cantanti. Il loro pubblico era il mondo, facevano delle cose incredibili, nuove. Molto più incredibili e nuove di percorrere una rotta già battuta da centinaia di altri. Decine di anni dopo.

Non ci sono neanche più i percorsi. E’ tutto “lite”: The Transat parte da Plymouth ma arriva a Boston, Il Vendèe, non scende più sotto i 40°/45° sud, se non per passare Cape Horn o nelle zone ice-free. Non faccio la lista completa, ma le altre sono rotte da diportisti che vanno ai Caraibi o in Sud America, e che se è brutto nel primo pezzo, Biscaglia, non si parte. Che ti fanno vedere i sorci verdi, più depressioni a 70 nodi di bolina, gli Iceberg, sono rimaste solo Ostar, Twostar, un soft Vendèe, il giro del mondo in Class40′, il Golden Globe.

Dalla maggior parte sono sparite le barche piccole, per cui non puoi partecipare con poco. Quasi tutte sono aperte a Class40′, Multi 50′, Imoca60′, Ultime. Con una barca sotto i 40′ puoi partecipare solo a Ostar, Twostar, Cape to Rio. Poi alle nostre x 1 x 2 e x tutti, 151 Miglia, Palermo-Montecarlo, che però sono lontane da essere dei veri challenge per un marinaio. Ma sono molto utili e divertenti, speriamo che se ne aggiungano il più possibile. Ho visto un Aegean 600 che mi ispira molto, a mazzate di Meltemi in uno dei mari più belli del mondo.

E allora? Cosa gli dico a sto tizio con il sogno negli occhi, che mi chiede come si fa?

Se ti interessano le competizioni l’obbiettivo è arrivare a correre con un Imoca60′ o con un Ultime. In generale è imperativo navigare sulle rotte spacca barche con molto maltempo, farlo confrontandosi con i grandi, imparare, piangere e prendere forza per la prossima prova dai professori. Vedere che barche usano, come sono attrezzate, scoprire i perché di tutto e distinguerli dalla fuffa, inventare e sperimentare.

Per farlo non basta vedere una partenza, li devi vedere in mare mentre corri con loro sulla stessa rotta. Anche se hai una barca piccola e sei indietro stai vivendo la stessa regata, devi cerare di prenderli anche se sembra impossibile, fare la regata sul primo della flotta, non sul primo della tua classe,

Affrontare con loro le stesse tempeste, vedere cosa fanno e dove vanno, in mare ci sono i sentieri e bisogna impararli.

Non conviene invece farlo con quelli delle elementari (Mini), delle medie (Class40’/Figarò), delle superiori (Multi50′) per un sacco di ragioni. Come te i concorrenti stanno imparando, per vincere nei circuiti a formula le barche devono essere d’ultimo grido. Comperarle o costruirle, ma soprattutto gestirle, costa un botto. Per emergere devi vincere e devi essere capace di comunicarlo bene. Sono eventi molto specifici poco comprensibili al di fuori dell’ambiente, se non a botte di ufficio stampa, quindi altri soldi che non hai.

Il nostro è un paese che segue pochissimo la vela, le nostre aziende non hanno mai sponsorizzato nessuno nel modo adeguato e delle ragioni ci sono. Da noi si sponsorizzano i personaggi non gli sportivi di nicchia. Se basi tutto sul vincere in competizione è possibile farcela ma non probabile. Stesse probabilità di diventare John Malkovich o Pavarotti. Devi essere bravo sul serio da subito, hai poche occasioni per dimostrarlo, poi sei fuori. Lì ti acccorgi che hai speso molto per una barca iperspecifica, troppo piccola o spartana per andare in vacanza con amici o famiglia, fare dei bei viaggi lontano, navigare sul serio godendoti il mare e la vita. Navigare non è solo competere, anzi, una barca costa sacrifici e tantissima fatica, non puo servire ad una cosa sola.

“Bella forza e come faccio ad arrivare a navigare su su Imoca60′ un Ultime?” mi chiede il tizio.
Intanto scegli, vuoi essere un “velista” o un “navigatore”. Ok sei uno che vuole competere, intanto ti devi render conto che hai scelto la serie B dell’essere Navigatore. Se ne sei ancora convinto forse meglio fare attenzione e fare quello che hanno fatto i navigatori più conosciuti del parco attualmente vivente: Soldini, il sottoscritto, Manzoli, Bianchetti, Di Benedetto, Miceli, nessuno di noi ha perso tempo con un Mini 6,50. Anche se ci piacciono. Credo che misurarsi da subito in competizioni internazionali su rotte difficili, e raccontarle, sia molto più proficuo della scelta fatta dai nostri ultimissimi. Hanno scelto il lato oscuro delle forza da cui ne sta emergendo sul serio forse uno, si vedrà. Il vado e partecipo, mi pompa il mio ufficio stampa, ci ha fatto vedere molta poca sostanza, tantissimo ego e qualche scena penosa, e non è la laurea di Navigatore.

Essere conosciuto e amato dal pubblico generalista è molto importante per trovare i soldi per il famoso Imoca60′, ma la laurea, come a me e agli altri, te la darà con un abbraccio e tante birrette, il Loick Peyron del tuo tempo, dopo che gli stai davanti per tutto un Atlantico del nord con una barca di merda o più piccola.

COME DIVENTARE UN NAVIGATORE

“E allora come si fa?” domanda l’aspirante non si sa cosa.

E’ semplicissimo, vai giù al porto, ti procuri il cadavere più veloce che trovi a meno soldi che puoi. Un vecchio Class40′ ad esempio, se ne trovano per meno di un Mini usato. Lo pompi, non te ne frega nulla di correre in Class40′. Puoi pescare di più, avere vele enormi, pesare 2 ton di meno. Se è veloce lo rendi robusto e affidabile, se è troppo robusto tagli, togli, ma tipo che te lo sfrullini tutto se ci sono troppi strati. Via mobili, rinforzi inutili, insomma ti dai da fare. Se non capisci nulla di queste cose e non sai lavorare con le mani hai già perso. Apri una farmacia.

Poi ci navighi da solo, in due, in tanti. L’importante e che navighi il più possibile con ogni tempo, e poi ci lavori sopra per migliorare le cose con quello che hai verificato ed imparato.. Qualsiasi scusa per navigare è buona, bisogna farlo in tappe sempre più lunghe. Ti misuri con te stesso, ti diverti, poi saranno le navigazioni più epiche che ricorderai nella tua vita. Puoi fare Fano-Corfù-Fano cento volte, prendi il tempo, ti batti, migliori il tuo record, conosci tutti i venti e le onde dell’Adriatico, dove navigare per fare prima e arrivare vivo a seconda del meteo. Rompi delle roba, te la fai addosso.

Ritorni in una rada, o nel cantiere di un posto dimenticato da dio che costa poco, dove hai dei “fratelli” e stai bene. Aggiusti tutto in modo che agguanti qualsiasi cosa. Ancora una volta tagli, rinforzi, modifichi e togli. Poi togli, poi togli ancora quello che sembrava indispensabile, fino al serbatoio dell’acqua. Da li in poi navighi con una tanica da 20lt e impari a raccoglierla nei merdoni o a fartela senza desalinizzatore, se non sei riuscito a procurartene uno piccolo, che comunque pesa e consuma e quindi é un freno. Se non la pensi così e non sei i grado di prenderti dei rischi apri la farmacia, che vanno bene in tempo di crisi.

Inizi a fare x 1 e x2, qualsiasi lunga ma con l’equipaggio minimo ammesso, anche solo 3. Partecipi a tutto quello che costa poco ed è comodo fare. Usi vele in Dacron perché non hai soldi e devono durare e tu devi imparare ad andare più di tutti con poco. Come allenarsi con i pesi addosso. Sulle cose fisse invece cerchi di usare il meglio, se puoi se no te le fai da solo. Poi di nuovo a navigare sul serio ovunque riesci in qualsiasi stagione fino a che non sputi sangue. Magari cambi scenario: Leuca – Baleari- Alboran- Leuca, che quando torni i ragazzi di Smarè e Federico ti danno aiuto un pasto, che ti sognerai in tutte le prossime navigazioni, che ti farà essere più veloce a tornare. Ti fanno raccontare e impari a farlo, a scrivere, ti aiutano a mettere a posto la barca.

Poi cambi ancora scenario, tipo Leuca – Cipro- Patmos- Leuca, altre venti volte, con tutti i venti e in tutte le stagioni. Ti fai un giretto ai Caraibi con una ARC, e soprattutto un ritorno in solitario a gennaio/febbraio, per prendere confidenza con l’Atlantico del Nord.

In tutto questo lavori sulla tua barca, ovunque arrivi, la rendi invincible, ti procuri quello che serve per essere in sicurezza prima di tutto, per andare bene da solo. Solo poi, ma molto poi, quando tutto è a posto le vele sofisticate, che tieni religiosamente solo per le regate e fai durare più stagioni.
E nel frattempo i ragazzi di Smarè ti hanno dato una maglietta della scuola, Federico il millesimo pasto sublime all’ Hosteria del Pardo, che sognerai per sempre. Le bellissime ragazze di Leuca abbracci che ti accompagneranno ovunque. Magari uno dei due Gabriele di Smarè ti accompagna pure.

“Accompagna dove?”

Alla partenza della tua prima transatlantica in solitario in regata. Attraverso il Mediterraneo, Gibilterra, su contro l’Aliseo Portoghese, nella Manica a a Plymouth, dove tutto questo è iniziato con la prima “Transatlatica in Solitario”, la OSTAR. È da lì che viene tutto questo e da dove vengono i nostri sogni.
Non servono sponsor, a parte gli amici, l’ iscrizione è di 2000 euro nella classe 35′-40′ …ma tu sei già una leggenda e uno di noi.
Da li in poi Alex Pella rules. Navighi con tutti i grandi, le fai tutte, impari e impari. E quando Alex metterà le mani sul suo Imoca60′, non ce ne sarà più per nessuno. Oltre ad essere un grandissimo marinaio, sa raccontare, sa fare vedere quello che conta. L’uomo, il Navigatore.

Vittorio Malingri

*Vittorio Malingri, figlio di Franco e membro della più grandi “dinastia” di navigatori italiana, è stato il primo a partecipare al Vendée Globe (giro del mondo in solitario) nl 1992/93. Progettista e costruttore, si calcola abbia percorso più di 500mila miglia in mare.

 

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5 Comments

  1. Federico Cuciuc ha detto:

    Il consiglio è quindi: prendi un mini usato, vecchio ma affidabile, le vele basta che non si strappino. Costa certo MOLTO meno di un class40. Quindi corri le regate di CLASSEMINI, dove c’è gente molto in gamba da cui imparare.
    Poi non sei navigatore, anche se fai una Transat o due, ma stai imparando. Continua. Continua.

    F.

  2. Fabio Ratti ha detto:

    Non sono in grado di commentare il “come si diventa navigatore”, perché sono solo uno a cui piace navigare. Ma del resto condivido tutto, parola per parola, avendo avuto la fortuna di conoscere gran parte dei marinai che citi, a cominciare da quell’affascinante personaggio di tuo zio Doi. Bravo Vittorio, hai scritto un bellissimo pezzo su una verità in fondo semplice, ma sconosciuta a molti.
    Grazie!

  3. giampiccolo guiscardo ha detto:

    salve ,quello che scrive Malingri trova tutta la mia approvazione,però si deve considerare anche ,che esistono molti navigatori che non sono interessati ad apparire in regate o traversate famose ma navigano e basta.
    Il sottoscritto per esempio pur non partecipando a nessuna delle regate di grido ha effettuato il giro del mediterraneo con diverse barche , naviga attualmente con un vecchio alpa 9.50 in genere in solitario,questo lo fà da circa 40 anni ed è felice così .
    come me ne conosco molti altri.
    Per far avvicinare alla vela i giovani bisognerebbe che i grandi scendessero dall’altare della gloria e stessero un pò di più con i comuni mortali.
    Guiscardo Giampiccolo

  4. Jacopo Marchi ha detto:

    Ho letto e rispetto i contenuti espressi da Vittorio, ma faccio fatica a salire a bordo. Cosa è la vela ‘moderna’ ? Le Whitbread negli anni ’70 e ’80 erano moderne come le Volvo degli anni 2000. Tabarly nel 1979 (‘Paul Ricard’ hydrofoil) era certamente almeno moderno quanto i più recenti IMOCA (se non di più). So what ? Certo che le imprese di mare (e di montagna) degli anni fra il ’60 e il ’90 erano più nazional-popolari di quelle di oggi ! Le ‘prime volte’ sono irreplicabili e irripetibili. E’ nella natura umana. Ma se volete convincermi che Manolo è stato meno scalatore di Bonatti il quale a sua volta lo sarebbe stato meno di Cassin … non mi trovate d’accordo. Nelle mie Whitbread del 1981 e 1989 avrei voluto a bordo il velista Ambrogio Beccaria tanto quanto il navigatore Jerome Poncet (che a bordo c’era davvero). Talento e bravura non sono etichettabili e non hanno tempo. Accettiamo e beneficiamo delle evoluzioni. I velisti/navigatori che facevano 350 miglia nelle 24 h trent’anni fa erano bravi e folli come i velisti/navigatori che ne fanno 500 oggi. No, non mi iscriverò mai al Club di quelli che vogliono riportare i 12M in Coppa America (eppure nel 1983 a Newport c’ero e mi ero emozionato), aspetto con ansia le regate della prossima e se mi dite ‘scalatore’ penso all’arrampicatore puro Adam Ondra, anni 27, che sono sicuro condivide lo spirito di un Messner pur avendo sviluppato una bravura e una esperienza diverse, ma non per questo meno eccezionali. Ciò che costruisce l’esperienza non è solo la quantità, ma soprattutto la qualità di ciò che si porta a termine. Saluti appassionati, Jacopo

  5. ARGENTO DOMENICO ha detto:

    Velista, Marinaio, Navigatore, Velista Sportivo e Competitivo. Non sono necessariamente delle etichette e non credo neppure dei campi chiusi entro i quali inserire gli individui che vivono la Vela e la navigazione in tutti i suoi aspetti. Sono sempre stato affascinato dalle letture delle gesta degli Uomini Mitici specialmente se anche Marinai. Credo che sia giusto che ciascuno consideri le argomentazioni di Malingri con grande rispetto per la grande conoscenza che ci sta dietro ma al contempo che consideri e costruisca soggettivamente la scala di valori e l’apprezzamento che ciascuna forma rappresenta.

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