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Coronavirus, disdici il charter estivo in Svezia? Difficile rivedere la caparra

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charterCi ha scritto la nostra lettrice Luisa Fezzardini, reduce da una disavventura con un charter svedese. A seguito dell’annullamento della prenotazione (con tre mesi di anticipo) di due barche per l’estate del 2020 – causa coronavirus -, non le è stata offerta la possibilità di un rimborso totale della caparra ma quella di scegliere tra tre opzioni, tutte svantaggiose. Fateci sapere cosa ne pensate.

LA MIA DISAVVENTURA CON UN CHARTER SVEDESE

Buongiorno, vi racconto la mia esperienza con un charter svedese, che forse può essere di qualche utilità ad altri, e per chiedere un vostro parere in merito. Faccio parte di un club velico senza scopo di lucro: a parte una sola impiegata i componenti del comitato direttivo, i capibarca e i collaboratori prestano la loro opera a titolo gratuito. Ovviamente ciò significa che la nostra disponibilità di cassa è sempre molto limitata.

A novembre del 2019 abbiamo versato ad un charter svedese una caparra per la locazione di una barca da utilizzare a luglio 2020. A febbraio si sono aggiunti altri partecipanti e abbiamo versato una ulteriore caparra per una seconda barca, per un totale di circa €2.500.

A seguito della crisi Covid19 abbiamo dovuto rinunciare al nostro programma: a parte l’incertezza su quanto sarà effettivamente possibile fare nei prossimi mesi, vi è una comprensibile riluttanza da parte dei nostri soci a intraprendere viaggi aerei e ad affrontare l’idea di una convivenza in barca, a così breve scadenza dal difficile periodo che stiamo ancora vivendo.

Abbiamo chiesto al charter svedese di renderci la caparra versata, o in alternativa a permetterci di utilizzare l’ammontare versato per una navigazione nel 2021. Quest’ultima, tra l’altro, è la soluzione che un charter irlandese (col quale avevamo organizzato un’altra navigazione per agosto) ha adottato subito e senza discussioni.

Purtroppo la risposta del charter svedese è stata veramente inaspettata: ci hanno risposto che per loro la stagione non è minimamente compromessa, quindi:

a) o versiamo il rimanente (ovvero altri €2.700) e manteniamo la navigazione di luglio; oppure
b) versiamo il rimanente e rischeduliamo la navigazione per un altro periodo del 2020 (non del 2021) secondo loro disponibilità; oppure
c) rilocheranno le barche ad altri, e ci verseranno la cifra eccedente quanto da noi versato; ovvero, avendo noi versato poco meno del 50%, se rilocano le barche all’80% ci verseranno in restituzione il 30%.

In mancanza di un nostro riscontro entro 5 giorni perderemo tutta la cifra versata. Non avendo praticamente scelta, abbiamo optato per c) e speriamo di recuperare almeno parte di quanto versato.

Sono assolutamente basìta da tale comportamento, tra l’altro (come spiegato sopra) in contrasto con l’atteggiamento molto più ragionevole del charter irlandese, che presumibilmente ha una situazione non molto diversa da gestire in questo periodo.

Si potrebbe obiettare che potremmo adire a vie legali, ma oltre ai costi che ciò comporta e all’incertezza del risultato, si tratterebbe di una causa in un paese straniero, con tutte le difficoltà connesse. Le condizioni contrattuali del charter svedese non prevedono un caso eccezionale come il presente, ma pensavamo (erroneamente, a quanto pare) che una situazione di forza maggiore come questa generasse un comportamento più ragionevole e customer-friendly.

DITE LA VOSTRA!
Fateci sapere cosa ne pensate della vicenda con un commento: alla luce delle mutate condizioni internazionali a causa del Covid-19, è ragionevole il comportamento della società di charter e la “soluzione c” è un metodo sensato? Se la disdetta arriva tre mesi prima, è già tardi? O, come sostiene Luisa, sarebbe stato necessario un comportamento “customer-friendly”?

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