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Dal crack Lehman Brothers alla rivoluzione della crociera: ecco come la crisi diventa un’occasione

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Nel greco antico il sostantivo femminile Krisis, per la precisione κρίσις, ha, come molte parole di questa antica lingua, un ventaglio di significati: separazione, lite, ma anche decisione, giudizio, risoluzione. Deriva infatti dal verbo Krino, κρίνω, che se da un lato significa separare, tra i suoi significati in senso lato contempla anche discernere, riflettere, valutare. Ed è proprio questo ciò che avviene in temi di crisi: i ritmi cambiano, nel nostro caso rallentano, e abbiamo il tempo e l’occasione per discernere, riflettere, valutare, ovvero per porre le basi per un nuovo pensiero. Ed ecco che da un’accezione negativa, il significato di questa parola apre nuove prospettive. Vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con la nautica, la vela e i tempi che stiamo vivendo. Domanda legittima. Ma per capirlo dobbiamo fare un flashback, tornare indietro al 2008.

I VENTI DI CRISI E LA RIVOLUZIONE DELLE BARCHE

Il 15 settembre 2008 falliva la banca d’affari Lehman Brothers, la quarta degli Stati Uniti, dando vita a un effetto domino che dagli USA arriva in Europa, e poi in tutto il mondo, innescando una crisi finanziaria globale che durerà almeno fino al 2013 e di cui si sentono gli echi fino ad oggi. La nautica, essendo un’industria che non produce beni di prima necessità ma piuttosto è da considerarsi quasi un’industria del lusso, passò dall’essere una voce importante dei PIL nazionali, e di quello italiano in particolare, a quasi sparire dagli indicatori economici. Una contrazione disastrosa che interessa tutto il comparto. Ma è a quel punto che la parola Crisi ha assunto il significato di  decisione, giudizio, risoluzione.

I cantieri del mondo della vela sopravvissuti si sono trovati a dover affrontare un problema: una parte del proprio pubblico è scomparso, per andare avanti occorre identificare una differente tipologia di mercato. Ma per trovare una differente tipologia di mercato devono cambiare i prodotti. La nautica a vela dopo il 2010 ha sviluppato quindi una nuova strategia: ampliare il pubblico andando a cercare anche chi non si era mai affacciato al mondo della vela, chi magari stava abbandonando il mondo delle barche a motore perché troppo costose come consumi. Ma non c’è solo questo: la vela decise di fare concorrenza anche al mercato delle seconde case. Se un tempo il suo pubblico poteva permettersi di avere una seconda casa e la barca, nel periodo dopo crisi occorreva scegliere, per i più fortunati, o l’una o l’altra. Per accontentare le esigenze di un pubblico inedito le barche dovevano allora cambiare la forma e il loro contenuto, la loro funzione: dovevono essere sempre più semplici da usare, anche per i meno esperti, e sempre più spaziose e comode. Ed ecco che da un periodo di crisi nell’eccezione negativa del termine, l’analisi, il discernere, la voglia di risoluzione, hanno innescato un meccanismo virtuoso.

IL DESIGN SI RIVOLUZIONA

I progetti delle barche da crociera che nascono dal 2010 in poi poco hanno a che vedere con il passato. Le barche sono sempre più larghe, le murate sempre più alte e in coperta cambia tutto. Le manovre sono sempre più frequentemente a scomparsa e i winch a ridosso della timoneria per consentire anche la conduzione in solitaria o in equipaggio ridotto. Le coperte pulite aprono a nuove soluzioni per le zone living esterne, spuntano per esempio zone prendisole in un posto dove prima correvano delle cime.

Le barche sono più semplici da usare anche perché la tecnologia risponde alle esigenze del nuovo mercato con soluzioni pratiche: avvolgitori più efficienti, vele più facili da usare (pensiamo a quelle tipo Code Zero sui frulloni), nuove soluzioni per l’attrezzatura di coperta. Insomma le barche da crociera di quel periodo hanno innalzato il loro comfort fino a ricordare quello di una casa al mare e grazie alle loro soluzioni si sono aperte anche a un pubblico poco esperto. Questo è stato l’inizio della ripresa.

Le barche da crociera sono diventate sempre più da crociera, quelle sportive sempre più sportive, si è andato incontro così ai gusti particolari del pubblico, le barche ibride sono sopravvissute ma diventando una nicchia per poi riprendere fiato dopo qualche anno, soprattutto negli ultimi.

Il Sense 50

Proprio nel periodo post crisi i cantieri hanno lanciato alcune nuove gamme, emblematico è il caso dei Sense di Beneteau, delle barche che sembrano interpretare al meglio il processo in corso in quegli anni. Barche larghissime con il baglio massimo che prosegue fino a poppa e che interpretano su un monoscafo alcuni elementi tipici dei catamarani come le tughe a finestratura continua.

A PROPOSITO DI CATAMARANI

Dalla crisi è uscito un fenomeno indiscutibile: il boom dei catamarani. I multiscafi infatti sublimano il concetto di spazi, comodità e semplicità di utilizzo di cui stiamo parlando. Avendo circa il 50% di spazi in più rispetto a un catamarano, i designer su queste barche possono esplorare un ventaglio di nuove soluzioni non indifferente: pozzetti a prua, fly bridge che diventano terrazze sul mare, comunicazione continua tra ambienti interni e ambienti esterni, il cat diventa a tutti gli effetti la seconda casa al mare. E se in periodo pre crisi erano degli oggetti amati dai charteristi e snobbati dal resto dei velisti, dopo la crisi la loro dimensione è diventata anche armatoriale e il rinnovato supporto del mercato ha consentito ai cantieri di migliorare i progetti anche sotto l’aspetto della navigabilità.

Ecco un esempio di come sui grandi catamarani sono stati ripensati gli spazi esterni. In questo caso ci troviamo a bordo del nuovo 67 di Fountaine Pajot

I PRO E I CONTRO

Come in ogni processo di rinnovamento ci sono stati molti aspetti positivi, ma anche qualcuno che lo è stato meno. Andando alla ricerca di un nuovo pubblico, dagli uffici commerciali dei cantieri, ancora di più che in passato, sono passate le scelte strategiche sui nuovi progetti. Gli uffici commerciali in alcuni casi hanno finito per prevalere sui designer, imponendo loro le scelte. I progettisti a volte si sono trovati a dovere disegnare carene con volumi interni decisi a monte, un lavoro non certo ideale per chi deve pensare a come fare navigare nel miglior modo possibile una barca. Altro “contro” è, in alcuni casi, un’eccessiva semplificazione delle manovre. A volte questo processo infatti non ha previsto come rendere più facile una determinata manovra, ma l’ha semplicemente eliminata. Ma eliminare una manovra significa anche fare navigare in maniera meno efficiente una barca e questo in alcuni casi può non significare semplicità ma anzi complicazioni.

Ma dalle crisi si esce, anche, con i compromessi. I cantieri non avevano certo disimparato a fare le barche con tutte le manovre al loro posto, ma stavano semplicemente studiando le soluzioni necessarie per continuare a essere competitivi.

GLI SCENARI POST COVID

Quella che stiamo vivendo oggi è, solo per alcuni aspetti, una crisi simile a quella del 2008-2013. Non sappiamo ancora quale sarà la sua vera entità, ma sappiamo già come poterne uscire, abbiamo gli anticorpi. Con la fantasia, l’analisi, l’immaginazione, con il sapere cogliere e pensare nuove soluzioni. Con il trasformare una situazione obiettivamente negativa in opportunità. Forse da questa crisi nasceranno, inversamente a quanto successo nella precedente, barche più essenziali che ci porteranno a riscoprire il fascino “primitivo” dell’andare a vela dopo una fase di “ubriacatura” da comodità. Forse, ce lo auguriamo, usciranno barche sempre più ecologiche, ibride, elettriche. Forse troveranno applicazione nuovi materiali, o alcuni già esistenti potrebbero essere impiegati su larga scala riducendone i prezzi. Una cosa è certa: chi è entrato in questa crisi sano lo ha fatto perché in questi anni ha avuto una visione adeguata e avrà anche la forza e l’immaginazione per poterne uscire. Salteranno i vecchi schemi, si creeranno nuovi equilibri. Come un grande big bang dal quale rinasce la vita. Le opportunità arriveranno, la nautica è pronta a coglierle?

Mauro Giuffrè

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1 Comment

  1. Marco Pellanda ha detto:

    Mario Giuffrè: un articolo ampio, informato, pacato per descrivere la situazione dell’architettura degli yachts.
    Alla fine una speranza di buon augurio che suona quasi certezza.
    Grazie.
    Marco Pellanda – Venezia

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