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Se la drizza è elastica come un chewing gum sei condannato a navigare male

hreko
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20 aprile 2020
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Negli scorsi approfondimenti tecnici a tema accessori vi abbiamo parlato delle stecche e abbiamo affrontato il tema dei terzaroli in regata. Soprattutto in questo secondo articolo l’argomento tocca, e non marginalmente, il tema delle drizze di bordo. Queste infatti risultano fondamentali per potere regolare in maniera efficiente ed efficace le vele, ovvero per dare loro la corretta quantità di grasso e il profilo idoneo in base alle condizioni del vento e del mare.

Avere delle drizze efficienti è una delle chiavi per ottenere un sistema propulsivo che sia in grado di trasformare la forza del vento in avanzamento senza disperderla in elasticità. Perché? Quando il vento “bacia” le nostre vele, queste trasferiscono la sua pressione alle drizze, che a loro volta la trasmettono all’attrezzatura di coperta, che a sua volta contribuisce anch’essa all’avanzamento della barca essendo il punto di congiungimento tra il vento e la barca. Se qualcosa in questo circolo virtuoso non funziona bene abbiamo un generale rallentamento e un disturbo in questa “trasmissione” della forza del vento al nostro sistema propulsivo.

SE L’IMPULSO DI PRESSIONE SI DISPERDE

Ciò significa che, quando arriva per esempio una raffichetta sulle nostre vele, se avremo delle drizze stanche ed elastiche, l’impulso di pressione andrà in parte perso perché la drizza sotto carico si allungherà facendo perdere parte della loro efficienza alle vele. Ovvero arriva la raffichetta, la drizza si allunga, la vela aumenta il suo grasso e “scarica” male la pressione, a sua volta la drizza comunica un impulso più debole all’attrezzatura di coperta. Di conseguenze, indipendentemente se ci troviamo in regata o in crociera, non riusciremo a navigare nella maniera corretta. Ma c’è di più. In caso di vento forte, il non avere le drizze che tengono correttamente, ci costringerà a navigare perennemente con delle vele troppo grasse, anche se ridotte, con conseguente aumento dello sbandamento e difficoltà nell’avanzare con un giusto assetto. La situazione tipica è quella in cui cazziamo la drizza, ci sembra finalmente di smagrire la vela, ma dopo pochi secondi questa torna a fare delle pieghette orizontali all’altezza dell’inferitura.

Una drizza rigida a basso allungamento invece trasferisce immediatamente l’impulso di pressione verrà trasmesso repentinamente a tutta l’attrezzatura, facendo si che la barca sia immediatamente reattiva. Al tempo stesso, quando il gioco si fa duro, la drizza sottoposta ad alti carichi non cederà e ci consentirà di smagrire adeguatamente le vele e navigare con una barca sotto controllo e con un buon assetto.

I MATERIALI

Facile a dirsi. Ma di quali materiali stiamo parlando? A questo capitolo, ovvero alle caratteristiche tecniche di ogni materiale, dedicheremo un approfondimento dedicato, al momento ci limitiamo a dire che esistono alcune grandi famiglie di fibre: ci sono quelle che potremmo definire convenzionali come il Poliestere (come il classico nylon), poi quelle definite come Aramidiche (come il kevlar), fino a quelle più sofisticate come il dyneema e il PBO. Sono tutte delle fibre sintetiche, ma con caratteristiche meccaniche e di resistenza completamente diverse tra loro. Il poliestere è molto elastico, economico, ed ha una buona resistenza agli agenti atmosferici. Le altre sono decisamente meno elastiche, le più performanti in questo senso sono il dyneema e il PBO, ma cedono qualcosa in termini di resistenza agli agenti e usura.

Cercando di individuare una regola generale per la scelta, possiamo dire che impiegare il poliestere, la fibra con la più scarsa resistenza all’allungamento, Anche su barche di piccole dimensioni, di 7-8 metri, come drizza, non è una scelta particolarmente adatta, a meno che non decidiamo di sovradimensionare in maniera importante il diametro ma è un’opzione che avrebbe poco senso. Meglio impiegarlo per una manovra come per la scotta della randa, dotata di molti rinvii e con una corsa tra un rinvio e l’altro piuttosto breve. Inoltre il Poliestere, rispetto alle altre fibre, è morbido e si presta particolarmente a essere tenuto in mano sotto trazione.

Se parliamo invece di drizze, o di scotte del genoa o dello spinnaker/gennaker e affini, impiegare il poliestere è una scelta assolutamente da sconsigliare. Il risparmio di prezzo, sia pur importante, non giustifica la mancanza di certe qualità. In base alla lunghezza della barca e al tipo di navigazioni da fare sarà meglio optare per le fibre aramidiche o per il dyneema. Anche per il mondo della crociera vale questa regola, soprattutto se ci prepariamo ad affrontare lunghe navigazioni, magari in altura, diventa fondamentale avere un sistema di drizze e scotte efficiente che può darci una grossa mano soprattutto in situazioni di meteo perturbato. Ma attenzione: avere una drizza che trasferisce immediatamente l’impulso di pressione all’attrezzatura è una cosa buona per un corretto navigare, ma mette sotto stress le pulegge e l’attrezzatura di coperta. In pratica il concetto è: non serve mettere delle drizze in dyneema se poi abbiamo pulegge low cost  o strozzatori vecchi che rischierebbero di cedere sotto le sollecitazioni. Le drizze infatti lavorano in sinergia con l’attrezzatura di coperta e non si può affrontare il tema cime senza una valutazione anche su tutto ciò che abbiamo in coperta.

Mauro Giuffrè

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1 Comment

  1. Davide ha detto:

    Le ultime tre frasi ritengo siano fondamentali.

    Ad ogni barca i suoi materiali.

    Sostituire le drizze su una barca anni 70 o 80 senza verificare ed eventualmente metter mano a tutti i rinvii, bozzelli, stopper, ecc. e senza verificare i punti di fissaggio può essere rischioso.

    Oltretutto il cambio materiale porta di solito ad una riduzione del diametro, che a sua volta comporta una ulteriore, seppur piccola riduzione della superficie di contatto della drizza con le pulegge e ulteriore incremento dell’impulso di pressione trasferito alla ferramenta e a tutti i relativi supporti/punti di fissaggio.

    Se, come probabile, si utilizzano anche vele più rigide di quelle nate con l’imbarcazione, in pratica è come passare dal dare delle spinte a dare delle martellate ad ogni raffica.

    In caso di rottura i danni possono essere notevoli.

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