“Il mio Imoca 60 per il Vendée Globe sarà comodo”. Parola di Giancarlo Pedote

Giancarlo Pedote a bordo di Prysmian, Foto Martina Orsini

Giancarlo Pedote si sta preparando al rush finale in vista del Vendée Globe 2020-2021, con partenza l’8 novembre 2020 da Les Sables d’Olonne. Le migliorie da fare sul suo Imoca 60 Prysmian Ocean Racing saranno soprattutto a livello di ergonomia e comfort. Può sembrare strano pensarlo, ma la comodità dello skipper su un foiler oceanico migliora anche le performance della barca. Ecco cosa ci ha raccontato sul cantiere ancora in corso.

Di cosa si è occupato il cantiere di Prysmian?

I nostri interventi principali sono stati lo smontaggio la verifica e il rimontaggio della barca. Gli Imoca sono diventati molto tecnici, quindi le revisioni dei singoli componenti sono fondamentali poichè finire la regata è già una indice di un buon piazzamento.

Abbiamo passato tutto agli ultrasuoni, i foil nel tempo sollecitano molto la barca, bisogna quindi essere molto attenti a fare una buona manutenzione durante il corso di tutto l’anno. Siamo intervenuti poi sull’elettronica, messo tutto a terra e ricablato la barca, in modo da permettere a me e alla persona che in questo progetto Vendée Globe seguirà l’elettronica e mi darà assistenza tecnica, di conoscere minuziosamente la barca, di avere tutto l’impianto il più chiaro possibile. La revisione di un’Imoca è un grande dossier, ci sono tanti pezzi da sostituire perché soggetti a usura in varie zone della barca, si tratta di un lavoro fondamentale.

Quanto state puntando sull’ergonomia?

Stiamo lavorando con uno studio che farà degli scan del corpo e sarà poi in grado di elaborare delle sedute perfettamente adatte alla forma del mio corpo. Devo avere la possibilità di rilassarmi ma non troppo, devo avere una posizione attiva, e inoltre la seduta del carteggio deve tenermi saldo, se diamo una piantata in un’onda devo avere una posizione sicura. Poniamo massima cura anche alle zone dove dovrò dormire. In condizioni di bolina e onda formata, si privilegiano le zone basse e riparate dove inserire dei pouf per sentire il meno possibile gli scossoni della barca e fare riposare il corpo nel miglior modo possibile. Altrimenti avrò dei materassi studiati sulla curva fisiologica del mio corpo, che saranno posti sia a destra che sinistra della barca, da utilizzare in base alle andature. Stiamo studiando anche una cucina che possa ospitare pentole e bollitori per potere cucinare dei cibi sani. Poi ci sarà il posto di stand by all’interno del pozzetto, un’altra zona dove stiamo sviluppando dei prototipi da testare poi in mare, delle sedute che consentiranno posizioni attive ma con la possibilità di rilassare corpo e gambe. Una posizione comoda ma dalla quale sia semplice ritornare in azione, senza un particolare sforzo addominale che nelle condizioni di freddo potrebbe impigrire. Queste soluzioni per le sedute devono essere comode ma non troppo, perché altrimenti ritornare in azione diventa difficile.

Quali sono gli indici di prestazione su cui state lavorando?

L’affidabilità della barca è uno dei primi indici di prestazione. Una barca affidabile è una barca che può andare forte. Subito dopo viene l’ergonomia, un corpo riposato ha un miglior rendimento. Ci possono essere infatti delle posizioni, che magari non si sono studiate, in cui anche stando fermo si bruciano energie, perché se il corpo è in tensione non si può rilassare. Il riposo così non viene massimizzato, si sprecano energie inutili che poi serviranno in azione, ad esempio in un cambio vela. Anche solo stare in piedi dentro una barca così ti fa stancare, quindi dobbiamo essere sicuri che quando mi riposo lo sto facendo veramente, e in questo senso lo studio dell’ergonomia di bordo è fondamentale: potere fare le cose in semplicità e con un minimo di energia, in un progetto come questo, è un tassello fondamentale.

Che scelte stai facendo per le vele?

Attualmente sto lavorando con North Sails e stiamo sviluppando le vele in base alle statistiche e alle andature registrate nelle ultime edizioni del Vendée Globe. Adesso la regola prevede che navigheremo con 8 vele invece che 9 e questo però non significa un risparmio di costi, anzi : è più complesso disegnare tutto il set di vele che possa coprire tutte le condizioni, anche quelle di confine tra una vela e l’altra. In questo momento il grande dibattito è se avere uno spi o meno. Si tratta di una vela di 400 mq, con la calza, non facilmente gestibile in solitario soprattutto nel grande sud. Siamo in tanti che ci stiamo chiedendo se vale la pena averlo o è meglio realizzare un grande gennaker, rollabile, più gestibile durante i groppi degli Oceani meridionali, però penalizzato quando ci saranno 10-12 nodi. Quando ammaini lo spi è sempre complesso rimetterlo su, perché sei stanco, devi rimetterlo in chiaro, magari lo fai molto lentamente e nel frattempo navighi con una vela sbagliata, paghi la performance di un’ora con tempo perso dopo. L’idea è di fare una scelta conservativa che non sia efficace come lo spi, ma che nei cambi di vele mi consenta di essere più regolare nel lungo periodo, contano le medie sul lungo e non nella performance di un’ora dove lo spi ovviamente in certe condizioni è superiore. Altro punto importante saranno le vele per il grande sud, dovranno permettere di ingavonare la barca il meno possibile, vele piccole che siano maneggevoli e che permettano di navigare veloci e in sicurezza nelle condizioni del grande sud.

Quali sono i programmi a breve termine?

Nei prossimi mesi è meno certo a causa del coronavirus, l’organizzazione delle regate transatlantiche che dovevo fare ovviamente è incerto, in quanto giustamente la vela passa in secondo piano rispetto ai problemi che stiamo affrontando. Il programma lo vedremo giorno per giorno in base all’emergenze che stiamo vivendo. Vedremo quando tutto sarà finito cosa sarà possibile fare come regate, la prima dovrebbe essere la Transat CIC Brest-Charleston il 10 maggio ma è ovviamente in forte dubbio.

Mauro Giuffrè

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