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TECNICA Come orientarsi in mare usando solo le mani e un orologio

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Elio Somaschini
è, ad oggi, in testa alla seconda fase del Velista dell’Anno (a proposito, non avete ancora votato?): ha preso una marea di voti, oltre 7000. Tantissimi arrivano dal Brasile dove il navigatore lombardo (è nato a Seregno nel 1949) si è trasferito da ragazzo ed è diventato famoso dopo aver girato il mondo in barca a vela senza strumenti. Ma come ha fatto? In questo articolo noi ve lo avevamo sintetizzato, adesso è lui stesso a parlarcene con un articolo dettagliatissimo. E utile qualora siate in totale “blackout” e gli strumenti non funzionano. Leggete e… esercitatevi! (illustrazione di Luna Poggi)

COME NAVIGARE SENZA STRUMENTI SENZA “PERDERSI

In questo articolo vorrei parlare di un grande navigatore dell’oceano Pacifico e di come lui ha cambiato la mia vita e il mio modo di navigare.

LA STORIA DIMENTICATA DI PIUS “MAU” PIAILUG

Uno dei grandi navigatori della storia, anche se poco conosciuto in occidente, è Pius “Mau” Piailug. Mau non è il suo nome, ma un soprannome che significa “forte”, per il fatto che passava ore e giorni in mare; i membri del suo villaggio dicevano per questo che era forte. Negli anni‘50, quando aveva circa vent’anni, ricevette il titolo di Pwoin: una cerimonia solenne, come l’ultimo discendente che ancora conservava le conoscenze che permettevano all’uomo di integrarsi con la natura, intraprendere viaggi per mare e proteggere il villaggio.

Pius “Mau” Piailug

Fino agli anni ‘60 si credeva che gli indiani d’America fossero discendenti di popoli asiatici che avrebbero attraversato lo Stretto di Bering, approfittando dei periodi di gelo, per poi discendere lungo il continente e popolarlo. Un gruppo dell’Università delle Hawaii la pensava però in modo diverso: pensavano che gli indios dell’America Latina fossero discendenti di etnie delle isole del Pacifico e che queste non fossero state popolate fortuitamente.

Per dimostrare che ciò poteva essere vero, prima di tutto avrebbero dovuto provare che tali popoli erano capaci di navigare tra le loro isole e,da quelle, fino al nostro continente. Alcuni mecenati accettarono la sfida e altrettanti archeologi riuscirono a ricostruire una canoa con le antiche caratteristiche dell’epoca. Il problema era dove trovare qualcuno capace di navigare in quella “cosa” strana e, inoltre, fare lunghi viaggi usando tecniche e risorse di circa mille anni fa.

Cominciarono, quindi,le ricerche del supposto navigatore; tutti indicavano Mau Piailug come l’unico capace di tale impresa. Andarono nell’isola dove viveva, nella Micronesia, e lo invitarono a partecipare al progetto. Lui accettò.All’epoca aveva circa 36anni. Misero Mau su un aereo (non aveva mai volato!) e lo portarono alle Hawaii. Ma lui non aveva la minima idea di dove si trovasse. Quando gli mostrarono la barca, Mau fece un grande sorriso, dicendo che era simile a quella di suo nonno, ma che presentava alcuni errori. Questi vennero immediatamente corretti sotto la sua supervisione.

Gli chiesero se era capace di navigare fino a Tahiti con quella barca e lui rispose: “Non so dove sono; se mi lasciate una settimana su una spiaggia lontana dalle luci a studiare cielo e mare, vi dirò se posso farcela”. Una settimana dopo, disse: “So dove sono,so dov’è Tahiti,perché i miei avi me ne hanno parlato e, dunque, ho una chiara idea di dove sia, quindi so come arrivarci!”.

Lui avrebbe dovuto iniziare il viaggio da un posto in cui non era mai stato prima per arrivare in un posto di cui sapeva l’esistenza, grazie alle storie raccontate da suo nonno, ma dove non era mai stato, su una barca senza nessuno strumento, fidandosi solo della sua capacità di integrarsi con la natura! Questo viaggio fu storico. Percorse più di 2.300 miglia senza alcuno strumento, guidato dal sole, dalle stelle, dalle onde e usando le mani per misurare gli angoli!

È stato realizzato un bellissimo film su questo memorabile viaggio, PapaMau: The Wayfinder. Un’ottima testimonianza, con informazioni esatte sulla vita e sulle opere di Pius Mau Piailug, si può trovare qui.

COME HO IMPARATO A ORIENTARMI IN MARE SENZA STRUMENTI

Non ho mai conosciuto Mau Piailug, ma ho conosciuto un suo discepolo che mi ha insegnato molto. Una sera, sulla sabbia della spiaggia davanti alla sua casa, nell’atollo dove vive con la moglie, Pow Maori, questo il suo nome, mi disse: “Ogni isola ha la sua stella“.

Questa cosa mi è rimasta in testa. Alla fine ho capito! Le stelle, apparentemente, girano intorno alla Terra e l’intersezione della linea che le unisce con il centro della Terra e la superficie terrestre (il mare), forma sempre un parallelo. Quindi, per ogni isola esiste perlomeno una stella brillante che passa sull’isola tutti i giorni (o tutte le notti)! Attenzione, questo non vale per il Sole, la Luna o i pianeti, solo per le stelle.

Prima di iniziare una navigazione, Mau costruiva sulla sabbia una bussola con le conchiglie. Divideva il cerchio in 4 quadranti e, in seguito, divideva ogni quadrante altre due volte. Di notte cercava la stella che passava sull’isola che voleva raggiungere e segnava il punto dove nasceva e dove moriva. In questo modo, sapeva la direzione che doveva prendere (ossia, conosceva il parallelo dove si trovava l’isola!).

Nella bussola della foto si capisce inoltre che sono segnalate le 8 direzioni da dove può arrivare uno “swell”, gli “ondoni” che arrivano come esito di una pertubazione (in quella regione del Pacifico) e spingere la conchiglia più verso l’esterno significa aumentare le dimensioni di quello swell.

Tutto questo si faceva (e ancora lo si fa) misurando gli angoli con le mani (VE LO ABBIAMO RACCONTATO QUI).
Raggiunto il parallelo, proseguiva verso est o ovest – a seconda dei casi –fino ad arrivare all’isola.

È chiaro che tutto ciò ha un certo margine di errore; in verità lui immaginava un quadrato intorno all’isola e quando credeva di esservi prossimo, ossia all’interno del quadrato, cercava altri segnali come uccelli, nuvole, onde, ecc. che avrebbero potuto indicargli la posizione esatta.

Così come gli antichi grandi esploratori, lui navigava usando la latitudine e, in seguito, seguiva il parallelo fino a raggiungere la destinazione. Come per gli altri antichi navigatori, però, gli mancava la longitudine.

Per questo le antiche carte geografiche erano valide in verticale (latitudine), ma incredibilmente sproporzionate in orizzontale (longitudine).
Mancava la conoscenza della longitudine. Quando ho imparato questa tecnica, ho capito subito che avremmo potuto aggiungerci qualcosa. Noi abbiamo l’orologio e con questo possiamo sapere la longitudine.

L’orologio segna le 24 ore di un giorno, che è il giorno solare medio, ma le stelle girano più in fretta del Sole: loro fanno un giro completo in poco più di 23 ore e 56 minuti (giorno siderale).

Quindi,se di notte guardate il cielo sempre alla stessa ora, vedrete che ogni giorno le stelle compaiono 4 minuti prima del giorno anteriore e noterete che, con quasi quattro minuti al giorno moltiplicati per 360 giorni all’anno, fanno un giro completo; ossia ogni giorno, alla stessa ora,le stelle anticipano di 1 grado! Anche questo era già ben conosciuto più di duemila anni fa. I fenici e gli egizi lo sapevano già!

Noi navigatori usiamo il miglio come misura di distanza e questo ha ragione di essere. Se prendete il circolo massimo della Terra e misurate l’arco di un minuto, la sua lunghezza sarà di un miglio. Dato che un grado ha 60 minuti, un grado equivale a 60 miglia nautiche. Questo dovete averlo studiato nel corso per skipper, ed è un fatto più che noto.

Allora, qual è il metodo che ho sviluppato usando questi fatti conosciuti?

UN ESEMPIO PRATICO

Inizialmente cerco le coordinate della posizione di dove mi trovo. Per esempio: Paraty, Lat.-23,21 e Long.44,71 W, quindi valuto le coordinate di dove voglio arrivare, per esempio Trindade e Martin Vaz (Lat.-20,52e Long. 29,32 W).

Presupponendo che dovrò navigare verso est di circa 15 gradi, nella direzione del sorgere del Sole, questo dovrebbe rappresentare 900 miglia. Però il parallelo che passa da Paraty non è un circolo massimo, quindi devo usare il coseno della latitudine come fattore di correzione. Moltiplicando 900 per 0,95 (che è il coseno di 20gradi), dovrei navigare di circa 850 miglia verso est, e 180 miglia verso nord.

La notte prima dell’inizio del viaggio disegno su un foglio le stelle (specialmente quelle che stanno nascendo e quelle che stanno morendo) in un determinato orario, per esempio a mezzanotte. So, quindi, com’è il cielo al punto di partenza e in quel determinato orario.
Dopo 4 giorni di navigazione in direzione est, prima della mezzanotte, osservo il cielo con un foglio in mano. Se, per esempio, il cielo è uguale al mio disegno alle ore 23 e 12 minuti, so che:

A) Se non mi fossi mosso e fossi ancora a Paraty, le stelle sarebbero così alle ore 23 e 44 minuti (4 minuti x 4 giorni = 16 minuti. Mezzanotte meno 16 minuti = 23.44).

B) Dato che io vedo questo alle ore 23 e12 minuti, significa che ho navigato in direzione del sorgere delle stelle (Est) per 32 minuti (ore 23.44 meno ore 23.12).

C) Dato che 4 minuti corrispondono a 1 grado, ossia 60 miglia x cos20, ho navigato 8x60x0,95 = 456 miglia, in direzione est.

Conosco, quindi, la mia longitudine in relazione a Paraty!

Rimane ancora il facile problema della latitudine, ma questa si misura usando la Croce del Sud nell’emisfero australe, o la Stella Polare nell’emisfero boreale. Quindi io conosco la mia latitudine e la mia longitudine con una buona precisione! Io so dove sono!

Interessante è notare, nell’esempio che ho usato, che la linea del parallelo che passa da Paraty, l’intersezione del meridiano di Martin Vaz e la linea che unisce Paraty a Martin Vaz, formano praticamente un triangolo isoscele, quindi se riesco a navigare direttamente verso Martin Vaz,dovrò percorrere poco più di 850 miglia in tutto il viaggio.

Il fatto che io usi le mani non è importante; potete usare un astrolabio o un goniometro con uno spago e una vite e funzionerà perfettamente.

Con questo potrete navigare per tutto il mondo. Dovete solo stare attenti al fatto che l’errore sarà tanto più grande quanto più lontani vi troverete dall’Equatore. Questo sistema funziona molto bene ai tropici, al di fuori di essi bisogna esercitarsi bene ed esistono tecniche di osservazione degli astri.

Il mio metodo non ha nulla di nuovo, ho solo raggruppato le conoscenze dei popoli del Pacifico con l’uso dell’orologio e semplici nozioni di astronomia.

COME LEGGERE LE ONDE

Ma le conoscenze di Pow vanno molto oltre rispetto all’indicare semplicemente la posizione del sole e delle stelle. Le onde del mare rappresentano una grande fonte di informazioni. Mau Piailug riusciva a identificare dove si fossero formate tempeste, da quanto tempo, quale fosse la loro forza. Inoltre era in grado di identificare fino a cinque tipi di onde che si incrociavano nell’oceano dove navigava.

Io sono riuscito ad identificarne una combinazione di tre, mentre navigavo in Mediterraneo in direzione Lampedusa. Mi sono accorto che doveva esserci stato brutto tempo in Adriatico.
Quando sono arrivato a Lampedusa, ho telefonato a un amico che abita a Trieste e lui mi ha confermato che cinque giorni prima la Bora aveva spazzato la città. Mi ha reso molto felice capire che, con molta osservazione ed esercizio, possiamo percepire quello che la natura ha da dirci.

Elio Somaschini

Se stai navigando davanti a una costa con rocce spioventi sul mare, percepirai chiaramente due direzioni diverse (come minimo) di propagazione delle onde. Prova a osservarle, è facile, loro sono ben definite. Una viene dall’oceano e l’altra viene da terra, riflesso di quelle incidenti sulle rocce del posto. Basta cercare quello che la natura ha da dirci.

Elio Somaschini “Crapun”

 

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1 Comment

  1. Biagio ha detto:

    molto interessante … !

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