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TECNICA Come affrontare un groppo in navigazione (ed evitare danni)

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groppoC’è un video che sul web ha fatto molto discutere gli appassionati. Durante una regata estiva in Finlandia, l’equipaggio di un 40 piedi Sparkman & Stephens viene travolto in pochi minuti da una tempesta improvvisa.

Nel video che abbiamo pubblicato sul nostro sito, un equipaggio viene investito da un groppo: il filmato è un esempio di “cosa non fare”. Vele su, nessuno legato, niente giubbotti salvagente…

Il video (lo trovate QUI) è un compendio di tutto quello che… non bisogna fare quando si viene colti da un groppo. Ammainata delle vele troppo lenta, gente che corre concitata sottovento, nessuno legato con jackline, di giubbotti salvagenti neanche l’ombra.

Prendendo spunto dall’episodio, assieme al navigatore oceanico Sergio Frattaruolo, creatore della scuola di vela d’altura Extreme Sail Academy (e “deus ex machina” del Sail Summit), vi raccontiamo come affrontare correttamente un groppo in modo tale da evitare danni alla barca e, soprattutto, all’equipaggio.

CHE COSA E’ UN “GROPPO”?
“Partiamo dal capire che cosa è un groppo”, esordisce Frattaruolo, “un fenomeno non prevedibile e frequente in Adriatico che, a causa della tropicalizzazione mediterranea, si manifesta sempre più spesso anche in altre zone del nostro mare. E che chiunque, in crociera, può trovarsi ad affrontare. Si forma in pochissimi minuti ed è causato da un cumulonembo, ovvero una nube a forte sviluppo verticale che si genera in condizioni di instabilità atmosferica e che ‘scarica’ vento forte, anche fino a 60 nodi e pioggia o grandine”. Una ‘colonna’ che si forma dal nulla, “quando una massa d’aria relativamente fredda viene a contatto con l’acqua che in estate presenta temperature alte”.


Tre sono le cose da sapere sui cumulonembi
: “La prima è che seguono una rotta molto simile a quella del vento sinottico, quindi dovrete tenere d’occhio il sopravento per monitorarne la presenza e la formazione: l’intensità del fenomeno è direttamente proporzionale all’altezza del cumulo. La seconda è che si tratta di fenomeni intensi ma di breve durata, generalmente dai cinque ai trenta minuti.

Infine, la loro ‘struttura’: il vento intenso si concentra nella parte frontale e sotto il cumulo. Sotto la nube, però, i venti generati sono catabatici (di caduta), verticali. Un fattore importante di cui tenere conto, come vedremo”. Come abbiamo detto, il groppo non è un fenomeno prevedibile sul lungo e medio periodo: tuttavia conoscere perfettamente le previsioni e seguire le evoluzioni in tempo reale, analizzare spesso il cielo e, se lo avete, controllare il radar alla ricerca di cumulonembi o fronti servirà a non farvi trovare impreparati.

A bordo di qualsiasi barca, anche in crociera, dovrebbe essere predisposto un sistema affidabile
di jackline ben tese a cui legarsi (soprattutto in condizioni di maltempo).

PREPARARE L’EQUIPAGGIO
Passiamo alla pratica. State navigando in crociera, tranquilli, quando lo vedete poco sopravento a voi: il groppo sta arrivando. Ecco che cosa dovete fare: “In primis pensate alla sicurezza dell’equipaggio: tutti i membri ‘attivi’ devono indossare – se non li indossano già – giubbotti salvagente autogonfiabili e legarsi con i cordoni alla jackline (dando per scontato che sia predisposta). Se l’uomo a mare non rappresenta un concreto pericolo, potrete manovrare in modo più sereno e veloce.

Tutti gli altri membri ‘ospiti’, ovvero coloro che non avranno parte attiva (bambini, amici alle prime armi), vanno fatti scendere sottocoperta, per evitare di intralciare le manovre e di mettersi in pericolo nei momenti concitati in pieno groppo”.

GIU’ LE VELE!
Sistemato l’equipaggio, dovrete occuparvi delle vele: “Qualunque sia la vostra andatura, nel momento in cui intuite la formazione di un groppo mettetevi al lasco largo o in poppa – il vento sarà leggero, la ‘quiete prima della tempesta – e se state navigando con spi o asimmetrici, ammainateli (o rollateli) velocemente, ma senza panico. Sarebbe bene, prima di ogni crociera o navigazione, che l’equipaggio venga allenato nelle manovre di ammainata, ricordiamoci che noi scegliamo quando issare ma è la natura che decide quando è il momento di ammainare. Trattandosi di una manovra non prevista, è bene che i meccanismi siano ben ‘oliati’ in modo tale da gestirla al meglio”.

Dopo spi e asimmetrici, sempre al lasco largo, “è la volta del genoa o del fiocco: se avete l’avvolgitore rollateli subito, se sono armati con i garrocci ammainateli e fissateli in coperta. Se vi rimane tempo e il groppo non si è ancora fatto sentire, ammainate anche la randa e procedete a motore a bassa velocità verso il groppo.

Come spiegato, sotto al cumulo i venti sono di natura catabatica e quindi vengono dall’alto verso il basso. Anche se tenessimo su una vela, sarebbe impossibile utilizzarla e rischieremmo soltanto di romperla. Senza contare che si tratta di venti molto rafficati che causerebbero, con le vele armate, pericolosi sbandamenti della barca e carichi improvvisi sull’attrezzatura.

A questo proposito, non state mai sottovento al boma! Procedendo a motore, in pochi minuti si sarà tutto calmato e potrete nuovamente issare le vele senza aver fatto danni. Se non avete il motore, in alternativa, potete procedere al lasco, (ma in questo caso dovrete aver ammainato tutto a parte il fiocco)”.

OCCHI E ORECCHIE APERTI, SEMPRE
Anche navigando a motore, a bassa velocità, sotto al groppo dovrete prestare particolare attenzione. “Innanzitutto al traffico intorno a voi, nel cumulo la visibilità può arrivare a zero: data la natura improvvisa del fenomeno, chi vi assicura che non possano esserci altre imbarcazioni nelle vicinanze colte alla sprovvista e fuori controllo? Il radar, in questi casi, serve a poco perché il disturbo della pioggia potrebbe essere totale, se avete l’AIS monitoratelo costantemente. Ad ogni modo, occhi e orecchie aperti, sempre”.

LONTANI DALLA COSTA
Qualora veniate sorpresi da un groppo mentre state rientrando in porto, ricordate che vale il vecchio adagio ‘in burrasca vince chi fugge’: “Non avvicinatevi troppo alla costa né tantomeno tentate l’ingresso in porto: dopo aver ammainato quanto vi è possibile ammainare, fate rotta verso il largo. Il fenomeno dura pochi minuti e proprio per questo non è il caso di rischiare manovre azzardate. Poniamo che siate di fronte a un porto con l’ingresso molto stretto (un tipico esempio è il porto canale). Immaginate in che caos andreste a infilarvi! Senza contare le manovre di ormeggio in acque ristrette, a rischio altissimo di danni alla vostra e alle altre barche”.

A differenza dei groppi, che durano poco e non fanno montare onda, nel caso di un fenomeno prolungato il mare formato renderà quasi impossibile, la navigazione a motore.

IN CASO DI MALTEMPO PROLUNGATO
Il groppo viene e va e per questo, se l’equipaggio non commette errori, si tratta di un fenomeno dal quale potrete uscire facilmente senza danni.

E quando invece ci si ritrova davanti un fronte, o in genere fenomeni meteo avversi di lunga durata? “Trattandosi di eventi prevedibili, bisognerebbe arrivare preparati e, aggiungo, magari aver fatto di tutto per non trovarsi in una tale situazione (leggi: restare in porto).

Per prepararvi ad affrontare il maltempo, dovrete comportarvi, all’inizio, come se fronteggiaste un groppo: giubbotti per tutti, jackline e cordoni, abbigliamento adeguato per evitare ipotermia. In questo caso dovrete ammainare tutte le vele e tenere su la randa con le mani di terzaroli.
Non basterà navigare soltanto a motore per un motivo molto semplice: a differenza dei groppi, che sono di breve durata e quindi non fanno in tempo ad alzare onda, nel caso di un fenomeno prolungato il mare formato renderà difficile, se non impossibile, la navigazione a motore.

Per scongiurare il rischio di blackout degli strumenti durante la burrasca, prima di incontrarla cercate di tenere l’entrobordo acceso in modo tale da caricare le batterie al massimo. Anche perché l’autopilota, in tempesta, giocherà un ruolo fondamentale. Farà il lavoro ‘sporco’ e voi sarete in grado di recuperare energia, preziosa per mantenere la lucidità. Una volta che la barca è in controllo, stabilite dei turni di riposo rigidi (non sapendo quanto possa durare il fenomeno), cercando di far riposare, all’inizio, i membri dell’equipaggio più esperti in modo tale che possano essere reattivi e pronti nel momento di massima intensità del fenomeno”.

Eugenio Ruocco

Chi è il nostro esperto. Sergio Frattaruolo è nato a Bologna nel 1969 e ha sul “groppone” tantissime miglia, in Mediterraneo e in oceano. Nel 2011 attraversa l’Atlantico partecipando alla Mini Transat, nel 2012 è alla Global Ocean Race (giro del mondo in doppio su Class 40). Sul Class 40 Calaluna, prende parte alle più importanti regate d’altura in Mediterraneo. Nel 2013 fonda a Lisbona la Extreme Sail Accademy: una scuola di vela offshore rivolta a tutti. Nel 2015, insieme ai suoi allievi, conquista il record sulla Discovery Route nella categoria fino a 40 piedi. www.extremesailacademy.com

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