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TECNICA Tutti i segreti per una partenza perfetta in regata

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Campionati H22

La vittoria di una regata, che sia su una deriva, su un monotipo, o su una barca d’altura che corre in tempo compensato, è una ricetta che ha al suo interno molti “ingredienti” non semplici da amalgamare. L’equipaggio è come un’orchestra e la regata è il suo spartito, ognuno deve suonare la sua parte e tutti insieme si partecipa alla sinfonia. Tralasciando le metafore culinario/musicali, possiamo dire che nel successo di un equipaggio conta certamente moltissimo la pratica, ma una componente importante è data anche dalla teoria e soprattutto dal metodo. Quest’ultimo serve per avere un approccio razionale e organizzato alla competizione che stiamo affrontando, ed evitare che possano esserci fattori lasciati al caso. Tratteremo tutto questo in una serie di approfondimenti tecnici dedicati agli amanti delle regate e, per praticità, divideremo la regata in più parti affrontandole singolarmente. Andremo un po’ oltre i semplici consigli didattici su come condurre bene la barca, questo può essere infatti considerato come un “upgrade” per chi ha già una buona base di conoscenze in termini di regolazioni e conduzione. Come è ovvio che sia partiremo dall’inizio, dalla partenza. O meglio, tutto inizierà un po’ prima.

IL BRIEFING A TERRA

Non basta essere un gruppo di amici per avere affiatamento in barca, quello al massimo va bene per le birrette una volta arrivati in banchina. In barca serve quella che potremmo definire un’alchimia tecnica. E per crearla si parte dalla banchina, il briefing pre regata è un momento cruciale. Lo tiene il tattico o lo skipper (quindi anche l’armatore se non corrisponde a questi ruoli deve stare ad ascoltare pazientemente). Non è un dibattito, ma il momento in cui il membro dell’equipaggio riconosciuto come leader a bordo illustra la giornata che ci aspetta in mare, comunica la scelta delle vele da imbarcare in base alle previsioni meteo e in quale formazione affronteremo la regata. Chi ascolta deve farlo attentamente, in silenzio, sfruttando questo momento per cercare la concentrazione, per ripassare quelli che saranno i propri compiti e per capire quale abbigliamento indossare e quale invece lasciare in una borsa a terra.

IL PRE-PARTENZA

Le basi per una buona partenza nascono nei 30-45 minuti precedenti ad essa e si concretizzano poi durante la procedura dei 5 minuti alla quale occorre arrivare con le idee ben chiare sul da farsi. Per questo è fondamentale uscire dal nostro ormeggio in orario e recarci sul campo di regata per studiare la situazione del vento e preparare le nostre scelte. Quando giungiamo sul campo di regata, é fondamentale accendere i nostri sensi e soprattutto la vista con un’acuta osservazione. Occorre capire quanto il campo sia lontano dalla costa, e studiare questa per notare eventuali conformazioni orografiche che possano influenzare il vento in intensità e direzione soprattutto se questo soffia da terra. Il secondo aspetto da studiare é ovviamente il vento stesso: stiamo navigando con un vento locale o con un vento sinottico? Il primo è per esempio il caso delle brezze termiche stagionali, cha hanno ritmi ben precisi in base agli orari della giornata, il secondo, per semplificare, è quello portato da una pertubazione. Capire la differenza tra queste due differenti situazioni servirà a prevedere le oscillazioni di direzione ed intensità. Infine si farà un’osservazione più pratica della superficie dell’acqua per individuare le zone di maggiore pressione. L’insieme di questo lavoro ci darà una prima idea sulla “chiamata” da fare per un lato del campo che si presume essere favorevole.

LA PARTENZA

A questo punto è il momento di valutare la linea di partenza per capire se la linea è “neutra” o se invece uno dei due lati è favorito. Ogni equipaggio ha un suo metodo e non c’è bisogno di chissà quale strumento per avere una rilevazione sufficientemente precisa, basta anche una semplice bussola. Occorre rilevare la rotta che teniamo di bolina stretta mure a dritta, e verificare per quanti gradi è messa la linea (scorrendola dal comitato alla boa). Se per esempio abbiamo una boa al vento per 345 gradi, facciamo una bolina media per 300 gradi e rileviamo la boa di partenza per 245, il secondo numero (300), meno il terzo (245), ci dà un angolo maggiore di 45 gradi, 55 per la precisione, il che significa che la boa è bassa e la linea é favorita in comitato di 10 gradi. Viceversa se minore di 45 gradi, é favorita la boa. Si tratta di una semplice rilevazione empirica e di un banale calcolo matematico. Una valutazione che ci darà un’indicazione se non precisa come quella di uno strumento elettronico, quanto meno accettabile. A ciò si può aggiungere una rilevazione dell’angolo del vento su tre punti della linea: in comitato, al centro e in boa. Servirà a capire se la direzione è omogenea o se già in partenza ci sono delle oscillazioni. Ma non è sufficiente per avere un quadro completo: percorrere un pezzo di bolina, navigando su entrambe le mura, servirà a farci capire che tipo di oscillazioni di direzione ci sono sul campo per avere un’idea se la tendenza dei salti di vento è più verso destra o a sinistra. L’insieme di tutte queste cose ci farà prendere la scelta decisiva sul lato del campo da preferire, soppesando quale di questi elementi è quello che in quel momento incide di più. 

Poi c’è il fenomeno della cosiddetta “banana”. Di che si tratta? Capita che con vento forte la flotta, se la osserviamo dall’alto o dagli estremi, al centro sia abbastanza lontana dalla linea mentre gli equipaggi agli estremi, che hanno come riferimento la barca comitato e la boa, riescano ad essere più precisi nell’avvicinamento. Questo perché con vento forte molti equipaggi, avendo magari i riferimenti visivi dei due estremi coperti alla vista, tendono, per paura di accellerare troppo in fretta, a stare più tempo del dovuto fermi controvento per evitare di ritrovarsi fuori linea allo start e spesso finiscono per auto penalizzarsi. Per questo con aria sostenuta partire bene a centro linea è più difficile e può convenire approcciare lo start dagli estremi riuscendo a stare più alti, ma attenzione. Ormai con gli strumenti che hanno a disposizione molti equipaggi, come il Velocitek o altre applicazioni simili, tutti possono sapere con esattezza a che distanza si trovano dalla linea e farci trovare molto alti in anticipo ci espone al rischio di vedere arrivare una barca da sottovento che ci spingerà senza dubbio fuori dalla linea.

IL TIMING

Con questo termine si intende il tempo che impieghiamo per coprire una determinata distanza. In pratica è quello che dobbiamo cercare di fare in avvicinamento alla linea: bruciare tempo e arrivare lanciati, sulla linea, allo start. Facile a dirsi, difficilissimo da mettere in pratica. Partire con una distanza non superiore alle due lunghezze dalla linea, quando non abbiamo ancora affinato la tecnica, è già un risultato decente. Si tratta di un equilibrio tra velocità e tempo, tutto basato sulla sensibilità del timoniere e sulla capacità dell’equipaggio di seguirlo nelle “nasate” al vento o nelle poggiate improvvise per riaccellerare, ovviamente in costante comunicazione con il tattico. Qui la teoria serve poco: occorre cimentarsi, rischiare, sbagliare, provare e riprovare.

Mauro Giuffrè

 

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1 Comment

  1. Lele 46 ha detto:

    Grazie… mi avete carapultato in mare…semplicemente avviando l’argomento!
    un piacere aver sentito l’aria fresca e gli spruzzi sul viso (ho pulito le lenti !)
    … magari erano solo lacrime (in fondo sono …salate )

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