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Da bambino cadde in mare da un Comet rischiando la vita. Oggi vive in barca

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A casa, lontani dalla nostra amata barca, ci lasciamo andare ai ricordi. Così ha fatto anche Paolo Naccari, 31enne veneto, che ha deciso di raccontarci il suo primo incontro con il mare, quando era piccolissimo. Un incontro di quelli da rischiare la pelle, che però gli ha instillato, quasi “per imprinting”, la passione per la vela. E quel bambino che rischiò la vita cadendo in mare dalla barca, oggi vive a bordo di un Comet 10.50 (e gira il Mediterraneo con la sua gattina Morghi).

CIO’ CHE E’ DEL MARE RITORNA AL MARE

Nella vita quando cresciamo, ci sentiamo più appartenenti a qualcosa piuttosto che a qualcos’altro, a volte ci vuole tempo a volte il tempo può non bastare altre volte invece basta una sola occhiata. Io ero troppo piccolo per poter ricordare la prima volta, ma so, detto dai miei, che la prima volta che vidi il mare fu la prima volta che lo attraversai.

Paolo Naccari e la sua gattina Morghi

Era un giorno di giugno del ’90, avevo poco più di un anno quando durante la traversata Venezia-Rovigno in una bella giornata con poco vento a bordo di un Comet 8,50 di nome Ciaro de Luna, stavo giocando con mio fratello di tre anni più grande di me in coperta a prua quando non si sa bene come cadetti in acqua.

Mio padre era al timone ma in quel momento non mi vide cadere, mia zia Gigia e mio cugino Sergio erano impegnati a cercare di imparare a fare i punti nave sottocoperta; mentre mia mamma, a cui mancano undici decimi di vista, con due occhiali spessi quanto fondi di bottiglia, stava uscendo da sotto coperta e disse rivolgendosi a mio papà: “C’è un sacchetto bianco che si muove”. Mio padre in quel momento stava notando la mia assenza a prua e vide mio fratello che guardava in acqua così alla fine della frase capi subito e virò senza neppure voltarsi.

Dal momento che caddi in acqua al momento che se ne accorsero passarono solo pochi secondi e mi trovavo solo a poche decine di metri dalla barca, forse un centinaio. Il primo a tuffarsi fu Sergio ma era ancora troppo distante per raggiungermi prima di Ciaro de Luna, così a recuperarmi fu mia zia, mia mamma non sa nuotare e mio padre, l’unico che sapeva governare la barca non poteva abbandonare i comandi lasciandoli a gente che non avrebbe saputo recuperarci.

Quando mia zia mi prese in acqua, mi trovò pancia all’aria con un pannolone bianco che fungeva da salvagente e le mani aperte a coprirmi il viso. Quando mi misero a bordo di Ciaro De Luna dissi una parola mal detta per via della mia dislessia ma che loro capirono come “acqua”.

Dopo quel giorno continuai a navigare tre quattro mesi all’anno per anni con mio padre Roberto, mia madre Antonella e i mie due fratelli Marco e Luca (il più piccolo al tempo ancora non era nato).

Poi però,mi staccai dal quel mondo forse per cercare altro ma nonostante tutto, qualsiasi cosa facessi o ovunque mi trovassi, ne sentivo il richiamo.

La mia prima barca fu Indiana, uno Show 29: è stata la mia casa per tre anni. Adesso invece navigo e vivo con la mia gattina Morghi, compagna di avventure, a bordo di Fenice, un Comet 10.50.

Perché se è vero che ciò che è della terra ritorna alla terra, è vero anche che ciò che è del mare ritorna al mare…

Paolo Naccari

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