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Vivere in barca a vela ai tempi del Coronavirus

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coronavirusMentre in Italia si ferma anche il mondo della vela, c’è chi ha deciso di lasciare la città (in tempi ‘non sospetti’, ormai va specificato!) e di andare a vivere in barca con moglie e figli. Trovando un nuovo equilibrio provvisorio di vita. Ecco le testimonianze

EDITORIALE – LA VELA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

La foto che vedete in questa pagina è il il simbolo del periodo che tutti noi stiamo vivendo dove la socialità, il piacere della vita normale, è azzerato, cambiato radicalmente, anche nel mondo della vela.

L’ha scattata il nostro collaboratore, ex olimpionico, Franco Pivoli, dalla sua casa sulle alture sopra Lerici la mattina di sabato 13 marzo. Nessuna barca naviga nel golfo di Spezia in questa foto simbolica. Come scrive anche Franco, non era mai accaduto a memoria d’uomo che in questo paradiso della vela non ci fosse neppure una barca che veleggiasse in quel tratto di mare ligure. E così accade al momento in cui scriviamo in tutta Italia e in buona parte del Mediterraneo. È accaduto l’impensabile, il perché lo sapete.

Eppure ci sono, anche adesso, nuove storie di vela e di passione da raccontare. Al tempo del Coronavirus, sulle mail di redazione hanno smesso di arrivare testimonianze di navigazioni nei laghi e mari d’Italia e del mondo, richieste di consigli tecnici e di soluzioni di problemi legislativi. Ma il dialogo con i lettori non si è interrotto, anzi è incrementato, solo che ora si parla di tutt’altro.

Come la testimonianza di Giovanni che ci ha raccontato della sua decisione di abbandonare Milano e di trasferirsi con la famiglia in barca. “Era un mio sogno quello di vivere per un periodo in barca con la mia famiglia. L’ho fatto, complice il Coronavirus. Erano le 3 di notte quando con mia moglie abbiamo deciso di lasciare la città e di andare a vivere in barca. Dal giorno precedente io e mia moglie eravamo a casa, al lavoro in remoto. I miei due figli di 7 e 9 anni da una decina di giorni erano a casa da scuola, anche loro alle prese con le videolezioni via computer. Avremmo potuto tranquillamente adempiere ai nostri impegni senza rimanere inchiodati a casa.

Nottetempo abbiamo preparato le valigie, quando si sono svegliati i bambini siamo partiti verso il mare, per raggiungere la nostra ‘barchetta’. La mia idea era di poter fare qualche bella uscita in mare in giornata, una volta terminato il lavoro e finiti i compiti. Arrivati a bordo, la sera stessa dalla radio (non abbiamo TV) è arrivata la notizia del blocco totale di movimento se non per giustificati motivi. E chi eravamo noi, privilegiati, per non attenerci al Decreto ‘Restate tutti a casa’? La nostra casa era diventata la barca e non potevamo certo giustificare la nostra uscita in mare come ‘motivo di lavoro o di necessità improrogabile’. Come viviamo in barca? Benissimo, molto meglio che chiusi in casa a Milano”.

Un’altra storia è quella di Gabriele che ha realizzato il sogno della sua vita (me ne parlava da decenni) quello di navigare nel Pacifico del Sud. Partito a dicembre, adesso si trova alle isole Vanuatu, uno dei luoghi simbolo dei grandi navigatori. Mi scrive questo WhatsApp: “Ciao Luca, spero tutto bene da voi. Mi sento un po’ una merda, qui è bellissimo non ci si rende conto di quello che sta succedendo. Un grande abbraccio”. Ecco la mia risposta: “Ciao Gabriele, è vero… sei una merdaccia. Almeno mandami qualche foto, almeno godo anch’io!”.

Luca Oriani

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