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Addio Spinnaker. Gli AC 75 vanno solo di bolina? Tutta “colpa” del vento apparente FOTO

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Luna Rossa nel vento leggero: si nota dalla linea di forma rossa come la vela di prua sia “rotonda” e potente sul bordo di ingresso, con delle grinze orizzontali come se la regolazione della drizza fosse “morbida”, ed è possibile scorgere anche una certa catenaria lungo l’inferitura. Pur essendo quasi scomparsi i cambi di vela le regolazioni restano quindi essenziali.

Queste barche vanno sempre di bolina. Ormai non ci sono più i cambi di vela. Gli equipaggi non manovrano più. Ci mancano gli spinnaker”. Tante volte abbiamo sentito questo ritornello a proposito della nuova Coppa America. Una “polemica” già iniziata con gli AC 50 dell’edizione a Bermuda e proseguita con la “delusione”, di una parte del pubblico, del non ritorno ai monoscafi più tradizionali. Se da un lato queste critiche sono in parte dei luoghi comuni da sfatare, dall’altro è vero che gli AC 50 prima e gli AC 75 poi hanno portato sul grande palcoscenico della Coppa un nuovo modo di andare a vela che ha fatto perdere i punti di riferimento al pubblico più “tradizionalista”. Il segreto di questa novità ha un nome preciso: il vento apparente.

UNA QUESTIONE DI VENTO APPARENTE

Nel disegno sopra abbiamo semplificato lo schema dei vettori che lavorano su una barca a foil come l’AC 75. Data la grande velocità di queste barche il vento d’avanzamento sarà così importante da determinare uno spostamento notevole verso prua dell’apparente. Sulle barche classiche l’unica differenza è che tra il vento reale e il vento apparente la distanza di angolo è minore data la bassa velocità d’avanzamento rispetto all’intensità reale dell’aria.

Partiamo dalla sua definizione: cos’è il vento apparente? È la somma vettoriale del vento reale più il vento di avanzamento, e in definitiva è sempre sull’apparente che qualsiasi barca a propulsione velica regola le sue “ali”. In pratica quello che le nostre vele sentono è sempre e comunque il vento apparente. Questo perché, a qualsiasi velocità la nostra barca navighi, c’è un vento di avanzamento che proviene esattamente dalla direzione opposta al nostro procedere. Il vento di avanzamento fa si che la direzione dell’apparente sia sempre a un angolo inferiore rispetto al reale. Facciamo un esempio: se navighiamo su un reale di 80-90 gradi a 5 nodi, l’apparente sarà di circa 60-70 gradi, ed è su quest’ultimo dato che regoleremo le nostre vele. Se questo avviene su barche lente che navigano a pochi nodi di velocità, nel caso degli AC 75 o in generale delle barche a foil il fenomeno è in un certo senso “esasperato”.

TUTTA COLPA DEI FOIL

American Magic in azione nelle acque di Pensacola (Florida). Si nota come le increspature della superficie dell’acqua indichino che il vento proviene dal traverso/lasco, ma le vele sembrano regolate per la bolina.

L’abbattimento della resistenza idrodinamica che si ottiene grazie ai foil, determina una velocità che al lasco può anche triplicare l’intensità del vento. Sappiamo che il vento apparente ha un angolo sempre più stretto rispetto a quello reale, perché influenzato dalla velocità della barca e quindi dal vento di avanzamento. Con un aumento di velocità talmente esponenziale rispetto al vento, il risultato è che il vettore di avanzamento aumenta di pari passo e l’apparente è quasi sempre prossimo alla bolina, anche quando si naviga al lasco.

Quando una barca come un AC 75 poggia alla boa di bolina, più aumenta la velocità più i trimmer cazzano le vele. Se per esempio la barca, per un errore del timoniere o di assetto dei foil, tocca l’acqua, la velocità crolla ed il vento apparente si sposta violentemente verso poppa. Vedremo l’immediata reazione dei trimmer che lascheranno le scotte per adattarsi alla nuova situazione, e torneranno a cazzare non appena la barca riprende il volo e l’apparente torna verso prua prua.

Si tratta in pratica di un tipo di regolazione quasi contro intuitiva rispetto a quanto faremmo su una barca tradizionale.

In queste condizioni appare ovvio che l’utilizzo di vele tipiche da andature portanti sia impossibile, per il semplice fatto che non appena la barca sale sui foil si sgonfierebbero immediatamente a causa dello spostamento dell’apparente verso prua. Le uniche vele diverse dai fiocchi che vedremo sulla prua degli AC 75 saranno dei simil Code 0 con un bordo di ingresso abbastanza magro, che verranno usati con ogni probabilità solo quando il vento scenderà sotto i dieci nodi. Sopra quest’intensità i Code saranno inutili se non addirittura controproducenti.

NON ESISTONO PIÙ LE REGOLAZIONI?

Niente di più falso. Dalle poche immagini viste degli AC 75 si vede già molto in termini di regolazioni. Si vedw per esempio la base della randa molto grassa in fase di decollo della barca, o un twist delle vele molto spinto in base alle condizioni di andatura e intensità del vento. Il volo sui foil di una barca come un AC 75 è qualcosa di complesso che richiede continue regolazioni e modifiche di assetto, delle vele e delle appendici, per fare restare la barca in foiling.

È vero che non si vedono più delle regolazioni “eclatanti” come per esempio il randista che “spara” la scotta a un giro di boa quando si passa dalla bolina al lasco, ma ciò non significa che gli equipaggi degli AC 75 non siano costantemente a lavoro sulle vele. Anzi, le regolazioni probabilmente si sono moltiplicate dato che non si naviga più in una situazione bidimensionale ma si è passati a una vela tridimensionale. Non c’è solo più solo l’orza e la poggia, ma anche l’alto e il basso riferito al volo.

NON VEDREMO LE MARCATURE IN POPPA?

Su come cambia la tattica di regata dedicheremo un approfondimento ad hoc. Per adesso la domanda che ci interessa porre è: in poppa vedremo ancora i classici duelli da match race? Certo che si. Il fatto che gli AC 75 navighino sempre con l’apparente quasi di bolina non significa che il classico “attacco da dietro” non sia più applicabile. La copertura sul vento reale resta comunque efficace ed è un valido disturbo per la barca che precede, è lecito quindi aspettarsi le classiche dinamiche da match race con i tentativi di copertura e le andature di poppa saranno certamente fertili per tentare dei sorpassi, anche perché le strambate in pieno full foiling non saranno semplici da eseguire e la capacità di manovra degli equipaggi sarà cruciale.

E nel match race, quale tattica è più classica del fare manovrare l’avversario che ti precede per indurlo nell’errore?

UN PROBLEMA DI COMPRENSIONE

Come tutte le novità, anche queste necessitano di un po’ di tempo per essere capite, per diventare familiari ed essere comprese anche da un pubblico generalista.

In questo senso, va detto, lo sforzo comunicativo dei team sembra un po’ “pigro”: più attenti a non dare informazioni sensibili agli avversari che a spiegare il funzionamento di queste barche agli appassionati.

Del resto la storia della Coppa America non è quella di una regata che ha come obiettivo quello di divulgare qualcosa al pubblico, ma di mostrare sull’acqua lo spettacolo di barche non comuni, spesso all’assoluta avanguardia tecnologica.

La Coppa non si è mai preoccupata che le sue innovazioni venissero trasferite alla vela di tutti, perché la Vecchia Brocca, in fondo, non è mai stata per tutti. È una sorta di Santo Graal della vela, nel quale paperoni ricchissimi si sfidano ingaggiando i migliori velisti al mondo sulle barche più tecnologiche che esistano. Così è sempre stato e così continuerà a essere. Conta solo chi vince, e non c’è secondo, da oltre 150 anni.                

Mauro Giuffrè

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1 Comment

  1. Francesco ha detto:

    Il vero paradosso si ha nel momento della strambata, che da bordo viene vissuto quasi come una virata in quanto nel passaggio da un lato all’altro la velocità d’abbrivio della barca è tale che il vento comunque proviene da prua!

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