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L’INTERVISTA Knut Frostad, il manager-velista che vuole cambiare il mondo

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Da luglio scorso il norvegese Knut Frostad, già vicepresidente esecutivo di digital business e marketing di Navico (il colosso di elettronica che raduna i marchi B&G, Simrad, Lowrance e C-Map), è il nuovo Presidente e CEO del gruppo.

Knut Frostad, ex CEO della Volvo Ocean Race (il giro del mondo in equipaggio a cui ha saputo dare nuova vita e un format più appetibile al grande pubblico), forte di una lunga esperienza velica e oceanica (due campagne olimpiche nel 1988 e 1992 sui windsurf, tre giri del mondo da regatante prima di diventare CEO dell’evento nel 2008), ha le idee ben chiare per il futuro di Navico. Da un lato l’integrazione e la barca connessa (ma con prudenza), dall’altro la sostenibilità. Ecco cosa ci ha raccontato.

LA NOSTRA INTERVISTA A KNUT FROSTAD

Knut Frostad, nato a Harstad (Norvegia) nel 1967, è il CEO di Navico. Famoso velista con partecipazioni olimpiche e oceaniche, è stato anche a capo della Volvo Ocean Race.

Che cosa ti sei portato dietro, in B&G e Navico, della tua grande esperienza di marinaio?
“Innanzitutto la passione. Come chiunque si avvicini al mondo del mare: non importa se sia per la vela, per le barche a motore, per la pesca. E’ tutta una questione emozionale: e se non sei tu stesso un appassionato, è difficile riuscire a trasmettere la passione nel prodotto che vuoi vendere. La barca non è una macchina.

Nessuno compra una barca per muoversi dal punto A al punto B: l’armatore compra la barca perché la vuole utilizzare in quelle che sono le sue cinque settimane migliori dell’anno. Capire questo è fondamentale in questo business. Sia che tu costruisca un megayacht, una barca a vela o realizzi l’elettronica di bordo come facciamo noi”.

C’è dell’altro oltre la passione?
“Ho lavorato molto nel mondo della tecnologia. Ad esempio, nell’ambito della Volvo Ocean Race, abbiamo sviluppato al massimo la possibilità di trasmettere contenuti giornalieri dalle barche in mezzo agli oceani a terra. Video, audio, file, droni: eravamo all’avanguardia e in prima linea. E così voglio che sia in Navico, soprattutto nel campo della ‘barca 2.0’, la cosiddetta barca connessa”.

Navico raduna quattro brand: B&G produce elettronica per la vela, Simrad per le barche a motore e Lowrance è focalizzato sulla pesca. C-Map è invece tra i leader della cartografia.

Ovviamente è fondamentale avere un ufficio tecnico che sviluppi i prodotti ma… tu testi personalmente gli strumenti Navico?
“Si, li provo tutti. Cosicché, quando incontro un cliente, so di non raccontargli fregnacce (ride, ndr). La parte più interessante del nostro settore è che i nostri clienti sono esperti nelle loro rispettive attività (pesca, vela…). Ad esempio in America, il nostro core business è la pesca: vista la platea competente, è fondamentale che i nostri rivenditori statunitensi siano a loro volta bravi pescatori. Senza credibilità, non vendi il prodotto”.

Non ti intenderai anche di pesca?
“No, so molto poco di pesca. Ma mi rispettano perché sanno che ne capisco di barche. So distinguere una barca brutta da una buona, so che cosa serve per navigare al meglio. Bisogna sapersi raccontare. Prenderò spunto dal lavoro fatto per la Volvo Ocean Race, voglio che la nostra azienda sappia comunicare sé stessa sempre meglio”.

Da un lato lo storytelling, dall’altro l’integrazione.
“L’integrazione è tutto, ma attenzione. Non bisogna prendere eccessivamente spunto dal mondo delle auto: lì tutto sta diventando integrato automatico, presto in Italia avrete Fiat e Alfa Romeo che si guideranno da sole, senza volante. E andrà bene così, perché chi compra una macchina, nella stragrande maggioranza dei casi, la considera un mezzo. Immaginate se accadesse lo stesso nel mondo delle barche: ‘da oggi produciamo le barche senza timone, perché la tecnologia permette che si governino da sole’. Sarebbe la fine della nautica, perché qui il piacere sta proprio nella navigazione e nella conduzione: nella soddisfazione di essere ‘i comandanti’ della propria barca!
La chiave sta nel trovare il giusto equilibrio tra integrazione, connettività, innovazione senza intaccare il valore dell’esperienza reale della vita di bordo. Noi vogliamo rendere migliore l’esperienza in barca, ma senza sostituirci al comandante. Ben vengano ad esempio i sistemi di ormeggio e pilotaggio intelligente (che sicuramente permettono ai meno esperti di non fare danni in banchina, ndr) ma sapete meglio di me che a un marinaio piace sentirsi fare i compimenti per un ormeggio ben eseguito in una situazione difficile (ride, ndr)”.

Navico raduna quattro brand: quale di questi, secondo te, andrà incontro a uno sviluppo maggiore?
“La premessa, banale, è che tutti vadano sviluppati. Il brand che secondo me ha maggiore potenziale è Simrad. Le barche stanno diventando sempre più grandi e sempre più ‘connesse’: il mercato delle imbarcazioni a motore è molto più grande di quello della vela, il rapporto è quasi di 10:1. Molto più lentamente, anche il mondo della vela è in crescita e anche qui le barche aumentano di dimensione e richiedono un’elettronica più capillare”.

Sempre più barche a motore nel futuro?
“Con il tema della ecosostenibilità che – per fortuna – è diventato molto ‘caldo’, chissà che la gente non inizi ad andare di più a vela. Perché no?”.

A proposito di sostenibilità: è un argomento che ti sta molto a cuore…
“E’ uno dei pilastri strategici della mia filosofia. Quando lavoravo per la Volvo Ocean Race me ne sono occupato, focalizzandomi sul problema dell’inquinamento degli oceani. Con Navico stiamo puntando molto sul tema, abbiamo progetti ambiziosi e prima di fare proclami abbiamo ancora del lavoro da fare. Intanto, per quanto riguarda il Mediterraneo, siamo orgogliosi di essere entrati come partner del progetto Medplastic da voi sviluppato. Ci ha colpito l’entusiasmo e il numero dei ‘cacciatori’ di plastica in barca che avete coinvolto negli ultimi due anni e che hanno raccolto rifiuti in giro per le vostre coste”.

In che modo può essere sostenibile un colosso dell’elettronica di bordo come Navico?
“Il primo step è far sì che il proprio business sia sostenibile: ovvero limitare al massimo i danni all’ambiente creati dalla propria attività, mettendo in pratica le ‘basi’. Riduzione massima delle emissioni e dei rifiuti, eliminazione della plastica monouso nel processo produttivo. Il secondo passo, per me, sono le persone che lavorano in Navico, più di 1.000: è importante sviluppare una cultura di rispetto dell’ambiente e di sostenibilità interna all’azienda”.

Cosa che a te, che hai fatto anche il motivatore di professione, riesce facile…
“La mia ricetta per vivere una vita felice, professionalmente parlando, ha due ingredienti: della passione abbiamo già parlato, l’altro è avere uno scopo. In Navico la passione c’è già, lo scopo è qualcosa che va oltre il business: è il sapere di star facendo qualcosa di buono per il mondo. Nei primi cinque mesi di incarico ho girato le varie sedi dell’azienda nel mondo e ho scoperto che la maggior parte delle domande che mi ponevano i dipendenti erano relative alla sostenibilità più che ai prodotti. Sono nati così tanti nuovi progetti. Pulizia delle spiagge in California, in Messico, in Nuova Zelanda, in Australia, progetti per rendere i package dei prodotti a impatto zero, studi sui materiali, sul fine vita dei prodotti e su come realizzare un’economia circolare completa. In Cina hanno iniziato a riciclare gli scarti di fabbrica. E’ bastato parlare con loro e chiedere che cosa volessero fare per l’ambiente: e hanno iniziato a farlo di loro spontanea volontà. Proprio noi che lavoriamo sul mare e sui laghi, e ci rendiamo conto che la situazione di inquinamento è disastrosa, non solo possiamo, ma dobbiamo fare qualcosa per proteggerli”.

Ma non è facile.
“Il problema della comunità scientifica è la mancanza di dati. Non è facile ‘misurare’ lo stato di salute degli oceani. Senza dati, non puoi comunicare efficacemente che ci sia un problema. Ecco perché Navico può giocare un ruolo chiave. Su ogni barca che equipaggiamo, possiamo installare sonar ed ecoscandagli per trovare i pesci. Immaginate se potessimo usarli per trovare plastiche e microplastiche o raccogliere campioni di acqua. Questo è il mio sogno, la mia visione. Stiamo studiando quale sia la migliore tecnologia che lo possa consentire, sul breve e sul lungo termine. Con la Volvo Ocean Race abbiamo raccolto i campioni di acqua in giro per gli oceani: erano otto barche. Pensate cosa si potrebbe fare con migliaia e migliaia di imbarcazioni intorno al mondo (lo scorso anno noi abbiamo equipaggiato circa 3.000 barche). Davvero, possiamo cambiare il mondo”.

Torniamo a parlare di passioni. Oltre che velista olimpico e oceanico, sei anche un crocierista?
“Assolutamente si, vorrei avere più tempo per navigare in crociera. Quando è finito il mio lavoro per la Volvo Ocean Race, ho deciso di ‘staccare la spina’ per un po’ prima di rimettermi in pista. Ho acquistato un catamarano Outremer e ho navigato per un anno e mezzo con la mia famiglia. Abbiamo girato il Mediterraneo, l’Atlantico del Nord fino in Norvegia, poi siamo scesi alle Canarie e abbiamo fatto rotta per i Caraibi. Ovviamente con strumentazione B&G!”.

Eugenio Ruocco

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