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Chi, tra questi due equipaggi, ci farà vincere una medaglia olimpica?

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nacraQuesta è la volta buona, quella in cui la vela italiana potrebbe finalmente tornare a vincere una medaglia olimpica. In che classe? Innanzitutto, sui Nacra 17, il catamarano misto che vede ai vertici mondiali due equipaggi italiani: da un lato, Ruggero Tita e Caterina Banti,  (a destra nella foto sopra) vincitori del Mondiale 2018. Dall’altro, Vittorio Bissaro e Maelle Frascari (a sinistra), iridati nel 2019.

L’ultimo appuntamento che li ha visti fronteggiarsi, il mondiale delle classi acrobatiche appena concluso a Geelong (Australia), ha visto prevalere Bissaro-Frascari (quinti, con Tita-Banti 18mi).

Il DT Michele Marchesini

Ma la “lotta intestina” (una bella gatta da pelare – ve ne abbiamo già parlato QUI – per il coach Gabriele Bruni, il cui valore come atleta e allenatore gli è valso la candidatura tra i nostri cento Velisti dell’Anno 2020), a cinque mesi dalle Olimpiadi di Tokyo, è ancora tutta da risolvere. Lo ha detto il direttore tecnico della Federazione Italiana Vela Michele Marchesini intervistato dall’Ufficio Stampa della FIV. Marchesini è proprio colui che ha la “patata bollente” in mano e che dovrà decidere chi portare a Tokyo e chi invece, “sacrificare”…

IL DT MARCHESINI SUL “CASO” BISSARO/FRASCARI – TITA/BANTI

“Stiamo vivendo un dualismo importante tra Tita-Banti e Bissaro-Frascari”, esordisce Marchesini. I due equipaggi si stanno fronteggiando attraverso risultati che, visti nel loro insieme, mantengono il Nacra Italiano ai vertici Mondiali a tutte le regate di questi importanti diciotto mesi di osservazione interna e degli ultimi tre anni, se vogliamo essere completi.

La scelta non è semplice proprio in considerazione del livello dei due e delle aspettative. I confronti tra me e il tecnico Bruni sono continui e si spingono fino ai dettagli più sottili. Alla fine del Mondiale ho fatto un passaggio di sintesi con il tecnico, anche alla luce di risultati in condizioni che, dietro sua osservazione sapevamo avrebbero potuto essere molto distanti da quanto visto in Giappone: abbiamo convenuto su alcuni argomenti poi condivisi con il Presidente.

Domenica mattina ho quindi personalmente riunito i due equipaggi per fare con loro il punto della situazione in un confronto aperto e sereno. Diciamo che il primo passaggio è stato quello di complimentarmi con i ragazzi per il modo in cui stanno gestendo questa sfida in termini di sportività, rispetto e serietà. Non è poco e fa loro e a Bruni un grande onore.

Poi, venendo al dunque ho comunicato che, allo stato attuale non si riscontrano elementi sufficienti per propendere per uno o l’altro equipaggio per le Olimpiadi e che dunque l’osservazione continua. Ulteriori dettagli specifici saranno illustrati se necessario entro breve ai due timonieri sul Garda. Abbiamo proseguito con una analisi generale degli scenari di livello e condizioni che ci si può attendere nei quattro eventi indicatori ancora teoricamente disponibili. Per completezza è stato illustrato che la stessa analisi dei punti, comunque non vincolante, descrive uno stato di sostanziale parità, infine ho confermato la linea prioritaria assegnata a questa disciplina e di riflesso che qualsiasi esigenza, anche logistica, sarà piegata ai programmi e non viceversa, al fine di scendere in acqua a Tokyo 2020 per un risultato speciale.

Se vogliamo ora fare un confronto di quello Italiano con i meccanismi selettivi di altri Paesi, si deve premettere che nessuno pare aver trovato il “sistema perfetto”, se mai questo esistesse. Sicuramente i sistemi a punteggio secco, sulla cruda matematica tipo trials Americani di un tempo (ora anche gli USA hanno introdotto alcune complicazioni compensative), sono molto meno adottati di anni addietro e, anche dove si utilizzano, le Federazioni e Direzioni Tecniche si lasciano spesso margini correttivi discrezionali introducendo formule ad hoc. In soldoni, si seguono i punti ma magari con possibilità di riserva.

Guardando le Nazioni leader nel nostro Sport, abbiamo i Team GBR, AUS, NZL, NED che, al di là di eventuali livelli minimi interni per la conferma della disciplina, si affidano alla scelta pura, con una attenzione particolare alle condizioni attese alle regate Olimpiche e allo stato di forma degli equipaggi. Credo che questo sia l’approccio meno imperfetto”.

L’OTTIMO MATTIA CAMBONI

Vi abbiamo parlato della situazione Nacra, ma questa non è l’unica classe in “odore di medaglia”, in vista delle prossime Olimpiadi. Se Mattia Camboni a Rio 2016 era l’astro nascente, oggi sulle tavole RS:X è una certezza. Ha chiuso il 2019 con una vittoria alla Settimana Olimpica di Hyeres e con un secondo posto nella Ready Steady, il test event di Tokio. Ma soprattutto, l’atleta di Civitavecchia è in testa alla ranking mondiale.

Sul prossimo numero del Giornale della Vela – in edicola a fine febbraio – dedicheremo ampio spazio alla squadra italiana in vista di Tokyo 2020.

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